MinAfrìc Orchestra – For Mandela. Live in Ruvo and Münster (Sud Music/Egea, 2017)

Fondata nel 2007 dal trombettista Pino Minafra, la MinAfrìc Orchestra rappresenta la naturale evoluzione del cammino intrapreso con Sud Ensemble e Italian Instabile Orchestra, fondendo in sé le peculiarità di queste due straordinarie esperienze artistiche. Per comprendere il valore di questa incredibile big band basta scorrere i nomi dei suoi componenti che, nessuno escluso, sono da considerare tra i principali strumentisti jazz italiani: Marco Sannini, Vito Francesco Mitoli, Giorgio Distante (trombe), Roberto Ottaviano (sax, arrangiamenti), Sandro Satta, Carlo Actis Dato, Pasquale Innarella, Nicola Pisani (sax), Beppe Caruso, Sebi Tramontana, Michele Marzella (tromboni), Livio Minafra (piano e tastiere), Giorgio Vendola (contrabbasso) e Vincenzo Mazzone (batteria). L’organico a geometrie variabili consente spesso l’incontro con altri artisti come nel caso di Michele Sinisi (letture) o delle voci di Gianna Montecalvo, Cinzia Eramo, Lisa Manosperti, o la partecipazione di ospiti speciali. Nell’arco di un decennio di attività si è andato man mano componendo un originale percorso di ricerca volto ad esplorare i suoni e i colori dei sud del mondo, dal Mediterraneo all’Est Europa, riassunto e cristallizzato in modo superbo nel pregevole album di debutto del 2015. A distanza di due anni da quest’ultimo, la MinAfrìc torna con un nuovo disco che ci regala una preziosa istantanea dal vivo del progetto “For Mandela”, omaggio alla figura di Nelson Mandela, simbolo della lotta contro la segregazione razziale, attraverso le composizioni di Chris McGregor, Dudu Pukwana, Johnny Dyani, Mongezi Feza, Harry Miller, Enoche Sontoga e Keith Tippet, musicisti sudafricani diventati famosi nella scena jazz europea, dopo essere sfuggiti negli anni Sessanta alla incredibile crudeltà dell’apartheid. Nella loro visione del jazz non c’era solo un approccio mediato dalle loro radici, ma un calore e una spontaneità difficilmente rintracciabili all’epoca, e ben presto diventarono una immensa fonte di ispirazione per i tanti giovani musicisti dell’epoca. Tuttavia, come afferma Pino Minafra: “Veramente poche persone sanno del grande contributo che hanno dato alla scena britannica, europea e mondiale con la loro energia, freschezza, gioia e libertà”. Così, questo album è “un atto d'amore verso quei musicisti che hanno adoperato la propria musica per esprimere la lotta contro la sofferenza e le difficoltà causate da motivi sociali, razziali ed economici”. Registrato tra Münster e Ruvo di Puglia, il disco ripropone fedelmente il concept del concerto, già apprezzato nel corso dell’edizione 2014 del Talos Festival a Ruvo di Puglia e nel quale spiccavano le partecipazione della coppia Keith e Julie Tippett e del batterista Louis Moholo, già fondatore dei Blue Notes e successivamente componente di Brotherhood Of Breath, Viva La Black e Dedication Orchestra. I tre, come constatato dal vivo, sembrano suonare da una vita con la MinAfrìc che al canto suo riesce a mettere in circolo una empatia e una passione fortissima in grado di sprigionare una forza impetuosa e nello stesso tempo evocare la profondità del messaggio di uguaglianza e libertà lanciato da Nelson Mandela. Tutto ciò si riflette in arrangiamenti impeccabili che rispecchiano in modo fedele la trama originaria dei brani, non mancando di aprirsi a momenti improvvisativi. Ad aprire il disco è la tromba di Vito Francesco Mitoli che introduce “Mra” nella quale ogni strumentista riesce a mettere in luce la propria cifra stilistica nelle parti soliste. Si prosegue con continui rimandi agli anni Sessanta e Settanta con la sontuosa ballad “B My Dear” di Dudu Pukwana in cui spicca il solo di Sandro Satta, la superba “Ithi Gqui” del bassista Johnny Mbizo Dayani e quei gioielli che sono “Sondela” e la travolgente “You Ain’t Gonna Know Me ‘Cause You Think You Know Me” del trombettista Mongezi Feza. Tra i vertici del disco vanno annoverate certamente “Dancing Damon” di Harry Miller nella quale si ascolta l’irresistibile dialogo tra le due batterie, “A Song” di Keith Tippett nella quale il sax tenore di Carlo Actis Dato è sostenuto dalla potente sezione ritmica e “Mongezi Feza + Four Whispers for Archie’s Chair” con il trombone di Sebi Tramontana a guidare l’orchestra. Completano il disco i due brani registrati nel 2014 a Ruvo di Puglia, “Canto General” di Pino Minafra, ispirata al poeta cileno Pablo Neruda e “Nkosi Sikelel’Afrika” di Enoch Sontonga che rappresenta certamente il più bel racconto della fine dell’Apatheid in Sud Africa. Insomma, “For Mandela” è una delle opere più intense e coinvolgenti uscite in Italia negli ultimi anni. Da avere assolutamente. 


Salvatore Esposito
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