Duo Blanco Sinacori – Hacked Arias Volume 1 (Puccini) (Almendra, 2017)

Dopo “Hacked Overtures” pubblicato nel maggio 2015 per Almendra, ora è la volta del nuovo capitolo “Hacked Arias”, dove le “chitarre gemelle” di Blanco Sinacori seguono le medesime traiettorie proponendoci ancora una ri-lettura tanto fedele quanto rivelatoria. Il grande successo di pubblico e il consenso concertistico di questa audace opera di trascrizione, ha permesso di compiere un ulteriore passo... Questa volta non sono state le sinfonie d’opera di Rossini e Bellini a “solleticare” le corde del duo ma celebri temi Pucciniani eseguiti con invidiabile perizia e delicatezza. Qui possiamo ascoltare versioni strumentali rigorosamente acustiche di : “E lucevan le stelle”, “ O mio babbino caro”, “Nessun dorma”, inframezzate da “Frammenti” e “Riflessi” due brani appositamente ideati per il progetto dalla compositrice e pianista Valentina Casesa che Blogfoolk ha già “incontrato” in occasione del suo debutto personale “Orior” da noi recentemente trattato. Qualche lettore potrebbe forse chiedersi quale sia la motivazione di una tale scelta di repertorio; ebbene, proprio questa scelta, contribuisce a rendere piuttosto uniche e certamente distintive le produzioni della label siciliana che riesce costantemente a scardinare la concezione museale del nostro repertorio, sperimentando e mantenendolo sempre in contatto e comunicazione con la contemporaneità e quindi vivo. In questo senso “Frammenti” e “Riflessi” sono parte di fondamentale importanza nel percorso “Hacked Arias” integrandosi perfettamente tanto con il linguaggio di Puccini, quanto con la dimensione sonora dell’intero progetto, pur essendo del tutto contemporanee e personali. Ancora una volta Almendra forza le ipotetiche barriere tra passato e presente a dimostrazione di quante possibilità la nostra cultura musicale abbia ancora da offrirci, non solo sul fronte esecutivo. Come sempre, anche in questo caso, interessante è il modo di presentare l’intero album con attenzioni particolari al packaging e all’inedita veste grafica. A conferma di ciò, la cover, ci mostra un curioso “capitan Puccini” in una posa fedele al nostro immaginario collettivo ma inserito in un contesto assolutamente contemporaneo tra scritte e tag di writers che non sono altro che i titoli dei brani, ipotizzando una continuità in fondo non così azzardata. Un modo diverso e divertente di pensare e presentare la musica quindi, che se fatto con garbo e talento (come in questo caso) non può che essere apprezzato. 

Marco Calloni
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