Italian Sounds Good: Francesco Camin, Fabio Curto, Horus Black, Francess, Nicole Stella, Radio Londra, Nuovo Corso Café, Luca Tarantino, Musita, Kaput Blue

Francesco Camin – Palindromi (Lady Lovely Label/Goodfellas, 2018)
Postino sulle montagne del Trentino ma con una laurea in Scienze Forestali e Ambientali lasciata nel cassetto, Francesco Camin è un cantautore ventinovenne con alle spalle un interessante percorso artistico che si dipana dal diploma in composizione al CET di Mogol alla vittoria Premio Lunezia Nuove Proposte, passando per un Ep dato alle stampe nel 2015. A distanza di tre anni da quest’ultimo con “Palindromi” giunge al suo debutto sulla lunga distanza consegnandoci un lavoro dal taglio alternative pop che coniuga l’amore per la musica con quello per la natura. “Sono innamorato degli alberi, li ho studiati durante il mio percorso accademico in campo scientifico e di recente ho voluto sviluppare un'idea che li metta in luce da un nuovo punto di vista, che li veda molto più vicino a noi di quanto siamo abituati a pensare, molto più "insegnanti" di quanto siamo abituati a pensare”, racconta il cantautore trentino, “Credo che ognuno di noi sia profondamente connesso con ciò che lo circonda e il mio intento è ritrovare questa connessione, nello specifico appunto verso gli alberi. Con il mio disco voglio quindi raccontare questo mio amore e questa mia visione delle cose, e nel concreto sto facendo crescere nuove piante in Africa e Sud America attraverso la mia musica per dare il mio seppur piccolo contributo alla riforestazione della nostra Terra”. Registrato tra ottobre 2016 e marzo 2017 negli studi “Metrò Rec” di Riva del Garda (TN) e “La Forge Creative Chambers” di Provaglio d'Iseo (BS) con la produzione artistica di Roberto La Fauci, il disco mette in fila otto brani composti nell’arco di diversi anni che spaziano dalle sonorità solari di “Tartarughe”  al crescendo della title-track, dalle introspettive “Abisso” e Tasche” alla ballata dal taglio poetico “Verde” per giungere alla riflessiva “Dovrei” che ci conduce al finale con la bella “Le cose semplici” e quel gioiellino che è “Un gioco” che suggella un ottima opera prima nella quale non mancano belle intuizioni musicali e compositive.

Fabio Curto – Rive Volume 1 (Fonoprint, 2018)
Vincitore dell’edizione 2015 del talent “The Voice Of Italy”, Fabio Curto è un cantautore polistrumentista calabrese con alle spalle un lungo percorso artistico intrapreso da giovanissimo con il gruppo rock L’Etandonnè e proseguita con il quintetto acustico La Van Guardia. Dopo aver messo infila un Ep pubblicato dalla Universal e diversi riconoscimenti (Premio Mia Martini giovani, Premio Stella del Sud sezione musica e Social e il Premio Letterario Nazionale Vincenzo Padula, Premio Manente), quest’anno ha dato alle stampe “Rive Volume 1” opera prima che, come racconta nella presentazione, nasce da un percorso di rigida selezione tra i vari brani composti negli anni precedenti: “I brani erano tutti molto diversi tra loro e ad un certo punto ho sentito l’esigenza di intraprendere una strada. La maggior parte erano in lingua inglese ed ho accettato per la prima volta la sfida di un rewriting in lingua italiana cercando ossessivamente gli stessi suoni, la durata delle parole, il numero di sillabe e soprattutto il ritmo delle stesse. Per me le parole sono certamente importanti ma nel regno della musica penso che sia quest'ultima a dover regnare e per musica intendo suoni, emessi da un piano, da una chitarra o da una voce...è di suoni che voglio parlare alla gente, emozioni che trasudano da un intro teso e che sfociano in un inciso esplosivo e liberatorio”. Si tratta di un lavoro dal taglio personale nel quale urgenza comunicativa, ispirazione e ricerca sonora rappresentano le coordinate in cui si muovono i vari brani, la cui cura sonora e spontaneità incorniciano originali arrangiamenti “dark blues”. Solitudine, ricerca di sé, gioia di vivere e consolazione, viaggi e ricordi, desideri e sogni vissuti intensamente anche quando infranti, sono i temi che permeano i vari brani, caratterizzati da testi dal tratto lirico mai banale. Aperto dal climax blues di “Suona con me” il disco entra nel vivo con la trascinante “Mi sento in orbita” e l’uno-due composto da “Neve al sole” e “Only you”. Di ottima fattura sono anche l’accattivante rock-blues “Un’ora fa” e la poetica “L’airone” ma il vertice del disco si raggiunge nel finale con “Fragile” e “Domenica” nelle quali emerge più marcatamente l’originalità della cifra stilistica di Curto. Completano il disco le due bonus track “Alone” e “Via da qua” con quest’ultima che ci regala una inattesa quanto gustosa incursione nei territori folk con tammorra e bouzouki ad impreziosire la trama melodica.

