Dálava - The Book of Transfigurations (Songlines Recordings, 2017)

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Julia Úlehla e Aram Bajakian, duo cosmopolita newyorkese residente a Vancouver, partner in arte e nella vita, rileggono tredici ballate della tradizione orale della Moravia. Il bisnonno di Julia – figlia di emigrati cechi fuorusciti molto giovani dalla Cecoslovacchia post Primavera di Praga –, Vladimir Úlehla (1888-1947), biologo di professione, animato da passione etnomusicologica, raccolse canti popolari nel villaggio moravo di Strážnice, oggi collocato ai confini tra Repubblica Ceca e Slovacchia. La sua raccolta fu pubblicata postuma nel 1949 nel volume “Živá Piseň” (“Canzoni Viventi”). Da questo corpus e da altre registrazioni sul campo fissate dal nonno di Julia, considerati come organismi viventi sulla scorta degli insegnamenti del folklorista avito, la cantante e il chitarrista hanno attinto e tratto ispirazione per produrre prima il loro esordio “Dálava” (2014) e ora questo secondo capitolo, intitolato “The Book of Transfigurations”. Il loro nome, Dálava, descrive quella linea dell’orizzonte dove il mare e il cielo si fondono. Julia è un mezzo-soprano, voce seducente nella sua versatilità, con alle spalle attività performative al Workcenter di Grotowki e un dottorato in etnomusicologia alla British Columbia; da parte sua Aram proviene dalla scuola chitarristica di Marc Ribot, e ha suonato, tra gli altri, con Lou Reed, Yusuf Lateef e John Zorn. Li asseconda un dotato quartetto di musicisti canadesi di area creativa e improvvisativa: Peggy Lee (violoncello), Tyson Naylor (piano, fisarmonica, Farfisa, Hammond, Rhode, Wurlitzer), Colin Cowan (contrabbasso e basso elettrico) e Dylan van der Schyff (batteria e percussioni). Si capisce che non siamo di fronte a una rilettura folk gentile o a un ricalco, piuttosto a una visione molto personale, con un approccio radicale – vivaddio – che per l’appunto agita il quadro tradizionale, re-immaginando i materiali melodici popolari, in un crocevia di stili (post-rock, avant-jazz, ambient, minimalismo, improvvisazione). Lo zenit di questa “trasfigurazione” la danno l’iniziale “Ej, na tej skale vysokej”, “Dyž sem já šel pres hory”, una ballata sugli effetti tragici dei conflitti sull’individuo, la minimale storia di un omicidio di un giovane, raccontata in "Vyletěla holubička”. Si segnala ancora la stridente “Před naším je zahrádečka”, mentre non mancano passaggi più lirici e intimi come la conclusiva “Pásl Jano koné”, nel segno di un progetto davvero notevole. Il CD contiene un sostanzioso booklet con la traduzione in inglese dei testi, note esplicative e immagini d’archivio di inizio ventesimo secolo. www.dalavamusic.com


Ciro De Rosa
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