Folk Fiction – Avant Trad (Rox Records, 2015)

Nato dall’incontro tra Alessandro Marchetti (pianoforte, organetto diatonico) e Matteo Marcon (bouzouki), due musicisti veneti, accomunati dal desiderio di rileggere la tradizione bal-folk in chiave moderna, il duo Folk Fiction giunge con “Avant Trad” al suo secondo album che segue a distanza di tre anni l’esordio “Yeppa!”. Registrato tra il Palazzo “La Loggia” di Motta di Livenza (Tv) e il PoisOn Studio di Oderz, il disco presenta undici composizioni strumentali, ispirate alle strutture melodiche della tradizione musicale da ballo europea, e declinate attraverso una calligrafia sonora che mescola jazz e musica contemporanea, dando vita ad elegantissime trame sonore. A caratterizzare i vari brani è il delicato dialogo tra il pianoforte e l’organetto di Marchetti e il bouzouki di Marcon, nel quale si innestano, di tanto in tanto, anche altri strumentisti come Luca Ventimiglia (musette), Francesco Chiarini (violino), Lanfranco Malaguti (chitarra elettrica e viola), Stefano Boldrin (mandolino), Cristian Moretto (Bodhràn), e Raffaele Marcon (fisarmonica). Il duo veneto esplora, così, territori nuovi entro i quali far rivivere in modo nuovo la tradizione del bal-folk viaggiando dall’Irlanda alla Francia dall’Est Europeo al Nord Italia. Ad aprire il disco è lo scottish “La Coccinella”, tutto giocato sulla progressione melodica del pianoforte e l’arpeggio del bouzuki. Si prosegue con il crescendo trascinante della bourrèe a due tempi “Cherry’s Pillow, che ci conduce prima alla fascinosa “Mazurka della Neve” in cui giganteggia il pianoforte di Marchetti, e poi all’an dro di “Buddies go to Mestre/Looking For Jenny”. Uno dei vertici del disco arriva con “The Dark Side Of Waltz”, nella quale il gioco di armonie maggiore e minore del valzer si evolve in una trascinante bourèe con protagonistra la musette di Ventimiglia. Le atmosfere orientali di “Ginko Mazurka” in cui spicca il violino di Chiarini ci introducono allo scottish “Lo Scoiattolo” in cui Marchetti lascia il pianoforte per imbracciare l’organetto. L’incandescente polka “Polkergist” ci conduce verso il finale con la mazurka “Artemisia”, la gustosa “Jig Set” e quel gioiellino che è “Lele’s Fancy”, una bourrèe suonata magistralmente, che suggella un disco prezioso, da ascoltare con grande attenzione per comprendere quali direzioni può prendere il bal-folk, se declinato in una chiave più vicina alla musica contemporanea che al folk tou court. 


Salvatore Esposito
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