mercoledì 17 gennaio 2018

L’Escargot – La giostra degli specchi (Autoprodotto, 2017)

Diversi anni sono trascorsi dall’ultimo “Viva il lupo!” e dalla triste scomparsa di Massimo La Zazzera, ora, dopo una lunga pausa di riflessione, “L’Escargot” rompe il silenzio con “La giostra degli specchi”, album che ci catapulta immediatamente in una dimensione dominata da tenui colori pastello, in bilico tra sogno e fiaba dove il tempo sembra essersi fermato... L’ensemble, nato a Bari nel lontano 2003 dall’incontro dei talentuosi polistrumentisti: Alessandro Pipino, Massimo La Zazzera, Stefania Ladisea e Adolfo La Volpe, collaborò nel 2007 per l’esordio “Corri” e ancora nel 2012 per “Viva il lupo!”. I dodici strumentali di quest’ultimo purtroppo finirono per diventare anche il testamento musicale del talentuoso flautista foggiano, scomparso a 39 anni proprio al termine della registrazione del disco. Il progetto “La giostra degli specchi” iniziò proprio in quel 2012 come dedica all’amico musicista e come frutto di una lunga fase di composizione e arrangiamento con il contributo di Gianni Gelao nel frattempo entrato in formazione. Gli splendidi dodici strumentali che compongono l’album, dominati da una strumentazione rigorosamente acustica guidata dal pizzicato della chitarra classica, accompagnata da: banjo, glockenspiel, percussioni, fisarmonica, concertina, organetto, flauto, arnesi da cucina e molto altro, riescono a tessere un’atmosfera davvero intima e speciale. Queste piccole danze, costruite con grazia non comune, sono vere è proprie dimostrazioni di appassionato artigianato sonoro in cui nulla e fuori posto e dove musica da camera, folk e tradizione popolare mediterranea sono solo un punto di partenza, uno dei molteplici elementi dello sfaccettato ventaglio espressivo del gruppo. “L’Escargot”, è infatti in grado di rivitalizzare questi spunti interpretandoli con un piglio e una sensibilità unica che per attitudine ricorda i gloriosi fasti della Penguin Cafe Orchestra del grande Simon Jeffes. La sognante “Les Jours” introdotta dalle delicate battute del toy-piano di Pipino e costruita gradualmente sull’incedere circolare e pizzicato della chitarra classica di La Volpe, o la splendida “Neenee” con quell’indimenticabile melodia portante affidata all’organetto, o ancora, i deliziosi incroci tra: chitarra, flauto, glockenspiel, organetto e harmonium di “La Netta”, delineano il carattere di un disco evocativo, commosso ed emozionante, conducendoci per mano in un universo sonoro dove appunto: poesia, sogno, magia, gioco, malinconia, gioia e lentezza si incontrano, quell’universo di cui “L’Escargot” è di casa. Fatevi un regalo ascoltando questo disco. 


Marco Calloni