Horus Black – Simply (Sonic Factory, 2018)
Giovane e promettente cantautore genovese, Riccardo Sechi alias Horus Black giunge al suo disco di debutto con “Simply”, lavoro frutto di una gestazione lenta e meditata nel quale si intrecciano influenze musicali differenti spaziando dal rock dei primi anni Cinquanta a quello della metà dei Settanta mescolando echi di Elvis Presley, Jerry Lee Lewis e Tom Jones con le sonorità di Rolling Stones, Turtles, Memphis Hornes, Doors, Led Zeppelin e i Queen del primo periodo. A riguardo racconta: “Sono amante di arrangiamenti carichi e completi di archi ed ottoni. Sempre a causa di queste varie influenze all'interno dell'album, che si può definire pop rock, sono apprezzabili vari stili: rock'n'roll, ballate, funk, rock psichedelico, il tutto toccato a sprazzi da influenze classiche, (come i cori a canone in "We can't go on this way"), dovute al fatto di essere figlio di due violinisti classici e nipote di un trombettista anch'esso classico. Di matrice classica è pure l'impostazione nel canto, plasmato poi sullo stile delle canzoni”. L’ascolto ci conduce dalle belle linee melodiche dell’iniziale “Miss Candy” al rock’n’roll delle origini di “Sofie” passando per la croccante “Cock a doodle doo” e il taglio originale di “We can't go on this way” fino a toccare l’intreccio tra fiati ed archi di “I know that you want” e l’omaggio al sound di Abbey Road della title-track. Completano il disco la trascinante “We are alone tonight” e la malinconica “Lonely melody”, due brani emblematici nel rimarcare le grandi potenzialità di Horus Black. Siamo certi che ne sentiremo delle belle in futuro. 

Francess – Submerge (Sonic Factory, 2018)
“Fare musica è l’unico modo che conosco per esplorare e cercare di capire me stessa e il mondo. Sono circa otto anni che, seguita dalla squadra di Sonic Factory, cerco un’identità e il mio posto nel panorama musicale. Grazie a questa collaborazione ho avuto lo spazio, il tempo e il sostegno per crescere artisticamente e professionalmente. Ogni disco rappresenta una tappa di questo percorso: lo studio di registrazione e poi il palco sono i luoghi in cui mi viene data l’opportunità di raccontarlo”. Così l’artista italo-giamaicana Francess, al secolo Francesca English, ci introduce a “Submerge”, secondo album in carriera che segue a due anni di distanza il debutto “A Beat Of Italiano”. A differenza di quest’ultimo che raccoglieva una selezione brani della tradizione musicale italiana riarrangiati e tradotti in inglese, questo nuovo lavoro la vede approdare a brani originali composti con Mauro Isetti e Egidio Perduca e nei quali si intrecciano pop, soul e blues. L’ascolto è, così, un piacevole viaggio che si snoda tra le atmosfere soulful della sinuosa title-track che apre il disco, all’intreccio tra lingue e sonorità differenti della melodia radiofriendly “Follow Me”, dalla riflessiva “Ivory” alla trascinante “Ready Set Go” per giungere agli echi di dance di “Evolution” e alla ballata “Memory Lane”. L’accattivante “The Show Must Go Wrong” e la trascinante “Moon” ci accompagnano alla conclusione con l’evocativa “Until Dawn” scritta per il film indipendente “Beyond Love” di Silvio Nacucchi e la bella rilettura di “The Man I Love” dal songbook di Billie Holiday. “Submerge” è, dunque, la conferma di tutto il talento di Francess alla quale auguriamo di mettere sempre più a frutto tutto il suo talento.

