Blu L’Azard – Enfestar (Chambra d'Òc, 2014)

“Il ballo cantato” o il “ballare cantando”, ovvero il danzare sulla voce degli stessi partecipanti al ballo è attestato in Europa sin dal Medioevo e dal Rinascimento, ed in particolare questa pratica coreutica è stata documentata nelle regioni di lingua occitana e francoprovenzale fino allo scoppio della Grande Guerra. Andando più a fondo, però, si potrà notare come sia rimasto intatto un continuum storico fino a giorni nostri, in quanto tale uso è riscontrabile nei girotondi o nelle filastrocche dei bambini. Da queste considerazioni ha preso forma il progetto “Dançar a la chantarèla”/”Balà an chantant” (in occitano il primo, in francoprovenzale il secondo), portato avanti dai Blu L’Azard, quartetto proveniente dalle valli occitane italiane composto da Peyre Anghilante, dalla Val Maira e Val Varaita (voce e fisarmonica), Flavio Giacchero, dalle Valli di Lanzo (voce, clarinetto basso, sax soprano, cornamuse), Marzia Rey, dalla Valle di Susa (voce, violino) e Pierluigi Ubaudi, dalle Valli di Lanzo (voce, flicorno baritono, oggetti sonori). A coronamento di un lungo rodaggio dal vivo con concerti, finalizzati alla riscoperta del “ballo cantato”, il gruppo occitano ha dato alle stampe “Enfestar”, disco prodotto da Chambra d’Òc e finanziato dalla Regione Piemonte con i fondi della legge regionale per la diffusione della lingua e della cultura occitana e francoprovenzale. Il gruppo occitano ha cristallizzato il proprio lavoro di ricerca e di rielaborazione dei materiali tradizionali, partendo dalla costante ricerca di sonorità nuove che superassero in qualche modo gli stilemi standardizzati della musica tradizionale delle valli occitane. Più in particolare i Blu L’Azard hanno cercato di esaltare la dimensione improvvisativa della musica occitana, riscoprendo le tante variazioni che possono nasce dall’esecuzione di un brano, e tutto ciò ha contribuito in modo determinante a caratterizzare la loro cifra stilistica. In questo senso, particolarmente calzante ci sembra anche la scelta di riportare nel libretto, quasi fosse una sorta di manifesto artistico, una citazione del compositore ed etnomusicologo Constantin Brăiloiu (1893-1958) in chi afferma che nella musica popolare creazione e interpretazione si confondono ovvero che, nel rispetto delle regole esecutive funzionale al ballo, c'è molta creatività. Di taglio programmatico è poi anche il titolo del disco che in occitano arcaico vuol dire non solo rallegrarsi, ma anche portare la festa, e in una accezione metaforica potremmo dire che il gruppo occitano ha colto nel segno pervadendo di suoni nuovi la tradizione. Quasi fosse una sorta di concept album, il disco raccoglie ventiquattro brani che nel loro insieme compongono una narrazione unitaria in cui si intrecciano le storie narrate nei canti e paesaggi sonori fatti di suoni, dialoghi, feste, animali, e racconti, fino ad un finale tutto da scoprire. L’ascolto ci conduce attraverso filastrocche ora in francoprovenzale (“Bella t’è bella) ora in occitano (“Cese Bequin”), ci regala un sorprendente “Gigo” della Val Varaita interpretato per sole voci, ma anche brani di nuova composizione come il circolo circassiano “Ele nebbies d’andin”, la courenta “Lhi sonaires”, la polka “Maria bela” e l’ironica e surreale “Te te rat”, fino a toccare vere perle come la bourrée “Demeisèla” raccolta da Julien Tiersot alla fine dell'Ottocento, e il rondeau “L’auriòu qu’a ‘nau plumentas”. Altre gustose sorprese arrivano dal “cantar Martina” riletto su tempo di valzer “Martina ‘d Mizinì”, proveniente dalle Valli di Lanzo, dalla suite di bourrées “Mon père a tué un loup/encinte sans l’avoir senti” e da quel gioiello che è la filastrocca “Tiqquele miqquele” con le voci che si sposano in modo perfetto con la tessitura musicale in cui brillano i fiati e la fisarmonica. Le due suite di congòs per voci e cornamuse “Congòs de Vèrt”, e di courente della Valle di Viù “El fasinne courne”, insieme al tradizionale “Jambreina” suggellano un disco prezioso che non solo ha il pregio di gettare nuova luce sulle forme coreutiche dell’area occitana italiana, ma ci svela uno dei gruppi più interessanti della scena musicale piemontese. 


Salvatore Esposito