martedì 29 novembre 2016

In viaggio a Capo Verde con Stefano Saletti

Nelle sue note di viaggio, il compositore e polistrumentista racconta la sua esperianza nell’arcipelago di Capo Verde, dieci isole dirimpettaie della costa senegalese, ricche di sfumature sonore e di notevoli personalità musicali. Venti giorni trascorsi con la Banda Ikona all’interno del Festival Sete Sois Sete Luas, con cui collabora da anni, e di intenso lavoro in residenza con due orchestre locali.

Venerdì 28 ottobre
Partiamo alle 13.35 per Lisbona dove facciamo scalo e poi alle 20.50 ci imbarchiamo per Praia, la capitale di Capo Verde nell’isola di Santiago. Tra attese agli aeroporti e volo, il viaggio dura quasi 11 ore. Sono mezzo influenzato e confido nei 30 gradi capoverdiani per guarire, intanto mi imbottisco di aspirine e ho una faccia da pugile suonato. Mario scatta foto impietose che poi cancellerò.

Sabato 29 ottobre
Arriviamo all’una di notte e incontriamo Marco Abbondanza, il direttore del Festival Sete Sois Sete Luas, che starà con noi in tutte le tappe del tour. Dopo poche ore di sonno, sveglia all'alba per volare a Sao Filipe nell’isola di Fogo, da qui in traghetto ci spostiamo a Nova Sintra sull’isola di Brava. Il caldo cominciare a fare effetto: sto già meglio. Conosciamo la Brava 7 Luas Band, un ensemble di musicisti che ha lavorato sotto la direzione artistica di Sofia Neide, una contrabbassista portoghese. Facciamo un workshop con loro, che sono bravi, ma hanno la sezione ritmica un po’ fragile. Diamo loro indicazioni sui singoli strumenti. 
In particolare, Mario e Giovanni lavorano su basso e batteria cercando di migliorare alcuni aspetti esecutivi. Il repertorio è misto tradizionale e di nuova composizione. Proveniente da Boa Vista, all’inizio del Novecento, ad opera del poeta e compositore Eugenio Tavares (1867 – 1930) qui si è diffusa la morna, lo stile musicale più rappresentativo di Capo Verde reso immortale da Cesaria Evora. Un misto di tristezza e nostalgia che rimanda al fado ma con un andamento più latino, come se davvero fosse la sintesi tra Portogallo, Africa e America Latina. A Tavares è dedicata la piazza centrale di Nova Sintra e una statua lo ricorda al centro.  Naturalmente suoniamo i suoi brani. Siamo subito in clima capoverdiano quando ascoltiamo “Dispidida” di Tavares. Con noi ci sono anche i musicisti della Luas Iberica Orchestra che riunisce artisti di Spagna, Portogallo e Brasile e con alla voce il mio caro amico Juan Pinilla, che cantava nelle Voix du Sete Sois, l’ensemble che avevo diretto nel 2010.  La sera si chiude con una jam session tutti insieme che ci diverte molto.

Domenica 30 ottobre
Facciamo il giro dell’isola. Brava è diversa sia da Santiago sia da Fogo. È selvaggia, rurale. Difficile da raggiungere non ha turismo. Ha una natura aspra dove le montagne finiscono a picco sul mare. I tedeschi avevano costruito un aeroporto, ma l’hanno progettato male in una zona troppo ventosa e sette anni fa, all’ennesimo incidente, l’hanno chiuso. 
Ora è raggiungibile solo in traghetto e il mare quasi sempre mosso scoraggia il viaggio e infatti Brava sconta questa solitudine. Facciamo il primo concerto. Ci chiediamo come verrà accolto il nostro suono mediterraneo. Prima del concerto c’è l’inaugurazione del Centro culturale Sete Sois Sete Luas. Oltre ad Abbondanza, c’è l’ex sindaco di Ponte de Sor Joao Pinto e l’Ambasciatore Ue José Manuel Pinto Teixeira, grande sostenitore del Festival, che avevo conosciuto ad aprile quando avevo suonato all’Ambasciata davanti al Presidente Fonseca. Questi Centri sono dei veri e propri poli culturali, ospitano mostre di pittura e fotografia, hanno sala prove, foresteria per alloggiare i musicisti, uno spazio cucina e in futuro saranno anche ristoranti. Unire arte, cibo e musica è un'idea vincente del Sete Sois. Prima del concerto sono teso. C’è tanta gente davanti e raccontare il sabir (la lingua del mare che utilizziamo nei nostri brani) e i suoni dalle città di frontiera non è facile. Qui parlano creolo e portoghese. Io non conosco né l’uno né l’altro. Attacchiamo con “Lampedusa andata” e subito capiamo che c’è l’attenzione giusta. Il repertorio è un mix dagli ultimi tre CD, con ampio spazio a “Soundcity”, il nostro ultimo lavoro dedicato alle città di frontiera del Mediterraneo. Presento in italiano, con un po’ di spagnolo e portoghese, in pratica è il mio sabir, che alla fine funziona sempre all’estero. Iniziano a ballare e gli applausi sono forti e convinti. Anzi, per il troppo entusiasmo interviene la polizia a fermare le danze: potrebbero disturbare le autorità in prima fila… 
Insomma, un gran successo. Alla fine il sindaco mi dà un prezioso volume di trascrizioni di morne di Tavares e mi chiede di tornare per arrangiarle con lo stile Ikona. Chissà, potrebbe essere un’idea. 

