Bella Hardy – With the Dawn (Noe Records, 2015)

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Questo è l’album della svolta per la trentunenne cantante inglese, tra le espressioni più rilevanti del nu folk albionico. Se in passato Bella Hardy – nominata nel 2014 folk-singer dell’anno dal canale 2 di BBC Radio – si era rivolta principalmente al patrimonio di ballate popolari britanniche, e nel precedente disco, “Battleplan”, si era messa a cavallo tra rilettura della tradizione e creazioni originali di impianto folk, qui le canzoni sono tutte nuove di zecca (oltre alla sua, due songs portano la firma del produttore Ben Seal, centrale per l’uso della programmazione e per gli arrangiamenti di “With the Dawn”, e della cantante Cara Luft). Le undici composizioni sono testimonianze e riflessioni, quasi un diario personale dell’ultimo movimentato anno dell’autrice originaria del Peak District ma residente a Edimburgo. Sono brani solidi dal punto di vista compositivo, dove l’elettronica si fonde con gli strumenti acustici (banjo, violino, piano, tromba, trombone, corno francese, tuba, batteria) e la voce folk-contemporanea di Bella trova sponda nelle sfumature trip hop e ambient. L’irresistibile “The Only Thing To Do”, dalle orecchiabili venature pop (della miglior specie), è una meditazione su un amore perduto, che dà subito il senso sonoro di un album da porre nella scia di “Mount the Air” degli Unthanks, altra recente gemma discografica. 
Un banjo apre la seconda traccia, “First Light of the Morning”, prima che la voce nitida di Bella, piano e fiati entrino a edificare le trame emozionali di questa ballad, che è una delle più belle canzoni del disco. Il tema dell’amicizia è al centro delle liriche di “The Darkening of the Day”, mentre la compenetrazione tutta al femminile, tra infermiere tedesche e vedove di guerra, è il tema di “Jolly Good Luck to the Girl that Loves a Soldier”, commissionata per il progetto discografico “Songs For The Voiceless”, dedicato al Primo conflitto mondiale. Producono sperimentazioni “You Don’t Have To Change (But You Have To Choose)”, dilatata tra voce e chitarra a 12 corde registrate con un iPhone 5, cori, campane, e “Another Whiskey Song”, punteggiata da percussioni e bordoni di violino. Il piano guida delicatamente “Oh! My God! I Miss You”, mentre la voce limpida di Bella domina l’elegiaca, “Gifts”, brano dal profilo strumentale non convenzionale. Poi tocca al duetto con la vocalist e banjoista canadese Cara Luft in “Time Wanders On”, prima della morbidezza di “Lullaby For a Grieving Man” e della speranza che anima la conclusiva “And We Begin”. 


Ciro De Rosa