Pizzica Pizzica. Roots Music From Salento. Intervista con Anna Cinzia Villani

Nato dalla collaborazione tra le associazioni Dilinò e Core de Villani, “Pizzica Pizzica. Roots Music From Salento” è un nuovo ed innovativo progetto di promozione culturale sinergica che mira alla riscoperta ed alla valorizzazione delle tradizioni musicali del Tacco d’Italia, nell’ottica di una valorizzazione qualitativa, come baluardo contro la modernizzazione selvaggia di suoni, forme coreutiche e vocali. Partendo da questo presupposto, in breve tempo hanno aderito a questo collettivo non solo artisti e gruppi (Mascarimirì, Anna Cinzia Villani, Insintesi, Pizzicati Int’Allu’ Core, Antonio Amato Ensemble, Compagnia Aria Corte), ma anche altre realtà come festival, etichette discografiche, location per concerti ed operatori enogastronomici. L’unione di forze, risorse e desiderio di stare tra la gente, ha dato vita ad una piccola grande rivoluzione nella scena musicale salentina, della quale abbiamo parlato con Anna Cinzia Villani, promotrice insieme a Claudio “Cavallo” Giagnotti di questo progetto, e che abbiamo intercettato nell’ultima edizione del Medimex, presso il loro coloratissimo ed affollatissimo stand.

Com’è nato il progetto “Pizzica Pizzica Roots Music From Salento”?
“Pizzica Pizzica. Roots Music From Salento” nasce dall’esigenza di essere presenti nel mercato musicale europeo, così abbiamo deciso di unire le forze, cosa fondamentale al giorno d’oggi, essendo questo l’unico modo per resistere, valorizzare ed esportate il mondo musicale che abbiamo conosciuto. 
Personalmente trovo molto importante perseguire la strada che ho scelto già tanti anni fa, ed a limite poterla mescolare, senza confonderla, con dei linguaggi musicali differenti con cui ho familiarizzato in tanti anni di ascolti. La radice però per me è molto importante, e me ne accorgo quando ascolto la musica nei vari festival del mondo. Trovo sempre più bello e ricordo sempre con maggiore limpidezza un prodotto originale che abbia un carattere riconducibile a qualcosa di esistente, mentre le cose ibride fanno più fatica a restarmi impresse. 

Qual è il vostro obiettivo principale?
Il nostro collettivo si pone come obiettivo quello di essere presenti e resistere con le nostre forme musicali dove si senta molto forte la radice, anche quando è mescolata o riletta con suoni molto moderni. Nel collettivo, ad esempio, sono presenti i Mascarimirì che propongono la loro trad-innovazione un intreccio tra musica etnica ed elettronica, o gli Insintesi che hanno dedicato due dischi al Salento con il loro duo dub. Ci sono poi anche gli Ariacorte, i Pizzicati Int’allu’Core, e Antonio Amato. Sono sfaccettature diverse della stessa radice. 

Com’è nata la scelta del nome “Pizzica Pizzica”?
La scelta del nome Pizzica Pizzica e non Taranta, nasce dal fatto che la nostra musica tradizionale viene identificata con un non-nome, un‘operazione sbagliata, e probabilmente studiata per avere più presa. 
Il nome Taranta è stato usato in molti modi anche da chi si dice contrario al suo uso spregiudicato. E’ un marchio, certo, ma anche Pizzica Pizzica lo può diventare, usando il vero nome della nostra danza tradizionale nel suo sviluppo ludico. Del resto è stato sempre così, perché non è esistito solo il tarantismo ma anche la danza per puro divertimento e per puro piacere. 

Il vostro collettivo mira comunque a valorizzare non solo le forme coreutiche tradizionali come la pizzica pizzica ma più in generale tutta la musica salentina…
Ognuno dei gruppi o dei solisti che hanno aderito propongono la musica salentina in diversi stili. Nel mio caso, propongo sia la pizzica pizzica come forma locale di tarantella, ma anche i canti d’amore e di lavoro perché da quelli non posso prescindere perché fanno parte della storia della mia gente. Ho intenzione di portarli per sempre sul palco, finché posso. Quello che unisce tutti quanti è proprio la pizzica pizzica, perché ognuno la propone secondo il suo approccio. C’è chi la fa con un’impostazione più danzereccia, chi lo fa con forme più profondità, chi ancora in modo più delicato. E’ per questo che abbiamo scelto questo nome.

A questo progetto hanno aderito anche alcuni festival…
Abbiamo scelto di includere in questo collettivo anche dei festival che propongono musica salentina tutto l’anno, e non solo d’estate. 
Ci sono anche dei luoghi che promuovono, e valorizzano l’enogastronomia locale. E’ una piccola filiera tutta basata sulla presenza e la sopravvivenza di forme di cultura locale.

Tu sei tra i promotori di questo progetto con Claudio Cavallo nella doppia veste di musicista ed organizzatore del festival Ballati! che è stato un po’ il seme di questo collettivo…
Ballati! è uno dei festival che si occupano di musica salentina, e negli ultimi anni è diventata anche l’occasione di approfondimento e discussione. Claudio ha di recente dato vita anche al Tam Tam Tambureddhu Festival dove si pone l’attenzione sul tamburo a cornice salentino, chiamato volgarmente e genericamente tamburello, ed invece noi vorremmo che sopravvivesse il suo nome locale. Il mondo ha bisogno di Pizzica Pizzica, di Tamburreddhu, e cose autoctone con un vero carattere.

Artisti, festival e buon cibo. Quali sono i progetti di questa filiera?
L’obiettivo primario era essere presenti alle fiere più importanti del mondo e che stiamo completando in queste ore, siamo stati al Womex, siamo qui al Medimex e andremo al Babel Med a marzo. Vogliamo continuare ad esistere. Tra me, Claudio Cavallo ed Insintesi c’è il progetto di incontrarci durante la settimana o più volte durante il mese per creare sinergie musicali, perché la musica non è solo quella che si costruisce a tavolino per fare un disco, o le prove per un concerto, ma è anche quella che nasce mangiando e bevendo. 
Nonostante tanti anni di carriera mi rendo conto che le cose più belle sono quelle che si creano in un momento di unione vera con le persone con le quali condividi, il cibo, il vino e sicuramente anche la musica. E’ qui che nascono le cose più interessanti, costruite intorno al nostro mondo, e non intorno al gusto del pubblico che porta sempre fuori strada. 

Quindi l’obiettivo è anche quello di saper educare il pubblico…
L’obiettivo è soprattutto quello di ritrovarsi e fare musica che piaccia a tutti quanti e che nasca dal nostro incontro, quindi fare una sorta di rieducazione all’ascolto. 

Concludendo, Pizzica Pizzica è una reazione alla massificazione ed alla svendita della cultura salentina…
Per quanto mi riguarda sicuramente si. Non so dire gli altri come risponderebbero. Non mi piace più il modo in cui il pubblico che viene da fuori vede il Salento. Dal turista più massificato a quello più attento ognuno aspetta di vedere l’autenticità del territorio che stiamo distruggendolo. Forse siamo un po’ in ritardo, ma non possiamo arrenderci.

Salvatore Esposito