Lunedì 31 ottobre
All’alba ci dobbiamo spostare a Fogo. Ma il taxi che dovrebbe portarci al traghetto non arriva. Santo whatsApp ci permette di comunicare tra di noi (siamo ospitati in luoghi differenti). Alla fine uno dei musicisti dell’orchestra di Brava ci viene a prendere e ci porta all’imbarco dopo una corsa folle di venti minuti. Arriviamo un minuto prima che parta il traghetto. Il successivo ci sarebbe stato la sera e non avremmo potuto suonare. A Fogo suoniamo al Centro Sete Sois. Non c’è tanto pubblico, anche se riusciamo comunque a fare un buon concerto. Dopo di noi suona l’Orquestra popular Sete Sois do Fogo. È l’ensemble con cui avevo lavorato ad aprile che però non fa una grande esibizione. Hanno una nuova cantante che non funziona e il tutto sembra scollegato. Consiglio a Carlos Lucio, il motore dell’orchestra, di cambiarla. Ci sarà da lavorare quando tornerò qui tra due settimane. Al Centro viene inaugurata una mostra di Ugo Nespolo. Un murales di Zed1, bravo artista toscano, colora l’esterno. 

Martedi 1 novembre 
Ci muoviamo per Maio in un viaggio stile Camel Trophy. Marco Abbondanza ce l’aveva preannunciato. Aereo fino a Praia, poi in furgone al porto di Praia Braxo. Poi viaggio in catamarano con tutti gli strumenti e approdo su un molo dopo trasbordo su un gozzo e arrampicata su una stretta scaletta alta due metri. 
Gli strumenti vengono issati con le corde. Insomma un po' complicato e infatti una chiave dell'oud si spezza. In compenso avvistiamo un branco di delfini e Barbara si emoziona. Danzano in lontananza tra le onde, che spettacolo. Irma ci accoglie nella sua pensione sul mare. Ha 73 anni. È arrivata qui nel 2001 con Alfio, suo marito, poi lui si è innamorato della cameriera e ha cambiato anche la scritta nel locale: Alfio e Maria José. Lui si riempie di viagra. Un ictus lo paralizza da tre anni. Oggi Irma gestisce il locale da sola. Racconta della figlia cantante lirica che ha smesso di fare concerti perché stanca e adesso insegna. Ripete più volte la stessa storia, l'età avanza... Il concerto è al Forte di Porto Ingles, il palco è sul mare e la notte gli strumenti saranno praticamente zuppi. C’è tantissimo pubblico e il nostro suono piace parecchio. Mario e Giovanni picchiano duro e Barbara è in gran forma. Quando suoniamo “Sbendout” con il suo incedere rappato è un'ovazione. Il bagno nel mare di Maio resterà tra i ricordi memorabili del tour. Maio è selvaggia e affascinante. Un sorta di buen retiro per lasciarsi un po’ di stress alle spalle (la stessa cosa sarà a Tarrafal). Anche qui viene inaugurato un Centro Sete Sois che avrà spazio mostre, sala prove, foresteria e ristorante. Sul lungomare, con una vista spettacolare. La sera assaggiamo il grogue, una sorta di grappa locale dal sapore forte che scopriamo essere la bevanda nazionale, di cui molti però abusano.

