Sacra Terra. 1a Rassegna di Musica Sacra, Benevento, 12 - 27 Marzo 2016

Dal 12 al 27 marzo si è svolta a Benevento la prima edizione della rassegna musicale “Sacra Terra”, articolata in cinque appuntamenti. Non ci sarebbe potuta essere cornice piū adatta della splendida chiesa longobarda di Santa Sofia - realizzata nell' VIII secolo d.C. sotto il ducato di Arechi-, dalla singolare struttura architettonica a pianta circolare, riconosciuta patrimonio UNESCO nel 2011 insieme all'attiguo chiostro, per ospitare tutti i cinque eventi In effetti, i Longobardi, che hanno dominato il Sannio tra alterne vicende a partire dal VI fino all'XI secolo, sono, in parte, ispiratori di “Sacra Terra”. La manifestazione, iniziata con il concerto del coro di Santa Cecilia dell'Arcidiocesi di Benevento il 12 marzo, proseguita il 13 con il “Concerto quasi in preghiera” per solo piano di Girolamo De Simone, il 19 con la formazione sarda Mialinu Pira in “Il tenores di Bitti” con la polifonia riconosciuta dall'UNESCO patrimonio intangibile dell'umanità, il 20 con Faraualla & Calixtinus Ensemble, si è conclusa la sera di Pasqua con la chiesa gremita di pubblico per una prima assoluta con Maria Nazionale ed Erasmo Petringa in “Contadini e santi”, che hanno riproposto il repertorio della devozione popolare oggetto della ricerca di Elisabetta Landi che, in collaborazione con il Maestro Petringa, ha anche dato vita all'omonimo CD.
L’avvio dell'interessante manifestazione è stato dato dal coro di Santa Cecilia dell’Arcidiocesi di Benevento che ha presentato un ampio repertorio di frammenti di canto beneventano, musica liturgica nata nella Longobardia minor nell’VIII secolo, precedentemente al canto gregoriano che lo ha poi soppiantato. Il coro, diretto da Monsignor Lupo Ciaglia, vanta una lunga esperienza di concerti in Italia e all’estero e lavora a stretto contatto con Thomas Forrest Kelly, studioso dell'università di Harvard considerato il massimo esperto in canto beneventano; ha proposto all’ascolto antifone ai Santi e frammenti dalla Messa della Domenica delle Palme, del Venerdì santo, della veglia pasquale. La suggestiva esecuzione dei brani è stata inframmezzata dagli interventi di don Mario Iadanza, che ha illustrato aspetti storici e musicali del canto beneventano, rendendo partecipi dell’ascolto gli spettatori presenti. Il 13 marzo è stato proposto il concerto del pianista, compositore e performer Girolamo De Simone, esponente di musica contemporanea di frontiera. La musica di De Simone, raffinata, sensibile, spirituale, è ricca di raccordi tra Oriente e Occidente. Il concerto, introdotto dall’amico musicista Max Fuschetto, ha presentato brani in cui si fondono temi di frammenti vocali arcaici e nuove composizioni. Tra le fonti di ispirazione del pianista napoletano, canti dell'antichità, antifone del canto gregoriano, musiche arcaiche vesuviane e beneventane, melodie armene e persiane.
De Simone ha suonato in un continuum senza interruzione per oltre un'ora, affrontando un repertorio ampio, toccante e fortemente evocativo partendo dall'Inno di Giovanni, brano ispirato all'Inno liturgico utilizzato da Guido D'Arezzo per dar nome alle note dell'esacordo. A seguire, rivisitazioni di salmi e di canto beneventano, composizioni ispirate ad antichi inni siriani, a frammenti di compositori e di riti processionali vesuviani; ancora improvvisazioni, ibridazioni di temi liturgici, di melodie armene e di temi della musica di tradizione campana. Il successivo concerto al quale abbiamo potuto partecipare, è stato quello di Faraualla & Calixtinus Ensemble, il 20 marzo, che hanno proposto "Miragre!" Le cantigas de Santa Maria nell'Adriatico di Bisanzio, un repertorio tratto da un eccezionale corpus di musica e poesia del XIII secolo costituito da quattrocento cantigas. Composto in gallego-portoghese alla corte di Alfonso X, che ospitò eruditi, studiosi, artisti provenienti da paesi diversi, è un esempio di integrazione culturale nel quale la musica cristiana si stratifica su quella andalusa. L'originale repertorio presentato, costuito da sette cantigas di miracoli nella forma musicale del virelai e da una cantiga di lode finale, è stato eseguito con strumenti antichi e strumenti orientali quali viella, piva, nay, gaita, oud, robab e da un ricco insieme di percussioni tra le quali il daff e il darabouka. 
Ogni cantiga si apre con un preludio strumentale composto ispirandosi a musiche del Mediterraneo, richiamando anche l'unico brano strumentale eseguito, di musica arabo-andalusa di origine marocchina. L'incanto delle voci agili, espressive e sicure delle Faraualla (seppur in versione ridotta a tre, a causa della faringite di una delle cantanti) e le preziose esecuzioni dei cinque strumentisti del Calixtinus ensemble hanno regalato un'esibizione traboccante di suggestioni. "Sacra Terra", realizzata grazie al Piano di Azione e Coesione gestito dall’Assessorato ai Beni Culturali della Provincia di Benevento, nelle parole del curatore Maurizio Soreca, dopo il successo di questa prima edizione ambisce ad assumere un livello più ampio che coinvolga tutta la provincia di Benevento nei diversi aspetti della sacralità, individuando per il futuro possibili location meritevoli tra Pietrelcina patria di San Pio, Guardia Sanframondi con i suoi arcaici riti settennali di flagellazione e Cerreto Sannita, sede arcivescovile.


Carla Visca
Foto di Carla Visca
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