Gerardo Tango – ll Vento è forte qui… si vola meglio (Isola Tobia, 2018)

L’opera seconda del cantautore pugliese è uno di quei dischi che ti tengono incollato dal primo solco (si fa per dire) all’ultima nota dell’ultimo brano. Tante canzoni belle, alcune bellissime, una particolare cura per il suono, l’arrangiamento e una non comune capacità di muoversi a cavallo di generi diversi fanno del nuovo lavoro di Gerardo Tango uno gli album italiani più belli di questo inizio anno. Stampato dalla Isola Tobia, piccola e nuova etichetta, motivatissima nel dare voce ad alcuni talenti della nuova canzone d’autore italiana (è attesissimo anche il nuovo album di Francesca Incudine, in uscita a giorni) “Il Vento è Forte Qui… Si Vola Meglio” unisce urgenza espressiva e tecnica compositiva, un gusto per le atmosfere acustiche, a suoni che ricordano il prog e l’hard-rock, ritmiche a volte scomposte e quasi inafferrabili a scale spesso inusuali, ma con una complessiva solidità musicale che è merce rara nel panorama italiano contemporaneo. Poi, una voce educata, intonata e versatile che può vagamente ricorda a volte quella dell’Alan Sorrenti di “Vorrei Incontrarti”, altre quella di Fabi. Una sensibilità per il mondo attuale e per il suo bello e brutto che si esprime in testi che sfociano in racconti sussurrati, o in vere e proprie invettive, o persino in brani con un respiro gioioso e solare. Fra le canzoni imperdibili, il brano di apertura, “Grano”, pezzo di gran classe, suoni moderni, una ritmica interessante e un video a corredo che è solare e divertente, girato in bicicletta fra Barletta e Andria. Poi “Se Tu…”, forse il brano più bello, una melodia antica con un arrangiamento elettroacustico, quasi spagnoleggiante nell’inciso, prima guidato dalle chitarre acustica poi rinforzato da un bel pianoforte. A seguire “Il Riccio”, solenne brano rock, ma sempre con una cifra acustica importante. Poi, il funk, profumatissimo di sud, de “L’invisibile”, davvero notevole, che apre al sound mediterraneo di ”Confessione” che unisce le scale della musica napoletana a certo afro-sound (l’ostinato dei fiati è bellissimo) con il mantra “È tempo di cambiare, sedersi ed ascoltare” che libera il brano fra Africa e Caraibi. Il testo fa il paio con quello della finale, la nichilista “Ora”, altro bel brano che coniuga echi prog grazie al suono dell’hammond e un taglientissimo riff di chitarra. Un lavoro originale, che consegna un artista che sa muoversi fra stili diversi e che, soprattutto scrive e canta molto bene. 


Gianluca Dessì
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