Mercoledì 2 novembre
Nel pomeriggio partiamo per Praia in traghetto e poi in furgone ci muoviamo per Tarrafal, sempre nell’Isola di Santiago, dove arriviamo di notte dopo un viaggio di molte ore. Qui resterò la settimana prossima a fare la residenza artistica con la Sete Sois Tarrafal Orchestra. Suonano la sera del nostro arrivo. La cantante Katea Oliveira ha una grande personalità. Ascolto anche un gruppo locale di batuque, un genere musicale tipico di Tarrafal molto interessante. Una cantante intona una melodia e un gruppo di donne che battono su un panno un tempo in 6/8 fa il coro di risposta alla voce principale. È uno stile molto primordiale e rimanda a una tradizione tipicamente africana. Noto che la melodia e anche il ritmo lo fanno sembrare un canto popolare italiano: o c’è stata un’influenza dei missionari che oltre al Dio cristiano portavano le musiche o è vero che la musica popolare si somiglia anche a distanza di migliaia di chilometri. Mi riprometto di approfondire la storia del batuque.

Giovedì 3 novembre
Anche a Tarrafal il mare è spettacolare e con la Banda ci concediamo il secondo bagno del tour, con succo di cocco bevuto sulla spiaggia. Tutto sembra quasi finto… La sera c’è il quarto concerto. Facciamo un buon soundcheck (che qui chiamano check sound) e infatti il concerto è grintoso e coinvolgente. Finisce in crescendo e quando tornerò qui per giorni continueranno a fermarmi per strada per fare i complimenti al gruppo. 
Che soddisfazione! Suoniamo nel vecchio mercato centrale che oggi è diventato la sede del Centro Sete Sois con una sala prove, una sala esposizione, una scuola di musica, un ristorante e in futuro anche una foresteria. 

Venerdì 4 novembre
Altra partenza all’alba, andiamo a Praia e da qui in aereo a Sao Vicente e in traghetto all’isola di Santo Antao. All’aeroporto “Cesaria Evora” di Sao Vicente la statua di Cize, come qui la chiamano affettuosamente, ci accoglie all’uscita. Nel 1996 ci suonammo insieme ai tempi dei Novalia a Salonicco e tutti i tranfer li facevamo nello stesso furgone. Vederla lì, icona della musica capoverdiana fa impressione, segno del grande rispetto della musica che hanno da queste parti. Cesaria è sempre con te: oltre ad ascoltarla ovunque è anche sulle banconote da 20.000 escudos (i nostri 20 euro). La sera, davvero stanchi per il lungo viaggio, ho paura di non farcela a essere trascinante. Immagino un concerto in tono minore, un po’ spento. Mi dispiace anche perché è il nostro ultimo concerto qui a Capo Verde. Invece vedere la piazza piena ci dà carica. E facciamo il miglior concerto del tour. La teoria di Marco Abbondanza – ex uomo di teatro seguace di Jerzy Grotowski, per il quale sotto pressione si lavora meglio, trova conferma. In realtà, è un po’ lo stile del festival. Finisce con tutti a ballare pieni di entusiasmo. Siamo distrutti, ma felici. Conosciamo dei francesi, tre fratelli che viaggiano con una mamma davvero sportiva, entusiasti del nostro concerto. Anche qui, i complimenti ci accompagneranno per le strade di Ribeira Grande per tutta la nostra permanenza.

Sabato 5 novembre
La mattina facciamo un workshop con i musicisti dell’Orchestra Sete Sois di Santo Antao. Avevano lavorato con un altro amico, Mario Incudine, in estate. Avranno un concerto la sera. Suoniamo insieme, poi ascoltiamo i brani che eseguiranno. Diamo indicazioni su parti di arrangiamento da sistemare. Sono bravi, in particolare il cantate e compositore John D’Brava. A differenza delle altre orchestre suonano quasi esclusivamente brani originali. L’altro cantante, Rogers, non potrà suonare perché è in lutto per la morte del padre. Ci spiegano che qui è brutto farsi vedere su un palco se la morte è così recente. Scopriremo il giorno dopo che ha una voce meravigliosa, peccato. Dopo visitiamo Santo Antao: spettacolare. Sembra un paesaggio incantato, pieno di verde rigoglioso, con montagne con picchi irreali. Se c’è un’iconografia del paradiso, potrebbe essere rappresentata da queste montagne. Ci porta in macchina l’assessore alla cultura di Ribera Grande. Giovanni – seduto dietro - non capisce bene il ruolo politico e alla fine vorrebbe dargli la mancia… lo fermo in tempo prima della possibile gaffe istituzionale. Beviamo un tipico succo di canna che si estrae dalla pianta, dal sapore dolcissimo. Meglio del grogue, soprattutto a quest’ora. Nel pomeriggio ripetiamo il workshop e aiutiamo a sistemare la scaletta del concerto, a integrare meglio il violino nel gruppo. Ci chiedono di ascoltare il concerto e dare suggerimenti. Ci sono decine di gruppi che suonano, una grande festa popolare che comincia alle 21.30 e finisce alle 7 del mattino, con migliaia di persone fino all’alba. Il concerto dell’Orchestra Sete Sois di Santa Antao piace molto. All’1.30 stanchi molliamo e andiamo a dormire. Dall’hotel si sentirà suonare fino all’alba.

