Dizu Plaatjies and Friends – Ubuntu - The Common String (Mountain Records, 2015)

Originario della Provincia del Capo Orientale, Sud Africa, Dizu Zungula Mzikantu Plaatjies (1960), che vanta tra i suoi mentori il percussionista cubano Changuito e l’etnologo e musicista austriaco Gerhard Kubik, è stato fondatore dei celeberrimi Amampondo, gruppo neo-tradizionale xhosa di Mpondo nel Transkei, con cui ha suonato da frontman per oltre quindici anni, è un pluristrumentista e cantante, ma soprattutto un maestro dell’arco musicale, è docente di etnomusicologia alla Scuola di Musica dell’Università di Città del Capo, educatore di comunità e oggi leader dell’Ibuyambo Ensemble, con cui propone canti tradizionali e nuove composizioni con strumenti di legno e di origine animale. Da quando ha lasciato il gruppo Plaatjies, musicista dal grande impatto scenico sul palco, ha sempre cercato procedure di mescolamento di stili e strumenti africani e occidentali, non risparmiandosi Per “Ubuntu-The Common String” – realizzato e prodotto con Patrick Lee-Thorp, francese residente in Sud Africa, manager, promoter e titolare dell’etichetta Mountain Records – Dizu si ritrova in società con una formidabile quanto variegata congrega di musicisti (sono diciassette) – tra i quali il chitarrista Derek Gripper e il cantante e chitarrista Nthombi Thongo – alle prese con arpe, chitarre, lamellofoni, balafon, marimba, fiati, violino e percussioni, che nelle undici tracce (vi troviamo anche una riuscita versione di “Malaika”, classico in swahili del repertorio di Miriam Makeba, come bonus track) si muovono liberamente e incisivamente, sviluppando un trascinante urban sound, che attraversa tradizione xhosa, lessico jazzistico, fraseggio e ritmica rock, accento reggae e fremente passo afro-pop (“Langa Ola”). Brani tutti di grande calore, con superlativi incroci vocali, timbrici e ritmici; ci sono gli omaggi a Mandela (“Mandela Afrika”) e a Biko (“Bantu Biko”), una superba riproposta di “Inkomo”, classico anni Ottanta degli Amampondo. Sul versante più sperimentale spiccano “Ithemba” e “Xoliswa Sthandwa Sentliziyo”, in cui decolla il sodalizio con i francesi del gruppo L’Arbre Canapas. Ancora ci si entusiasma per la potenza di “Phalisa”, ammaliano la minimale “Ukuza kwe Langa”, imperniata sull’intreccio di corde, e l’ipnotica “Izalwa Algiers”, che rievoca la partecipazione di Dizu al festival pan-africano di Algeri del 2009. “Ubuntu” è una delle migliori produzioni africane dell’anno appena trascorso. 


Ciro De Rosa