Premio Andrea Parodi, X edizione, Cagliari, 13-15 Ottobre 2017

Nell’anno del decennale, la gallurese Daniela Pes ha vinto con merito il Premio Andrea Parodi con “Ca Milla Dia Dì” (“Chi l’avrebbe detto”), il cui testo è tratto da una lirica del conterraneo Gavino Pes, conosciuto come “Don Baignu”, poeta settecentesco: il “Catullo gallurese”. In quartetto con Christian Marras (Chapman stick e direzione artistica), Roberto Schirru (batteria e programmazioni) e Andrea Pica alla chitarra elettrica, la giovane artista tempiese (voce e chitarra), classe 1992, ha dato forma a una canzone potente dal pannello sonoro oscillante tra pop, industrial rock e alt-folk, risolta in una presenza scenica di impatto, un timbro vocale tagliente e abili tessiture elettroniche. Alla cantante sono andati il premio assoluto e il premio della critica, che sempre più vede la presenza di giurati internazionali di alto profilo e non generalisti, la cui prospettiva è quella di chi quotidianamente lavora nell’ambito le “musiche del mondo”. Sbaragliando tutti, Pes ha ricevuto anche la menzione per migliore musica e arrangiamento, nonché il consenso dei ragazzi in sala. Così Christian Marras, commenta il successo di “Ca Milla Dia Dì”: «Dopo aver scoperto insieme a Daniela – anche su indicazione di Gianluca Dessì – che la letteratura gallurese è vasta e poco sfruttata, abbiamo provato a vestire questa lingua così musicale secondo la nostra naturale inclinazione musicale. 
Nessuna strategia in particolare, il nostro background lontano dal suono tradizionale ci ha spinti a sperimentare all’interno dei nostri confini. Durante le prove di pre-produzione si è parlato di Björk, Noir Desir, Eistürzende Neubauten, Nine Inch , Stromae e Rosa Balistreri... abbiamo provato a modellare a nostro gusto, mescolando tutte le suggestioni suggerite da questi artisti e direi che è andata ben oltre le nostre aspettative...». La vittoria di Pes fa seguito al successo dello scorso anno dei siciliani Pupi di Surfaro (ospiti delle serate del festival 2017), che avevano sparigliato anche loro le carte della canzone d’autore dialettale che è sempre la stretta via in cui talora ha rischiato di finire il Premio, privilegiando linguaggi musicali popular contemporanei. Al contempo, questo trionfo butta sul tavolo domande – ed è sempre un bene – sulla categoria di world music, che, evidentemente, assume sfumature diverse a seconda dei luoghi e magari delle giurie. Quest’anno il festival ha selezionato dieci proposte molto eterogenee sul piano del profilo stilistico musicale; in realtà, strada facendo sono diventate nove, perché la band turca Entu, molto attesa per la sua proposta etno-pop cantata in turco e in hemşince (un dialetto imparentato con l’armeno), ha dato forfait per propri motivi organizzativi. 
Invece, tra gli altri brani in gara premiati, i Musaica hanno ricevuto il riconoscimento per la loro rilettura di “Ruzaju” di Andrea Parodi – come sempre un brano dell’artista a cui è dedicato il Premio è stato presentato da tutti gli artisti nella serata di venerdì –, mentre Giuditta Scorcelletti, in trio con l’ottimo Ettore Bonafé al vibrafono e Alessandro Bongi alla chitarra, è stata votata migliore interprete per la raffinatezza intimista di “Se tu sapessi”, rilettura di un’ottava della poetessa-pastora Beatrice Bugelli, a nostro avviso un brano tra i migliori del contest. E c’è da dire che anche la sua versione della parodiana “A Foua” è stata tra le più ispirate per sensibilità, ma d’altra parte sappiamo che la musicista pistoiese non è un personaggio minore nel panorama musicale italiano. Degli altri artisti, bel riscontro per Daniella Firpo, bahiana trapiantata in Italia, autrice di “Destino”, canzone che è stata scelta a rappresentare il “Premio Bianca D’aponte International”. Da segnalare la proposta world-jazz mediorientale di Aksak Project con “Agouamala”, cantata nel sabir su cui Stefano Saletti già molti anni fa - ricordiamolo – ha costruito sostanza musicale intensa. Invece, la coppia Rebis di “Cercami nel Mare”, chitarra acustica e voce araba, che può ricordare Souad Massi, ha ricevuto una menzione per il miglior testo. Meno acclamate da pubblico e addetti ai lavori le proposte di Frida Neri (“Aida”), del percussionista ennese Davide Campisi
