Djénéba & Fousco – Kayeba Khasso (Lusafrica, 2018)

Il disco d’esordio dei due partner maliani d’arte e di vita è una bella sorpresa. Djénéba Kouyaté e Fousseyni “Fousco” Sissoko sono originari della regione di Kayes, e hanno acquisito notorietà artistica nel contest Tounkagouna. Nel 2015 Ballaké Sissoko – uno dei principali artefici della modernizzazione della kora riguardo a tecniche, modi e repertori – li porta al festival Africolor di Ris-Orangis, segue la partecipazione al talent show televisivo nazionale che li consacra. Registrano “Kayeba Khasso” che esce in Africa nel 2017 per 438 Productions, prima del lancio internazionale avvenuto nell’anno successivo tramite l’etichetta Lusafrica. Djénéba proviene da una schiatta di griot, Fousco, chitarrista, autore e cantante, ha un padre compositore, ma non dimentichiamo che è originario della regione da cui proviene anche il grande chitarrista Boubakar Traoré. Sono due belle voci complementari, che si muovono in armonia o alternate, assecondate da un trio di chitarra (Yacouba Koné), violoncello (Valentin Ceccaldi) e batteria (Marcel Balboné), con occasionali innesti di kora (Ballaké Sissoko), percussioni (Fred Soul), cori (Charlotte Tiendrebeogo) e fisarmonica (Adrien Arnaud) e batteria (Alex Nkuin). A comporre il loro debutto, tappezzato di emozioni e sentimenti della giovane Africa urbana, ci sono sei composizioni originali (“Regrets”, “Kono”, “Kayeba Khasso”, “Riche” “Hakilima” e “Fousco et Djeneba”) e tre tradizionali maliani ri-arrangiati (“Miniamba”, Djeliyaba e Yiriyoro”). Subito stuzzicante il brano iniziale (“Regrets”), dove la coppia canta sulle linee della chitarra acustica, cui si aggiunge la kora; entra, poi, la chitarra elettrica e il violoncello risponde alle voci dando solidità al pezzo. Si cambia direzione con “Kono”, che sposta il baricentro verso il reggae: l’andamento in levare rallenta nella fase centrale del tema, quando il violoncello (davvero la marcia in più del disco) si protende deciso e suadente, sostenendo il canto di Djénéba. Il ritmo, quindi, si impenna nuovamente punteggiato dal solo di chitarra elettrica. L’ingresso della fisarmonica contribuisce a costruire la fisionomia intimista della title-track, una canzone che descrive con nostalgia i luoghi natii lasciati da chi sceglie di emigrare alla ricerca del lavoro. Seguono altri due pezzi forti dell’album, “Riche”, dove si impone il bel lavoro di chitarra, percussioni e violoncello, su cui si appoggiano le due voci, e “Miniamba”, in cui Djénéba dà prova della sua vocalità espressiva ed elastica. Alla canzone tradizionale è stato modificato il testo, rivolto ora ai migranti, ai quali si rammenta il dolore sofferto dalle loro famiglie. Nuovo cambio di tempo in “Djeliyaba”, incisiva virata verso il classic rock con “Hakilima”, seducente andamento bluesy saheliano per “Fousco et Djeneba”, mentre in piena tradizione mandinga si colloca la conclusiva, melodiosa e scintillante, “Yiriyoro”. Un più che piacevole debutto, non c’è che dire. 


Ciro De Rosa
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