Domenica 6 novembre
La mattina abbiamo un nuovo workshop con i musicisti di Santo Antao. Viene anche Rogers e ascoltiamo come sarebbero stati brani anche con la sua voce. Davvero notevole. Spieghiamo cosa ha funzionato e cosa no del concerto di ieri e il confronto è molto positivo. Barbara dà indicazioni sulla voce, Mario e Giovanni sulla ritmica (e non solo), io sul ritmo del concerto e la scelta della scaletta. Hanno un bel po’ di lavoro da fare, ma sono bravi e riusciranno a tirare fuori un buon suono. Ripartiamo per Sao Felipe in traghetto. Arriviamo a Mindelo, la città di Cesaria Evora e andiamo a visitare il museo della morna. Peccato che è domenica ed è chiuso, ma anche da fuori ci emoziona: quanta attenzione alla musica e alla cultura a Capo Verde. La notte arriviamo in aereo a Praia e qui ci dividiamo. Sono già passati dieci giorni. Barbara, Mario e Giovanni tornano in Italia io partirò subito per Tarrafal per cominciare da domani il lavoro con i musicisti locali. L’abbraccio all’aeroporto è intenso. Siamo stati davvero bene e oltre alla stima e al gusto di suonare insieme c’è affetto vero. 

Lunedì 7 novembre 
Resto una settimana a Tarrafal. Pranzi e cene al Centro Sete Sois gestito da Melocy una cuoca capoverdiana: riso e verdure alternati con pesce e pollo. Non c’è gran varietà di piatti a Capo Verde, ma tutto è fresco e molto buono. Compresa la sobramesa, il dolce che immancabilmente chiude pranzi e cene. Nel pomeriggio incontro i musicisti della Sete Sois Tarrafal Orchestra: Katea alla voce, Venanzio alle tastiere, Budo alla chitarra, Nenè al basso e Mario Kemps alla batteria. 
Una buona sezione ritmica, chitarra e tastiere precise, voce decisamente interessante. Lavoriamo ogni pomeriggio per tre ore e cerco di correggere i difetti dovuti all’inesperienza. Suonano i vari stili dell’isola, il batuque e la tabanka (dall’andamento trance africano), la coladeira e il funanà (più sudamericano, vicino al samba) e naturalmente la morna, anche se qui è poco suonata e infatti nessuno ha il cavaquinho, lo strumento simbolo dell’isola. Le mattine riesco anche ad andare al mare, e la cosa non mi dispiace. La sera ci sono due locali dove fanno musica dal vivo, da Buzio e Vista mare, un residence italiano. 

Martedì 8 novembre 
Vado a visitare il campo di concentramento di Chao Bom, dove il regime portoghese fascista di Salazar deportò centinaia di oppositori negli anni '30 e fino agli anni '70 del Novecento. Era chiamato ‘o campo da morte lenta’, venne usato anche per rinchiudere angolani e altri oppositori africani che lottavano per l'indipendenza. C'era un cubo di cemento chiamato ‘frigideira, poi sostituito dalla ‘holandina’, dove venivano messi per settimane i più riottosi. Di giorno si infuocava sotto il sole, la sera era preda delle zanzare che portavano la malaria. 
Visitare il campo ti lascia senza parole. Torno a piedi perché camminare ti libera la mente dall’orrore. Ripenso a quando con i Novalia suonammo a Weimar e poi andammo al Campo di concentramento di Buchenwald. Un silenzio irreale ci accompagnò per tutto il viaggio di ritorno, non riuscimmo a dire nulla per ore…

Mercoledì 9 novembre
Mi risveglio con la notizia della vittoria di Trump. Sembra un brutto sogno, ma è la realtà. Vista da qui fa venire voglia di fermarsi in quest’oasi di pace, tra mare, sole, musica e succo di cocco. Penso che avremo davanti anni bui, dove sarà difficile difendere quei valori di civiltà, tolleranza, solidarietà giustizia sociale per i quali abbiamo lottato. Sarà un periodo segnato dalla paura e dall’intolleranza.