(“Piglialu”) e il folk-rock autoriale de Il Santo (“Magaria”), adatto più al contesto della festa di piazza che al clima del Teatro Auditorium del quartiere Marina di Cagliari, dove il regista Gianfranco Cabiddu ha ricevuto il Premio Albo D’Oro, come autore che nelle sue opere ha impresso uno sguardo attento alla musicalità sarda. Per la X edizione, il Premio ha messo al centro la voce, e non è un caso, considerato che è dedicato a un artista dall’ugola unica come è stato Andrea Parodi, e perché a dirigerlo artisticamente, con rigore estetico e passione, è Elena Ledda, regina del sardo e mediterraneo. In effetti, il palcoscenico ha ospitato meravigliosi cantanti, in primis Luisa Cottifogli, che si è esibita con il violoncellista Enrico Guerzoni e con i musicisti sardi che collaborano con Ledda (Lobina, Ruggeri, Palmas), con cui ha duettato, riprendendo oltre al suo repertorio anche brani di Parodi. È sempre un’esperienza sonica sublime ascoltare i Tenores di Bitti “Remunnu ‘e Locu”, protagonisti di un incontro pomeridiano sulla tecnica del canto a più parti barbaricino e sulla loro luminosa carriera. Ancora, ospite internazionale nella serata conclusiva Amira Medunjanin, bosniaca interprete di sevdah, vocalist dal timbro duttile e struggente, accompagnata alla chitarra da Ante Gelo. Amira ha interpreto anche il famoso “Non potho riposare”, una canzone attraverso cui si può comprendere l’intricata relazione tra musica scritta
e tradizione orale in Sardegna, che è stata declinata in tutti i modi nella sua storia secolare. Se n’è parlato in un incontro con l’etnomusicologo Marco Lutzu, autore di un studio interdisciplinare sul più celebre “canto d’amore della Sardegna” confluito in un volume pubblicato da Nota. Altro evento collaterale al Festival – ma oramai appuntamento rilevante della manifestazione, che potrebbe anche aprirsi agli ospiti e addetti ai lavori stranieri – è è stata la tavola rotonda coordinata dallo studioso di popular music Jacopo Tomatis, il quale ha imbastito un confronto sulla “voce nella world music” con la testimonianza di cantanti, produttori e studiosi del canto sardo, lanciando questioni vibranti sul rapporto tra canto, voci, timbri e contesti creativi, prassi esecutive, istanze identitarie e costruzioni ideologiche. Giunto al giro di boa decennale, proprio da qui il Premio potrebbe muoversi per crescere, diventando sempre più vetrina non solo della world, bensì luogo di riflessione sullo stato della musica sarda, sul rapporto tra ipotesi di rinnovamento della musica tradizionale, sulla salvaguardia di stilemi e saperi del passato e la loro riformulazione in nuovi linguaggi. D’altra parte Andrea Parodi, tra gli artisti più amati in Sardegna, aveva tracciato egli stesso un nuovo percorso, al contempo estetico ed esistenziale, nel canto tradizionale sardo, in tensione tra conservazione e istinti creativi ed autoriali: il premio Parodi può diventare un osservatorio privilegiato internazionale sulla musica isolana.
Qualcuno chiederà: “Servono i Premi?”. È indubbio che lasciano il tempo che trovano quelli compiacenti e autoreferenziali, inseriti nel format di piccoli festival o di iniziative promosse da amministrazioni locali o da promoter e agenzie di artisti per rivestirsi di un taglio culturale, quando non diventano occasioni per premiare la band amica. Per contro, di ben altro spessore quanto avviene al Parodi: sia detto a chiare lettere. Qui, il vincitore ha diritto a un tour di otto concerti, realizzato grazie ai fondi del Nuovo Imaie. In aggiunta c’è una somma erogata a copertura di tutti i costi di master class, acquisto o noleggio di strumenti musicali, corsi o altro che il vincitore sceglierà per la propria crescita artistica e musicale. Inoltre, gli verrà offerta l’opportunità di esibirsi alle edizioni 2018 del Premio Andrea Parodi, all’“European Jazz Expo” in Sardegna, a Folkest in Friuli, al Negro Festival di Pertosa (SA) e in altri eventi che successivamente saranno organizzati. Inoltre, come vincitrice del Premio della critica, Pes avrà anche la possibilità di realizzare un videoclip del brano in concorso, offerto dalla Federazione degli Autori. Insomma, il Premio world, creato dalla Fondazione Parodi, presieduta da Valentina Casalena, brilla nel panorama italiano dei Festival e delle musiche resistenti alla deriva da talent show. 


Ciro De Rosa
Foto e video di Salvatore Esposito
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