Ghazalaw – Ghazalaw (Marvels of the Universe/Theatr Mwldan, 2015)

In tempi recenti band come Fernhill, Calan e 9Bach, l’arpista Llio Rhydderch e la suonatrice di crotta Cass Meurig, solo per citare i primi artisti che vengono in mente, hanno riportato all’attenzione degli appassionati la tradizione musicale cimrica rinverdendo i fasti di Ar Log e Yr Hwntws negli ultimi decenni del Novecento. Solo un paio di anni fa un’altra arpista, Catrin Finch, aveva incrociato magistralmente le corde del suo strumento con la kora di Seckou Keita. Ora è la volta di un altro affascinante incontro tra culture musicali: si tratta delle voci di Gwyneth Glyn, gallese, cantautrice e chitarrista, cresciuta a Llanarmon ma residente a Cardiff, e di Tauseef Akhtar, sublime cantore di Mumbai e suonatore di harmonium. I due hanno dato realizzato un album coprodotto dal centro per le arti Theatr Mwldan di Cardigan e dalla label dell’ex Catatonia Cerys Matthews, cantante, programmista della BBC e critico musicale. Nei dieci brani che danno forma a “Ghazalaw” la poetica del ghazal si combina con l’antico repertorio popolare gallese del ‘hen benillion’ (il verso antico); lo stesso nome del duo e del CD eponimo, Ghazalaw, è l’unione della forma lirica in lingua urdu con la parola gallese ‘alaw’, che nella lingua del dragone significa melodia. La fioritura letteraria d’amore del subcontinente indiano accoglie l’espressione folklorica gallese in forma tradizionale anonima o nella riscrittura contemporanea creata da Gwyneth Glyn. Si sviluppa una luminosa e vibrante comunione di note e di spiriti, phoné e cadenze che si intrecciano, ‘birha’ (il dolore della separazione o dell’amore non corrisposto nel ghazal) e ‘hirateh’ (termine gallese che copre in parte ma non del tutto l’area semantica della nostalgia) congiunti dallo charme canoro della coppia. Alle spalle del canto si innesta un sobrio tratteggio di tabla (Ashis Jha), chitarra (Sanjoy Das e Gwyneth Glyn), harmonium (lo stesso Tauseef Akhtar) arpa (Georgia Ruth Williams) e violino (Mansa Kumar). 


Ciro De Rosa