The Pollock Project - Ah! (Be Human Records, 2016)

“Ho voluto proseguire sulla strada del visionario rendendola più bizzarra e grottesca. In questo album abbiamo cercato percorsi musicali inusuali e poco battuti, incontrando registi, pittori ed artisti visuali che sono diventati dei veri e propri alter ego della nostra musica. Penso ad Istvan Horkay e Mark Street, ma soprattutto ad Andrea Bigiarini ed ai fotografi del New Era Museum. Continuo a credere che l’incontro tra le arti porti sempre a risultati inaspettati e non omologabili, quindi sorprendenti e vitali”, così il percussionista Marco Testoni, presenta il terzo album di The Pollock Project, brillante trio art-jazz che lo vede protagonista al fianco dalla cantante Elisabetta Antonini, e dalla new entry Simone Salza al sassofono ed al clarinetto, in sostituzione di Nicola Alesini. Presentato all’interno di “The Unexpected Happening”, un format trasversale e provocatorio all’insegna della Mobile Art che articola quattro espressioni artistiche differenti, il disco raccoglie dici brani tra composizioni originali e riletture che nel loro insieme ampliano il raggio della ricerca sonora del trio, orientandola verso atmosfere visionarie, senza confini stilistici. Significativo in questo senso è già la scelta del titolo “Ah!” che rimanda ad un passo del “Kena Upanisad” (“Ciò che nel fulmine abbaglia, fa chiudere gli occhi ed esclamare “Ah!”), e riflette l’infinità di suoni e visioni che caratterizzano il cacofonico vivere contemporaneo, attraverso sorprendenti interazioni tra jazz, elettronica, musica per immagini, minimalismo, jinlge, dando vita ad un soundscape surreale e reale allo stesso tempo. Laddove l’eclettico drumming di Testoni e la voce evocativa della Antonini rappresentano l’elemento di continuità rispetto ai dischi precedenti, i fiati di Simone Salza sono la novità più importante, a cui si unisce la presenza di alcuni ospiti d’eccezione come Mats Hedberg (chitarre), Andrea Ceccomori (flauto), Daniela Nardi (spoken word), Simona Colonna (violoncello), Primiano Di Biase (pianoforte), e Stefano Roffi (contrabbasso) che con i loro strumenti hanno contribuito ad impreziosire l’universo sonoro dei vari brani. Durante l’ascolto si viene catturati sin da subito dalle musiche del Pollock Project che ci conducono in un viaggio immaginifico che si dipana dalle atmosfere world dell’inziale “Aura”, alla brillante rilettura di “Naima” di Miles Davis, dalle increspature sonore di “Mystical Pr” alle sorprendenti “Sankara” e “Anna Bluem”. “Varùd” dal songbook dei Sigur Ròs si colora di nuove atmosfere grazie ad una brillante orchestrazione e ci conduce verso il finale in cui brillano “Pelham” e “Impossible Humans” che suggellano un disco sorprendente che non mancherà di appassionare gli ascoltatori più attenti. 


Salvatore Esposito
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