giovedì 15 dicembre 2016

Paolino Dalla Porta Future Changes Quartet – Moonlanding (Tûk Music/Ducale, 2016)

Considerato uno dei contrabbassisti italiani di maggior talento, Paolino Della Porta vanta una lunga formazione, spesa tra gli studi di chitarra classica e composizione contemporanea, a cui è seguito un percorso artistico prestigiosissimo nel corso della quale ha registrato oltre centoventi dischi, di cui cinque a proprio nome, si è esibito in Europa, Stati Uniti ed Australia e ha avuto modo di collaborare con musicisti come Pat Metheny, Dave Liebman, Lester Bowie, Paul Bley, Sam Rivers, Mal Waldrom, Kenny Wheeler, Tony Oxley, Dave Binney. Mick Goodrick, Don Cherry, Enrico Rava, Stefano Battaglia e Paolo Fresu, con il quale ha registrato il progetto “Ethnografie” nel 2005 e tre splendidi album con il Devil Quartet. Il percorso artistico di Della Porta è tornato quest’anno ad incrociarsi nuovamente con quello di Fresu che con la sua Tûk Music ha dato alle stampe il recentissimo “Moonlanding”. Il disco, che giunge a sette anni di distanza da “Urban Raga”, raccoglie sette brani originali, composti ed arrangiati da Paolino Della Porta, e registrati con lo scintillante “Future Changes Quartet”, nato dall’incontro con tre talenti della scena jazz milanese: Nicolò Ricci (sax tenore), Dario Trapani (chitarra elettrica) e Riccardo Chiaberta (batteria). Accolti dalla splendida copertina firmata dallo stesso contrabbassista e dal titolo “Blue Alchemy”, prima di immergerci nell’ascolto ci siamo soffermati a sfogliare il booklet nella cui prima pagina sono riportate due frasi: una tratta da “Lezioni americane” di Calvino che recita: “Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio”, e l’altra dello stesso Della Porta che scrive: “Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica”. Sono questi i presupposti ispirativi da cui parte il disco, che durante l’ascolto si svela in tutto il suo fascino, muovendosi in costante equilibrio tra scrittura ed improvvisazione, melodia e sperimentazione. Si tratta di un lavoro che si inserisce perfettamente nel panorama jazz contemporaneo, svelando tutto l’eclettismo e la duttilità di Della Porta come compositore e bandleader in grado di esaltare il talento di suoi giovani strumentisti. Ogni brano si caratterizza per un linguaggio poetico intenso ed evocativo con sonorità elettriche che si mescolano a spaccati di musica colta come nel caso dell’iniziale “Campo Magnetico” o della superba “Corale Mare Serenitatis”. Non mancano momenti in cui Della Porta sposta il confine della sperimentazione più avanti come nel caso di “The Loop”, così come non possiamo non restare incantati dalla superba scrittura di “Slow Dance Of The Hidden Side” nella quale si tocca il vertice del disco. Insomma “Moonlanding” è un album di grande spessore che non mancherà di sorprendere quanti vi dedicheranno un ascolto attento. 


Salvatore Esposito

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