Katia Pesti - Piano Escape (Radici Music, 2014)

Katia Pesti ci accompagna in uno scenario sonoro profondo e profondamente intimo. Nelle diciassette tracce del suo album “Piano Eescape” riusciamo a percepire, a intravedere procedendo per sensazioni, tutto l’orizzonte che può racchiudere la visione di una musicista e del suo strumento. Il piano divine così anche ai nostri occhi una sorta di trampolino, dal quale possiamo sporgersi e allungare il collo in un mare di suoni: corposo, denso, ricco, vasto, forte. Già da “El Diablo”, il brano che apre la lunga scaletta, ci avvolge e ci stringe un’esperienza totale, per trascinarci senza sforzi in una successione di suoni che non lasciano immaginare nient'altro che ciò che sentiamo, che ascoltiamo. Nelle note al brano la musicista e compositrice - diplomata al conservatorio F. Cilea di Reggio Calabria e specializzata in musicoterapia al CEP di Assisi - ci informa con pochi elementi, sia sul contenuto che sull’esecuzione, che suonano però come l’espressione più chiara del suo approccio: “bring out the devil in the piano” e “piano/objects on strings”. L’atmosfera si distende con il brano “Euridice”, che si sviluppa su un’aria più articolata e differenziata. Se il prologo richiama la dolcezza di una sonata arpeggiata, pian piano la struttura si fa più compatta e uniforme, poggiando da un lato su alcuni suoni cupi e pesati, e dall’altro su una successione di note più brillanti. L’album è da ascoltare nota per nota. Potendo scegliere si dovrebbe respirarlo come una brezza al tramonto, scivolando tra i momenti delle dita e allungandosi il più possibile dentro tutte le corde, che risuonano uno spettro timbrico infinito. Lasciandosi trasportare si può addirittura godere dei titoli delle singole tracce, dai quali traspare una cura all’estetica, che confluisce nell’equilibrio generale dell’album e corrobora l’idea di una progettualità minuziosa, un’attenzione certosina ai dettagli e alle sfumature che compongono l’insieme.Tra i brani più preziosi va senza dubbio segnalato “Aiku” (“like the wind through bamboo”), sopratutto perché racchiude alcuni elementi estemporanei stretti in poco più di un minuto. Un minuto che sintetizza la massima ampiezza della narrativa della Pesti. 


Daniele Cestellini
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