Lassociazione - Appunti da un viaggio immaginario (Lindipendente/Self, 2015)

“Appunti da un viaggio immaginario” è un lungo racconto, una concatenazione di narrazioni, di immagini, di riflessioni che Lassociazione - ensemble forse non conosciuto come meriterebbe - ha organizzato in un lavoro molto ben fatto e articolato. Composto di un disco, registrato dal vivo nei primi mesi del 2015 in occasione di un tour di concerti nei teatri, e di un documentario video. In scaletta si susseguono tredici brani, tutti accomunati da una tensione interessante, un suono pieno e profondo (“Sedici”), riconducibili al live e, probabilmente, al progetto di pubblicarli in un nuovo disco. Progetto che ha impegnato gli autori a riorganizzare il materiale dei precedenti tre album (pubblicati tra il 2010 e il 2014), che sono stati selezionati per una nuova via, una nuova narrazione integrata, per l’occasione, con alcuni inediti. Insomma, scorrendo le tracce ci si immerge in un flusso coerente, nel quale ogni strumento assume una posizione significante, dentro un ordine costituito da elementi fondamentali: nelle melodie del violino, ad esempio, converge la maggior parte delle descrizioni musicali; i testi - sia in dialetto che in italiano - sono eleganti, sintetici, descrittivi e, sopratutto, evocativi di uno scenario intimo, profondo, ma connesso con un contesto generale di cui si possono cogliere gli aspetti più significativi (“Isola perduta”), come a voler lasciare scorrere un ciclo di immagini, di sensazioni. Questa tensione descrittiva e riflessiva orienta anche la costruzione musicale, riconducibile a un impianto strutturalmente folk, dal quale emergono - nonostante una strumentazione acustica e “classica” - suggerimenti, incastri, soluzioni mai scontate. Ce definiscono un profilo narrativo per niente retorico. Anzi, ciò che si produce all’ascolto è la riabilitazione di un insieme di “formule” probabilmente conosciute, ma che, grazie alla spinta di una progettazione dettagliata, si trasfigurano in segni nuovi. Che non ripetono niente e che ondeggiano tra una dimensione poetica molto forte (“Sabbia e malcontento”), che determina la coerenza della visione, l’efficacia della descrizione, e un sostegno strumentale rigenerato proprio dalla coerenza del racconto (o, se vogliamo spingerci un po' più in là, dalla coerenza dell’idea che lo nutre, che lo sostiene). A ben vedere, nonostante abbondino gli elementi di connessione con una tradizione espressiva che ha avuto anche abbastanza fortuna nello scenario musicale indipendente italiano (il legame con lo scenario musicale popolare dell’Appennino tosco-emiliano, un impianto folk-rock di ispirazione inglese, un’organizzazione armonica “romantica”, che richiama la tradizione cantautorale del nostro paese), ogni citazione plausibile rimane tale (“Al reml”). Rimane un cenno, un repere. E per questo acquisisce un significato più complesso, spostando il linguaggio de Lassociazione su un piano nuovo: innanzitutto da un punto di vista tecnico-esecutivo, che include l’interpretazione strumentale e, allo stesso modo, i contenuti testuali e il modo in cui questi sono cantati. L’ensemble riesce a intercettare e reiterare una soluzione convincente. E quindi ci assicura un impegno straordinario che va oltre l’ispirazione e arriva a definire un progetto coerente (come ho detto in apertura) di narrativa musicale. Gli esempi, in questo caso, sono diversi e si trovano in tutto l’album: “In canto”, il brano di chiusura dell’album, “Me i sun c’me sun”, “Ho stima delle cose” e sopratutto “Tera ud castigna” e “Guaza e brina ud l’adman”, due tra i migliori brani in scaletta. 


Daniele Cestellini