Les Ambassadeurs du Motel de Bamako - Les Ambassadeurs du Motel de Bamako (Stern Music, 2014)

La Stern Music ha pubblicato un doppio cd dell’ensemble Les Ambassadeurs du Motel de Bamako. L’album (omonimo) si configura come una raccolta di materiale straordinario, composto da brani inediti, brani storici della formazione originale, brani mai pubblicati in digitale che, nel loro insieme, ricompongono il periodo d’oro della formazione di base in Mali tra il 1975 e il 1977 (e che di lì a breve, per motivi politici noti, si sarebbe spostata ad Abidjan, in Costa D’Avorio, assumendo il nome di Ambassadeurs Internationales). In altre parole si tratta di un compendio di musiche dell’Africa occidentale che ci riporta agli albori della world music. Che ci riporta, anzi, a una west african world music ante-litteram, nella quale figurano tutti gli elementi che hanno caratterizzato il genere negli anni Ottanta su un piano internazionale e commerciale. Elementi che ancora oggi – spesso attraverso procedimenti di semplificazione ritmica e timbrica, sebbene legati retoricamente a una “scrittura” tradizionale – ricoprono un ruolo centrale nelle produzioni musicali provenienti da quell’area. Les Ambassadeurs, invece, fuori dalla costruzione tradizionalista, hanno strutturato una world music “naturale”, dentro il quadro di una visione artistica determinata da una contingenza politica e una necessità culturale. Entrambe riflesse, all’inizio degli anni Settanta, in una musica contaminata, nella quale convergevano le tradizioni espressive locali e le suggestioni degli stili afro-americani più famosi. Questa commistione diviene una base solida sulla quale Salif Keita e soci imbastiscono i loro brani, suonati con una formazione avveniristica, che comprende percussioni e batteria, chitarre e basso elettrici, tastiere, fiati e balafon. E di cui fanno parte alcune tra le più affermate star africane dell’orizzonte musicale contemporaneo: il già citato Keita (il quale entra un po’ più tardi nella formazione, dopo aver lasciato la sua “Rail Band”, in seno alla quale non riusciva a esprimere fino in fondo ciò che aveva in testa. Vale a dire una musica che potesse rappresentare il Mali in una prospettiva moderna, attraverso la convergenza di tutti i generi che ha poi sperimentato con gli Ambassadeurs: musica tradizionale – lui apparteneva a una dinastia griot, formalmente compromessa dal suo albinismo, a causa del quale, secondo la tradizione, non avrebbe potuto cantare –, rock, r&b, afrobeat, latin e french pop), i chitarristi Kanté Manfila e Ousmane Kouyate (che ancora fanno parte della turing band di Salif Keita), Cheick Tidiane Seck e Amadou Bagayoko (oggi parte del duo Amadou & Mariam). Il progetto di Salif Keita non poteva trovare un terreno più fertile, visto che la conformazione della band aderiva perfettamente al multiculturalismo del Mali di allora, comprendendo musicisti provenienti dalla Costa D’Avorio, dal Mali, dal Senegal e dalla Guinea. Inoltre il progetto musicale mirava a raggiungere un pubblico etnicamente differenziato, sia entro i confini del Mali che fuori, e per questo comprendeva repertori estremamente diversi, fino a interessare musiche russe, arabe o addirittura cinesi. I due cd raccolgono diciotto tracce e si differenziano soprattutto per un motivo. Il primo comprende nove tracce cantate da Salif Keita, la cui voce caratterizza, con un flusso sonoro delicato (mellifluo) ma deciso, l’intera struttura dei brani. Nel secondo compaiono Idrissa Soumaoro (che canta “Tiecolom-Ba”, brano composto da Keita) e Ousmane Dia (il quale canta quattro brani, due dei quali registrati a Radio Mali). 


Daniele Cestellini