Nicole Stella – Dov’è oro quel che luccica (Musicantiere Toscana, 2018)
“Dov’è oro quel che luccica” è questo il titolo del disco di esordio di Nicole Stella, cantautrice vicentina con alle spalle un articolato percorso artistico che l’ha condotta da programmi televisivi come “Io Canto” e “Castrocaro” a collaborazioni prestigiose con Stadio e Francesco Gabbani. Si tratta di una bella raccolta di dieci brani nei quali folk, pop ed echi di indie si accompagnano a testi in cui la cantautrice racconta degli anni del passaggio all’età adulta e le esperienze che l’hanno formata e fatta crescere ed in parallelo sono permeati dal tema dell’amore con un velato senso di nostalgia. E’ il caso dell’iniziale “Lei costruiva nel vento”, un brano dal taglio autobiografico ispirato dall’esperienza della perdita di una persona cara o del singolo “Orizzonte” in cui il tessuto melodico acustico avvolge un testo sul tema dell’abbandono., o ancora della introspettiva “Strade di malinconia”.  Nello stesso sentiero ispirativo si inseriscono “L’innumerevole calcolo del tuo perfetto improvviso”, in gara per Sanremo Giovani 2018, è una toccante dichiarazione d’amore e la successiva “L’imbrunire”, brano dall’atmosfera solare che ci schiude le porte alla tenue “Sospiriamo” e al country-rock di “Vediamoci là”. La pianistica “Semmai” e “The blue eyed bride” completano un disco di spessore che conferma l’eccellente stato di salute della canzone d’autore al femminile in Italia.

RadioLondra – Slurp. (MM2, 2018)
Interessante band bolognese, nata nel 2009 dall’incontro tra Francesco Picciano, Carlo Rinaldini e Filippo Zoffoli, i RadioLondra sin dai primi passi mossi sui palchi dei principali festival italiani si sono segnalati per la loro originale proposta artistica che mescola pop, rock ed elettronica il tutto condito da influenze che spaziano da Franco Battiato ai Baustelle fino a toccare i Canova. Dopo aver debuttato con l’Ep “Quello che c’è” nel 2011, li ritroviamo alle prese con “Slurp”, il loro primo album la cui uscita è stata anticipata dai singoli “Puttane” e Camilla. Realizzato con la collaborazione grafica dell’artista ed influencer @finnanofenno, il disco propone un originale concentrato di indie pop a cui si accompagnano testi ispirati e mai banali. A riguardo appare opportuno riportare quanto scrivono nella presentazione: ”Slurp” è un disco scritto in un punto che sta in mezzo tra la nostalgia e il disincanto, tra i sogni e la disillusione, ed è pieno di speranza e di vita. Racconta quello che viviamo, senza retorica, non abbiamo paura di sbagliare e di raccontarci, vogliamo essere veri e non verosimili. Non ce ne frega niente degli slogan, preferiamo dire le cose come stanno, come sono successe. Quindi parliamo di noi, di quello che c’è stato e che vorremmo ci fosse ancora, dei casini che abbiamo, delle paure e dei sogni”. Tutto questo emerge sin dalle prime note di “Come una volta” che apre il disco ma anche nelle già citate “Puttane” e “Camilla” che rappresentano certamente i brani più rappresentativi del disco. Al pari di ottima fattura ci sembrano anche il manifesto artistico “Siamo in onda”, “Ognuno cammina” e “Quando sei abbronzata” che svelano tutta la capacità del gruppo di sapersi districare tra melodie ad uncino e canzone d’autore. A completare il disco “Sulla luna” e “Certe volte rework” forse meno a fuoco rispetto agli altri brani, ma certamente funzionali nel concept generale.  

Nuovo Corso Café – Babilonia (Rusty Records, 2018)
Band milanese dalla spiccata tensione verso l’intreccio cantautorato italiano e indie-rock americano ed inglese, i Nuovo Corso Café nascono sui banchi di scuola dai sogni di rock ‘n’ roll di tre amici d’infanzia Simone Milani (Voce, Chitarra Acustica), Giulio Milanesi (Chitarra Elettrica), Samuele Roda (Batteria) ai quali negli ultimi anni si è aggiunto Andrea Balleari (Basso). Dopo aver macinato esperienza e concerti nella scena milanese, giungono al debutto discografico con “Babilonia”, Ep nato dall’incontro con Davide Maggioni (Direttore Artistico della Rusty Records) e sostenuto da una fortunata compagna di crowdfunding, nel quale hanno raccolto sei brani originali che, nel loro insieme, ruotano intorno alla metafora della costruzione e demolizione di Babilonia. A partire dall’iniziale “Dea” che racconta di come l’amore possa rendere fragile anche un dio, ogni brano compone una parte della narrazione generale con “Briciole” in cui si canta delle delusioni della vita, “La Grande D” ispirata dalla grave crisi economica che ha colpito Venezuela e Colombia, la toccante scatola “Scatola” dedicata a quel luogo dell’anima in cui ci rinchiudiamo dopo aver sofferto, per giungere alla conclusiva “Rosa dei Venti”, metafora di un nuovo inizio e raggio di speranza per una nuova vita tutta da scoprire. “Babilonia” è, insomma, una buona prima prova il cui auspicio è che faccia presto da preludio ad un album.

