Carles Dénia i La Nova Rimaire – L’home insomne (Comboi 2015)

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Ho conosciuto Carles Dénia ascoltando l’ottimo “El paradís de les paraules”, il disco del 2012 dedicato a poeti di Al-Andalus orientale, autori vissuti a Valencia tra il X e il XIII secolo, tra cui Marj Al-Khul, Ibn Lubbun, Ibn Yanniq e Ibn Al-Abbar, le cui liriche erano state adattate dallo scrittore Josep Piera. Poi la sua voce asciutta ma dalle sfumature profonde, il suo portamento misurato mi hanno definitivamente catturato nel recital dello scorso ottobre alla Fira Meditarrània de Manresa, dove Dénia ha presentato “L’home insomne” accompagnato dal gruppo La Nova Rimaire, di cui fanno parte Paco Lucas (liuto, bandùrria, pandereta), Carlos Lucas (bandùrria), Vicent Carrasco (chitarra, guitarrò – una piccola chitarra a cinque corde – e nacchere), Cristóbal Rentero (chitarra, guitarrò e dulçaina). Nel nuovo album, il quarantaquattrenne originario di Gandìa, nella Comunità Valenciana, ritorna al repertorio di matrice tradizionale, che già aveva risonanza in “Tan alta com va la llun” (2008), disco nel quale lui, musicista di formazione jazz con studi al Conservatorio olandese di Den Haag, andava a rivisitare il canto tradizionale valenciano, lontano da esiti folkloristici. Anche “L’home insomne” (“L’uomo insonne”), quinto CD della sua discografia, è per Dénia uno scavo nella memoria e nel presente del canto popolare, che si sostanzia nella ripresa dei modi del ‘cant d’estil’, formula esplicitata sin nella copertina del CD, dove si legge: “Música tradicional valenciana i cant d’estil”: più chiaro di così! Non bastasse, ecco che il brano d’apertura (“La tradició mal entesa”) è ancora più una dichiarazione: su un tema tradizionale, Dénia canta: «La tradició mal intesa / El nostre cant dilapida / I en virtut de la puresa / Acaba matant-lo en vida / D’avorriment i tristesa» (che tradotto dal catalano suona più o meno così: «La tradizione fraintesa / Sperpera il nostro canto / E sotto queste regole di purezza / Si finisce per tenerla come un morto vivente / Per noia e tristezza»). 
Il “cant d’estil” è un genere vocale di tradizione orale diffuso soprattutto nella parte centrale della regione valenciana. Evoluzione di forme di canzone utilizzate anche per la danza, è un canto melismatico, nel quale il canto, pur muovendosi su una misura fissa di tempo, mostra una forte libertà e si produce in forme di improvvisazione rispetto all’armonizzazione e all’accompagnamento strumentale. Dénia (voce, chitarra, palmas, composizione, arrangiamenti e produzione artistica) concepisce il suo disco come un percorso nelle sfumature espressive musicali della regione, nelle pieghe dell’arte canora popolare, tanto delle aree di idioma valenciano, affine al catalano, come di quelle castigliane. Tuttavia, l’artista di Gandìa rivendica la libertà di sperimentare, consapevole, però, che la conoscenza profonda della materia prima su cui si sta intervenendo è un passaggio cruciale per portare avanti il linguaggio tradizionale. Il solo battito di mani e le voci conducono la prima parte di “Jerigonzas de Navalòn”, un canto infantile in forma di seguidilla, in cui Dénia chiama a raccolta figli e nipoti a interpretare il coro; con l’ingresso degli strumenti a corda il brano prende il volo nella seconda parte, pur conservando la sua cantabilità corale. In “Malaguenya del Rebolledo”, Carles duetta con Jorge Cobos, ottimo interprete di malagueña, forma diffusa nella zona a sud di Alicante. La voce di sabbia fine di Carles torna protagonista assoluta in “Jota fandango”, cui segue “Bolero de l’home insomne”, canzone scritta di suo pugno. Il brano riassume le motivazioni dell’album, la storia di una ricerca artistica che fa perdere il sonno, ma alla quale si assomma una critica politica e sociale che parla della Spagna contemporanea, e non solo. 
Dopo l’autobiografica “Fou Gandia el meu bressol”, dolçaina e percussioni di Alexis Tobias entrano in “Albaes del Maestrat” (l’albaes è una variante del cant d’estil, a tema amoroso o satirico, con passaggi lirici e virtuosistici, ma che prevede una tessitura strumentale più articolata). Qui Dénia non ‘chiede licenza’ per esprimersi con versi critici sul significato di tradizione («Chi vuole essere il vescovo della Santa Tradizione, il cui anello tutti devono baciare per ricevere la benedizione»). La voce si inerpica ancora nei riberenques “Com una lluna matinera”. Si torna nell’area di lingua castigliana a tempo di veloci seguidillas (“Seguidilles de Zarra i Enguera”), prima dei marcati echi flamenco di “Petenera”, testimonianza della familiarità di Carles con la prassi canora e chitarristica andalusa. Ci si muove ancora a tempo di fandango, cantato in spagnolo (“Fandango de Moixent”), per poi accommiatarsi in “Com un crit que arriba al cel”, il cui testo evoca la notevole figura di grande cantaor che è stato Miquel “El ceguet de Marxalenes”, attivo nella prima metà del Novecento e protagonista di incisioni memorabili. Lavoro di u artista di forte temperamento, intenso e diretto, “L’home insomne” è stato selezionato tra i cinquanta migliori album del 2015 dai critici musicali che compilano la Transglobal World Music Chart. 


Ciro De Rosa