Festival “Ande bali e cante”, Rovigo, 12-13 settembre 2015

“Tutti al ballo!”: il 12 e 13 settembre, il Monastero degli Olivetani di Rovigo ha ospitato la quattordicesima edizione del festival di musica e cultura popolare “Ande bali e cante”: due giorni ben riusciti, nonostante le difficoltà a reperire risorse. A caldo, abbiamo chiesto al direttore artistico di sempre, Roberto Tombesi, uno dei maggiori organettisti italiani e co-fondatore dello storico gruppo veneto Calicanto, un bilancio della manifestazione, ma anche un aggiornamento sulle avventure di una nuova creatura: l’Orchestra Popolare delle Dolomiti.

È stato un festival che ha saputo fare di necessità virtù...
Sì, in effetti la Regione Veneto, oltre a non averci pagato il contributo 2014, quest'anno ci ha lasciato davvero a secco (“armonizzazione del bilancio”, si dice!). Fatto sta che, gioco forza, abbiamo dovuto fare un festival con pochissime risorse facendo leva sulla filosofia del kilometro zero. Come dici: di necessità virtù, in quanto da tempo c’era l’esigenza di fare il punto sulla musica da ballo dei nostri territori e la risposta è stata molto interessante da parte di tutti i gruppi invitati che lavorano nel territorio veneto-emiliano e zone limitrofe. Se, per forza di cose, quest'anno non ci sono stati i grandi eventi concertistici degli scorsi anni, le presentazioni del libro su Sergio Liberovici a cura di Paola Barzan e Chiara Crepaldi, quello sulla Danza popolare in Italia a cura di Attilio Baccarin, nonché la presentazione del CD dell’Orchestra Popolare delle Dolomiti, intitolato “Concier di testa”, e del DVD con i Calicanto  “Il Pop di ieri” (dedicato ad  un fondamentale e poco conosciuto libro padovano del 1842 "Le voci del Popolo" di Berti e Zacco), hanno fatto di questo festival una chicca dal punto di vista antropologico e etnomusicale.

Come hanno risposto musicisti e partecipanti all’invito alla “Notte della manfrina”?
C’erano molti gruppi di danza e relativi musicisti, a dimostrare come nel Veneto la pratica coreutica sia fin dai primi anni '80 del secolo scorso molto diffusa a vari livelli. È stato divertente vedere a confronto tante varianti di polesana, bassanello, pive e manfrine. Purtroppo, un repertorio di danze, che– a mio avviso – a torto non è troppo frequentato, addirittura a volte è snobbato dalla pratica del bal folk italiano e internazionale. 

Nel pomeriggio di domenica un incontro ha fatto il punto sui balli tradizionali in Veneto: qual è il loro stato di salute?
Buono, il problema è che spesso si preferiscono gli standard franco-celtici-salentini. Il convegno ha messo a fuoco come sia necessario attivare da parte di tutti una consapevolezza culturale che possa valorizzare questi repertori che spesso, per provincialismo, comodità, mode e pigrizia culturale, non vengono da noi stessi abbastanza valorizzati. I convegnisti sono d'accordo nel metterein atto tutta una serie di appuntamenti, strategie e sinergie che a breve, a mio modo di vedere, decreteranno un nuovo corso della danza veneta. Di questo ne sono sicuro. Ho visto molti gruppi consapevoli della loro singolarità da cui risulta evidente la volontà di uscire da schemi un po’ triti. Alcune danze venete poco note, se opportunamente confezionate musicalmente (e qui alle volte c'è il limite di diversi interpreti), possono avere un riscontro davvero sorprendente. Il CD dell’Orchestra delle Dolomiti lo dimostra e spero anche il mio imminente CD dedicato alla danza tradizionale veneta per organetto (e non solo).

Per l’Orchestra delle Dolomiti è stata l'occasione per presentare il CD registrato in studio: come riassumeresti in poche righe un progetto così importante?
So di rischiare la presunzione e l’immodestia, ma ritengo questa enorme, bellissima fatica un vero atto di eroismo, di sana visionaria utopia (in barba a questi tempi), un’occasione di superamento di aridi campanilismi e un’opportunità unica di fraterna condivisione. Certo, abbiamo avuto i nostri momenti difficili durante la produzione del CD: mettere d'accordo oltre venti musicisti in un progetto molto democratico non è impresa da poco. Però, l’intelligenza, la sobrietà, la disponibilità, in definitiva, la qualità delle persone in campo hanno saputo farsi beffa di accese individualità,

Quali i progetti futuri?
Tanti. Pur sapendo che non sarà facile di questi tempi portare in tour un simile progetto (visti i costi e anche gli impegni dei singoli), sappiamo che il lavoro è di buona qualità e che non potrà passare inosservato. Ora cominceremo a promuoverlo a dovere, a partire dalla presentazione ufficiale del disco, che avverrà il 3 ottobre presso il Rifugio Fuciade, Passo di Pellegrino, Soraga (TN). In seguito, ci sarà una presentazione al prestigioso MUSE, il museo delle scienze di Trento progettato da Renzo Piano.

Un bilancio del festival?
Buona, sicuramente, nonostante i limiti dettati dall’impossibilità di ospitare gli artisti internazionali previsti nel nostro programma iniziale. È stato un festival di passaggio, organizzato all’ultimo momento con tanta passione e un pizzico di follia. Per il futuro non voglio sbilanciarmi, ma se la Regione non riprende a sostenerci in modo adeguato dovremmo rassegnarci a chiudere o a virare verso un festival di tipo più culturale come quello di quest’anno.



Alessio Surian