Luca Tarantino – No Fight (Flex Up, 2018)
Giovane Dj e producer salentino con alle spalle già alcuni singoli di successo come “Air”, pubblicato da Miusika Records e “Quanti amici” in collaborazione con Mama Marjas, Luca Tarantino ha recentemente dato alle stampe l’Ep “No Fight”, nel quale ha raccolto quattro brani originali nei quali si intrecciano pop, black music, reggae ed elettronica, il tutto imprezioto da testi che affondano la loro ispirazione in temi sociali e da un timbro vocale scuro ed intenso nel contempo. “Ho sempre amato Skrillex, Major Lazer e Daft Punk e tutta la scena Electro/Black e il sound synth-pop anni ’90”, racconta il Dj salentino “Mi ha sempre affascinato la cultura, i costumi e la musica americana, ma non ho mai avuto l'opportunità di viverla in prima persona, così ho cercato di ricrearla a modo mio, nel mio studio”. Aperto dall’incrocio tra ritmi moombah, afro e latin di “No Fight”, nella quale si racconta di un bambino vittima della guerra che sogna un futuro migliore, il disco si fa più leggero con i beat hip-hop di “Fantastic” in cui risaltano i pensieri, i sogni e le debolezze di un ragazzo di periferia, per regalarci il suo vertice con i beat trap di “Kill me” che porta con sé la storia di un tradimento. Il solare inno alla vita “Good life” completa un Ep dai souni accattivanti che non mancherà di entrare nelle playliste estive degli appassionati del genere.

Musita – Musita (Thunderthumb Music, 2018)
Il progetto musicale Musita nasce dall'incontro tra la cantautrice italo-francese Laure Tarantini e il bassista ed autore Ubaldo Schiavi, i quali hanno unito le forze con l’obiettivo di dare vita ad un percorso di ricerca attraverso le sonorità pop in grado di trasmettere una visione positiva della quotidianità e della vita, attraverso testi semplici e diretti ma nel contempo sempre attenti ad una estetica delle parole. A tenere a battesimo questa esperienza artistica è l’Ep omonimo che raccoglie cinque brani che suonano come un invito a scoprire l’universo musicale del duo e non è un caso che siano tenuti insieme tanto dai temi trattati, quanto dallo stile utilizzato nella musica e nei testi. Il disco si muove sulle traiettorie di un pop leggero come nel caso dell’iniziale “Sentiti vera”, un invito a non perdersi nella frenesia del mondo moderno o l’invito a rialzarsi dopo le sconfitte di “Cado” o ancora “Libertà” ispirata dal desiderio di liberarci dagli obblighi che ci vengono imposti dalla società e che noi stessi spesso ci imponiamo. “Mai banale”, scritta da Ubaldo Schiavi ed ispirata Laure Tarantini, e l’appassionata “Portami via” chiudono un lavoro forse non originalissimo ma perfetto per un target di pubblico che alla musica non chiede che leggerezza.

Kaput Blue – FAR (Angapp Music, 2018)
Prodotto dagli Uponcue, “FAR” è l’Ep di debutto di Kaput Blue alias Antonio Caputo, musicista e compositore cresciuto ascoltando Stevie Wonder, Berry White e Michael Jackson ed approdato ad una cifra stilistica nella quale R&B e Pop si intrecciano con Neo Soul, Future Groove e Trap. A raccontare la genesi del progetto è lo stesso autore: “La capacità creativa degli Uponcue viaggia a vele spiegate. Per questo EP abbiamo utilizzato elementi musicali comuni a brani attuali distorcendoli in modo da renderli autentici; d'altronde questa è una grande particolarità di Uponcue. Tutti i pezzi del puzzle si univano ed avevano una bella resa in una velocità pazzesca e così, si è aperto un mondo composto da generi musicali sperimentali e non”. L’ascolto ci conduce dal Neo Soul della title-track con la musica firmata da Uponcue al Future Groove del singolo “Booty Call” per approdare alla dance di “No Judgement” e il pop di “You Say”, ballad introspettiva dal tratto soulful che completa un bel lavoro che non mancherà di entusiasmare coloro che gli dedicheranno attenzione.



Salvatore Esposito

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