Beppe Gambetta & Tony McManus – Round Trip (Borealis/I.R.D., 2015)

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Non può far che bene mettersi in viaggio sulle note offerte da Beppe Gambetta e Tony McManus nel loro “Round Trip”. La coppia di chitarristi si ritrova in un’incisione pubblicata dall’etichetta canadese Borealis dopo aver condiviso, in passato, tante avventure on stage con il quartetto Men of Steel (con Dan Crary e Don Ross. Di loro, si ascolti “Live: The Art of the Steel-String Guitar”). Non è questa la sede per ripercorrere i fasti artistici di due maestri consacrati della chitarra: il genovese, celebre personalità internazionale del flatpicking, ma anche protagonista di ricerche a tutto campo sulla rotta delle ‘musiche perdute’ e delle musiche migranti dall’Europa oltreoceano; lo scozzese, residente in Canada, raffinato e versatile interprete delle sei corde, esponente di grande statura del chitarrismo cosiddetto ‘celtico’. Il programma del loro sodalizio discografico, sviluppato in undici tracce, è assortito con mirata sapienza, poiché i due musicisti non riducono tutto al virtuosismo individuale, piuttosto mettono a frutto l’abilità nel fondere modi personali con le proprie tradizioni musicali, trascendendo la ‘certezza’ della divisione tra prima voce melodica e accompagnamento ritmico, lasciando spazio all’invenzione, all’ordito melodico, all’incrocio tra i due strumenti, che non produce mai ovvietà. Che dire poi del repertorio? Anche qui prevale l’esplorazione, che cattura l’attenzione dell’ascoltatore con materiali poco noti, ricercati all’interno delle musiche di tradizione orale e d’autore. L’attacco, molto indovinato, è con “Bonnie Mulligan’s” (tema di cui ricordiamo la versione irresistibile suonata dall’organettista irlandese Sharon Shannon) di Peter Ostroushko, importante figura innovativa del folk americano; il brano è la trasposizione, in duetto flatpicking, di un tema per violino. Anche “Sleeping Tune”, in origine concepito per la cornamusa scozzese, è un incanto, che serve peraltro a serbare nella memoria il nome dell’innovativo piper scozzese Gordon Duncan, scomparso a soli 41 anni. 
Il brano è da tempo parte del repertorio di McManus, ma qui è rielaborato con l’intervento di Gambetta. Dal cilindro spunta, poi, il semi dimenticato De André di “Valzer per un amore”, con Gambetta alla voce. Segue l’impeccabile medley di jig (“Out On the Ocean/ The lark’s March / Spórt”). Altra sorprendente delizia, testimonianza del rapporto tra ricerca e interpretazione e della volontà di cucire un filo tra passato e presente, è “Ligurian Bells Melody: Motivo Improvvisato”: parliamo di una melodia composta da un campanaro ligure (Ferrari), proveniente dalla raccolta di documentazione sull’arte musicale campanaria di Mauro Balma. Qui, accanto alla chitarra acustica di Gambetta, troviamo McManus che imbraccia la chitarra ‘Pikasso’ a 36 corde della liutaia canadese Manzer, con riusciti effetti timbrici. Ancora vertici assoluti si raggiungono nel vorticoso set tradizionale “Doherty/Return to Milltown/Tommy Peoples”. Invece, nella canzone “Slightly Go Blind” del newyorkese John Herald – nome noto a chi ha seguito le vicende artistiche del Village – il gioco vincente di coppia è tra chitarra acustica ed elettrica. Con “La Bergamasca” si apre un altro capitolo di vibrante trasposizione, perché il brano proviene dal repertorio del violinista dell’Appennino bolognese Melchiade Benni. Chitarra, mandolino e bouzouki si impongono nel trionfo ritmico irregolare esposto nella danza greca “Moustambeiko”. Sintonizzato sull’onda mediterranea è anche l’Ave Maria sarda “Deus Ti Salvet Maria”, in una versione che emoziona. Per finire, si approda alla notevole sequenza danzante di “The Manitoulin Set”, che ci fa rituffare nel mondo musicale prediletto da McManus. Come si diceva una volta: “Round trip” è un disco imperdibile, non soltanto per gli iniziati della chitarra. 


Ciro De Rosa