Susanna Parigi, Il Suono e L’Invisibile. La musica come stile di vita, Infinito Edizioni 2015, pp.160, Euro 14,00/ Giulio Tampalini, Finalmente Ho Perso Tutto, Infinito Edizioni 2015, pp. 128, Euro 13,00

Nata come casa editrice specializzata in saggistica e reportage giornalistici, con grande attenzione verso i diritti umani e civili, Infinito Edizioni ha via via allargato il proprio raggio d’azione, proponendosi come, si legge dal sito internet, “un punto di riferimento culturale per chiunque voglia fare dell’impegno serio e della sensibilità l’humus da cui far germogliare l’albero delle proprie idee”. In questo contesto si inserisce la collana SoundCiak il cui scopo essenziale è raccontare la musica attraverso le parole, le esperienze e le emozioni dei musicisti, il tutto con il preciso obiettivo di incuriosire ed arricchire culturalmente il lettore. Un esempio di ciò arriva dai libri di Susanna Parigi e Giulio Tampalini, pubblicati quasi in parallelo, e che esplorano i sentieri della musica in modo differente, ma con la stessa passione e lo stesso trasporto. Cantautrice di talento dotata di grande sensibilità artistica, Susanna Parigi, ad un anno di distanza dall’album “Apnea” torna con il pregevole libro-intervista “Il Suono e L’Invisibile” realizzato insieme al musicologo Andrea Pedrinelli, con il quale è nato confronto a tutto tondo tra due visioni vicine ma mai identitarie, che insieme danno vita ad un affascinante viaggio nella musica vista non solo come forma d’arte ma anche come occasione per percepire dell’Infinito che si muove dentro e intorno a noi. A differenza dei tanti testi scientifici che trattano il rapporto tra la musica e l’ineffabile, spesso in riferimento alla musica classica, questo libro-intervista ha il pregio di rivolgersi non solo agli addetti ai lavori ma anche a chi ha poca familiarità con gli aspetti tecnici della musica, e lo fa con un linguaggio semplice e diretto, offrendo una preziosa occasione di arricchimento e stimolo per ulteriori ricerche. Aperto dalla prefazione di Roberto Cacciapaglia ed impreziosito da un testo di Luigi Manconi e Antonella Soldo, il libro prende le mosse da un’analisi del silenzio in musica e intorno alla musica, per soffermarsi su vari gradi dell’invisibile come l’effetto Haas e la Loudness War, l’utilizzo di campionatori e compressori, la diversa percezione del suono tra l’analogico e il digitale, la latenza della retina e le intenzioni, le connessioni tra musica e fisica quantistica, per giungere ad una attenta analisi della struttura di una canzone. 
Come scrive Roberto Cacciapaglia nella prefazione, questo libro “è indispensabile per chi vuole utilizzare la musica non come salvagente, in superficie, per non ascoltare il silenzio, ma come farebbe un subacqueo, che scende nelle profondità per raccogliere tutto quello che di infinitamente prezioso quest’arte suprema può darci”. Su un piano differente si pone, invece, “Finalmente Ho Perso Tutto” del chitarrista classico Giulio Tampalini, il quale si racconta all’amico Marcello Tellini, medico ed anche lui chitarrista per passione, ripercorrendo il suo lungo cammino formativo ed artistico. Sebbene in partenza questo libro potrebbe sembrare una semplice autobiografia in forma dialogica, andando più a fondo si scopre come gli spaccati di vita si alternino a riflessioni profonde sul senso del far musica, e sin dalle primissime pagine si propone la ricerca dell’empatia con il lettore. Attraverso i dodici capitoli, scopriamo Tampalini da bambino aspettare impaziente la fine delle lezioni di chitarra, poi l’innamoramento per la sei corde, lo studio serrato, la passione per la musica e quella per il calcio, poi ancora gli anni del Conservatorio, i primi concorsi vinti, il successo in Italia ed all’estero, e difficoltà che lo rafforzano via via. Insomma “Finalmente Ho Perso Tutto” è un libro appassionante che non mancherà di incuriosire i lettori, ne consigliamo la lettura magari ascoltando la chitarra di Tampalini in sottofondo. 

Salvatore Esposito