Giovedì 10 e venerdì 11 novembre
Proseguiamo con le prove. Cerchiamo di far dialogare sempre di più il mio mondo mediterraneo con la loro tradizione. L’insieme funziona molto bene. Intanto conosco un bel po’ di persone che sono a Tarrafal per turismo o per lavoro. Per tutti sono il maestro di musica italiano e, anche grazie al successo del concerto con Banda Ikona, mi conoscono e mi salutano un po’ tutti. C’è Gabriele, un italiano che ha aperto un’agenzia di viaggi a Boa Vista, c’è Manuel un antropologo spagnolo interessato al sabir e alla mia musica. C’è Santà una cantante franco algerina che è in vacanza con la sua amica Martine fidanzata con un ragazzo di Capo Verde. Ci sono tanti turisti francesi, tedeschi, svizzeri. 
Molte ragazze vengono qui attratte dalla bellezza dei capoverdiani. Molte le coppie miste. I ragazzi hanno un culto del corpo incredibile. All’alba li vedi a centinaia che vanno a correre, un po’ dappertutto, a Praia, a Tarrafal, a Santo Antao. Anche sulla spiaggia è un continuo fare esercizi, corsa, addominali. Certamente per esibizionismo (cercano di rimorchiare) ma anche per piacere. C’è poi da dire che sia uomini che donne hanno già di base dei fisici da paura. La donna è molto libera e non c’è il peso della religione (per quanto siano tradizionalmente cristiani).

Sabato 12 novembre 
Facciamo la prova generale del concerto. Io e Katea suoneremo “Hija mia mi querida” il brano sefardita contenuto in “Folkpolitik”, voce e bouzouki (ed è bellissimo sentire il ladino cantato con accento africano), poi con tutto il gruppo “Lampedusa andata”, quindi quattro brani del loro repertorio, una coladeira, un batuque, una tabanka e una funanà. Io suonerò oud e bouzouki in due dei loro brani. La prova finale va bene, anche se Katea si presenta con grande ritardo. Sono imbestialito e minaccio di mollare tutto. Lei si scusa a mo’ di John Belushi su The Blues Brothers (ci mancavano solo le cavallette e le ha dette tutte…). Spiego che se vogliono diventare professionisti il rispetto degli orari (cronico difetto locale) è fondamentale. Ma forse pretendo troppo. Comunque ha funzionato, c’è molta concentrazione adesso. Ci rivedremo direttamente martedì 15 al Palazzo presidenziale. Puntuali mi raccomando, dico ironico e mi guardano ridendo… Non mi sembrano per nulla agitati di dover suonare davanti al loro Presidente. La cosa mi colpisce.

Domenica 13 novembre
Riparto e vado a Praia e poi a Fogo. Torno a lavorare con L’Orquestra Popular do Fogo. Va risistemata dopo il brutto concerto del 1 novembre. Mi porta in macchina Pai, l’autista del festival, simpaticissimo, che ha un taxi e guida come un pazzo. In pratica prende dieci lavori al giorno e per portare tutti i clienti da una parte all’altra dell’isola corre come se stesse in un rally. Gli imploro di andare piano (già all’andata di notte avevo sperimentato la sua guida sportiva). Ma questo è niente… la giornata è lunga e lo spavento più grande l’avrò nel volo da Praia a Fogo. Nell'atterraggio prende fuoco uno pneumatico. Ci hanno fatto letteralmente scappare dall'aereo appena toccato terra. C’era fumo non si vedeva nulla nella scaletta. Cercavo il bouzouki che era rimasto sull’aereo. Momenti di panico... poi hanno spento tutto con gli estintori. Forse il troppo calore della pista. Quando in aeroporto mi hanno ridato il bouzouki integro mi sono rilassato. Nel pomeriggio a Sao Felipe incontro il mio amico Carlos Lucio (tastierista e leader del gruppo) e gli altri musicisti: Jusè Rasta il batterista, Arlindo suonatore di cavaquinho, Josè bassista e la nuova cantante Nandy Mendes Gomes. Lei è bravissima, una vera sorpresa. Una voce profonda, emozionante. Suonano un nuovo brano, Dimokransa di Mayra Andrade e Lua di Princezito, con un’interpretazione bellissima. Dico a Carlos: «Perché non l’hai chiamata prima? Avreste fatto un concerto bellissimo». Non era a Praia è tornata adesso, mi ha risposto. Lei è emozionata. Fissiamo una nuova prova per il giorno dopo.

