Ialma - Camiño (Homerecords, 2017)

“De Bruxelas a Santiago” è il sottotitolo di questo album del quartetto di ‘cantareiras’ e ‘pandereiteras’ galiziane d’origine, residenti nella capitale belga. Il loro esordio risale al 2000, quando animavano i corsi di danza del centro culturale galiziano di Bruxelles. Da lì si è sviluppato il loro percorso che, dal ricalco dello stile tradizionale canoro di “Palabras Darei”, il loro primo CD, si è sviluppato in un più ampio spettro creativo, incrociando negli anni stelle del calibro di Mercedes Peon, Dulce Pontes, Kepa Junkera, Renaud e tanti altri ancora. In realtà, per questo quinto lavoro della loro discografia (http://homerecords.be) Veronica e Natalia Codesal, Magali Menendez e Marisol Palomo si avvalgono principalmente della collaborazione dell’eclettico chitarrista e direttore musicale Quentin Dujardin e del rinomato organettista Didier Laloy, ma sono oltre una dozzina i musicisti che suonano nel disco, compreso un coro di voci bianche (in “Seremos”). Nelle interviste le Ialma definiscono “Camiño” l’album più personale: «perché parla delle nostre storie e di quelle dei nostri genitori», storie di incroci di culture, di terre abbandonate, di identità migranti: «Noi siamo un esempio, siamo galiziane ma anche belghe», spiegano. Le quattro vocalist hanno composto le musiche o ri-arrangiato temi tradizionali; i testi sono tradizionali o sono liriche di Brais Fernandes (ma c’è anche la tarantella “Voa Voa” di Lucilla Galeazzi tratta da un disco di Philippe Edel). L’ambientazione sonora è galiziana con il ‘bello cantare’ polifonico delle quattro artiste, soprattutto in “Ai La La”, “Bicada Pola Lua” e “Novo Alen”, introdotta da una cornamusa (è belga, non è una gaita). La cornice sonora si arricchisce di inventiva ritmica, melodica e armonica grazie all’organetto di Laloy (si ascolti soprattutto “Baila Bela Fada"). Pur nella sua eccessiva morbidezza di arrangiamento, “Maneo en Bruxelas” si apprezza per il duetto della slide di Dujardin e del mantice di Laloy. Chitarra e organetto sono valore aggiunto anche nella vivace “Doutras Terras”, mentre ancora il motivo dell’emigrazione, che è il fil-rouge del disco, ritorna nella più intimista “Cantar do refuxiado”, brano di segno autobiografico («La storia dei nostri genitori», ha dichiarato Vèronica, «che lasciarono la Spagna in guerra»), dedicato ai rifugiati di oggi. Altrove, il gruppo si spinge nella direzione folk & world, innestando i timbri della marimba basca, la txalaparta di Iñaki Plaza (“Galeuska”), il low-whistle dello scozzese Ross Ainslie nella muiñeira “Liberdade”, l’incontro con il canto flamenco e le palmas di Esteban Murillo nella bulerìa “Na Tua Lembranza”. La bonus track “Compostela” è live in studio, esemplare conclusione del cammino. 


Ciro De Rosa
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