Roberto Durkovic – Silenzio Ascoltato (Azzura Music, 2017)

“Questo nuovo album intende essere un omaggio a tutti gli incontri che hanno caratterizzato la mia vita affettiva ed artistica. Spesso un incontro ha il magico potere di infondere un significato speciale alla nostra vita o anche determinare significative svolte”. Così Roberto Durkovic ci introduce a “Silenzio Ascolta”, il suo nuovo album, ispirato a tre momenti fondamentali della sua vita: l’ascolto di “Incontro” di Francesco Guccini che fece nascere in lui il desiderio di scrivere canzoni, l’aver incrociato il proprio cammino con i musicisti tzigani nelle carrozze della metropolitana di Milano con cui ha dato vita alla bella esperienza dei Fantasisti del Metrò e la scoperta di tre poeti, conosciuti durante i suoi concerti e i cui testi impreziosiscono questo nuovo lavoro. Rispetto ai precedenti, questo nuovo lavoro presenta atmosfere confessionali e riflessive che esaltano la potenza evocative dei testi, il tutto senza però rinunciare al suo originale intreccio tra canzone d’autore e influenze balcaniche. Le trascinanti atmosfere gispy con chitarra, clarinetto e violino a guidare la linea melodica, si alternano a spaccati jazzy e incursioni nelle sonorità tanguere. Composto da dodici brani, di cui nove inediti, due strumentali e una rilettura, il disco vede Durkovic affidarsi alle liriche di Candido Meardi, Giusi Frisina e Rossana Pessione per cantare i ricordi dell’infanzia, vecchi amori e spaccati di vita, svelandoci nel contempo le sue passioni e i suoi sentimenti. Ad accompagnarlo in questa nuova avventura è un folto gruppo di strumentisti composto da: Massimiliano Alloisio (chitarra), Walter Lupi (chitarra), Luigi Scuri (batteria), Bosnea Ion (clarinetto), Giacomo Lampugnani (basso e contrabbasso), Jacopo Bigi (viola e violino), Nadio Marengo (fisarmonica), Paola Anna Lopane (cori) e Federico Provini Lastrica (ingegnere del suono). Aperto dall’autografa “Tutte le città sono uguali” impreziosita dal dialogo tra clarinetto e violino, il disco entra subito nel vivo con la gucciniana “Talismano dell’apocalisse” con il vilino a guidare la linea melodica e la riflessiva title-track. Si prosegue con i ricordi dell’infanzia di “Ah, le partite senza tempo” e “Ho trovato una rosa” con gli splendidi testi di Meardi incorniciati dalle belle architetture melodiche firmate da Durkovic. Se l’omaggio al Francesco De Gregori di “Bene” dal disco omonimo del 1974 spicca per intensità e profondità dell’interpretazione, la succesiva “Primera Callè” di Massimiliano Alloisio è un gustoso strumentale nel quale lo gispy swing incontra i ritmi del Sud America. La solare “Il suono della vita” e la bella canzone d’amore “Quando nasce un amore” ci conducono verso il finale in cui spiccano il folk-rock di “Ora Noi” e l’elegante “La stazione” con gli archi ad avvolgere il testo firmato dallo stesso Durkovic. Lo strumentale “Gioia Latina” di Walter Lupi completa un disco affascinante nella poetica e nelle architetture sonore. Da ascoltare con attenzione. 


Salvatore Esposito
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