Lunedì 14 novembre
Vado in giro per Sao Felipe. La città ormai la conosco bene. Ad aprile avevo anche trovato il tempo per andare sulla caldera di Fogo, il vulcano che sovrasta l’isola, uno dei posti più incredibili che ho mai visitato, un paesaggio lunare e spettrale, meraviglioso. È incredibile come siano differenti le isole, ognuna ha la sua identità e peculiarità. Capo Verde non finisce mai di stupirti e affascinarti. Nel pomeriggio facciamo l’ultima prova. Do un bel po’ di indicazioni, soprattutto proviamo bene i finali, vero problema per i musicisti di qui. Sono sempre un po’ approssimativi, come gli stacchi. Nandy è bravissima. Dovranno lavorare molto per diventare una vera band, ma la strada è tracciata.

Martedì 15 novembre
Riparto per Praia. Oggi è il grande giorno del concerto al Palazzo presidenziale. Viene a prendermi Pai e mi porta all’hotel dove mi appoggerò in attesa di suonare. A pranzo andiamo a Cidad Velha, l’antica capitale da dove partivano gli schiavi che venivano portati in Europa e in America. Anche questo posto fa impressione. Carico di storia e di dolore. Alle 16 c’è il soundcheck, poi alle 19 il concerto. Il Presidente Juan Carlos Fonseca è affabile come sempre. Mi saluta, si ricorda che suono quello strano strumento col manico lungo, mi stringe la mano. Ha da poco rivinto le elezioni. La sua immagine campeggia sui muri di tutta Capo Verde con lo slogan: “O Presidente sempre com as pessoas” (il presidente sempre con la gente). In effetti ci sa fare. Con Katea suoniamo “Hija mia mi querida” per voce e bouzouki. 
Quando spiego il senso di “Lampedusa andata” c’è un lungo applauso da parte degli ambasciatori UE: penso tra me, spero se ne ricordino quando si tratta di sostenere l’isola siciliana nella quotidiana battaglia per salvare la vita di migliaia di migranti e per dargli un futuro. Il concerto è bello. Quando finiamo in tanti vengono a farci i complimenti, ambasciatori olandesi, spagnoli, austriaci. Sono curiosi di questo incontro tra musica mediterranea e capoverdiana. Anche l’Ambasciatore dell’UE José Manuel Pinto Teixeira ci fa grandi complimenti. Si era raccomandato di fare un grande spettacolo, e gli è piaciuto molto. La foto di rito con Fonseca chiude la giornata. Ci abbracciamo con i ragazzi dell’orchestra. Adesso sì sono commossi: «Ci mancherai», dicono. Anche voi, rispondo.  

Mercoledì 16 novembre
Parto alle 2 del mattino da Praia. Alle 7 sono a Lisbona e alle 13.30 a Roma. Stanco, ma felice. Ripenso a questi venti giorni a Capo Verde. Lunghi, belli e intensi. 10 voli, 5 traghetti, un catamarano, svariati furgoni e taxi, 5 concerti bellissimi con Banda Ikona in 5 differenti isole, uno con la Sete Sois Tarrafal Orchestra davanti alle autorità, 12 giorni di workshop con quattro differenti orchestre a Brava, San Antao, Tarrafal e Fogo. Un atterraggio burrascoso, un paio di attacchi di dissenteria, tante levatacce all'alba, un bel po' di bagni in un mare spettacolare, paesaggi e natura da sogno, riso a iosa (qui usato al posto del pane), qualche grogue, gente fantastica piena di calore, tanta musica tra morna, coladeira, tabanka, funanà e batuque.  Insomma, come dice il mio amico Carlos Lucio: «Ormai sei capoverdiano», non esageriamo, ma forse un po' è vero. 

Stefano Saletti

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