Salvo Ruolo - Canciari patruni 'un è l'bittà (Contro Records, 2014)

Sono passati cinque anni da “Vivere Ci Stanca” e il cantautore siciliano Salvo Ruolo torna con “Canciari patruni 'un è libittà”, disco prodotto da Cesare Basile (Chitarra, Voce, Pianoforte, Banjo, Mandolino, Percussioni) per la Controrecords di Davide Tosches, ed inciso agli studi Zen Arcade Catania tra Gennaio 2013 e Gennaio 2014, con la partecipazione di Massimo Ferrarotto (percussioni), Marcello Caudullo (string machine, pianoforte), Carlo H. Natoli (banjo, slide guitar), e Alicia Jo Rabins (violino). Nato in quella fucina creativa che è il Teatro Coppola di Catania, prima liberato e poi autogestito da vari artisti, l’album raccoglie sette brani originali composti nel dialetto siciliano parlato tra Ottocento e Novecento ed oggi scomparso, e che Ruolo ha studiato sui vocabolari di Mortillaro e Pitré, ma anche ritornando nella sua terra per riscoprire i segni indelebili del passato. Proprio al passato, e ai tanti lati oscuri del Risorgimento nel Meridione d’Italia si richiamano i vari brani, infatti il cantautore siciliano ci racconta quella parte di storia non scritta nei libri dei vincitori, ma la storia dei vinti, quella di uomini e donne uccisi, o sottomessi dalle truppe dei Savoia, che giunsero come conquistatori privandoli della libertà e dell’identità culturale. Salvo Ruolo, attraverso questi sette brani, è riuscito a carpirne il dolore, la sofferenza, ma anche il desiderio di riscatto, mescolando il siciliano antico con il blues, dipingendo così una sorta di far west tutto italiano fatto di briganti, partigiani, anarchici, insurrezionalisti, vittime e carnefici di malaunità. Ad aprire il disco è la scarna e vibrante ballata narrativa dai toni blues “Malutempu” in cui il cantautore siciliano ripercorre il fenomeno del brigantaggio nel Sud dopo l’Unità d’Italia. Ad un racconto della nonna, è ispirata poi “A Buttana”, racconto su trama folk della storia di una prostituta per bisogno che rifiutò il vitalizio dei Borbone per il valore dimostrato dal suo uomo nella difesa di Messina. La drammatica “Re’ Pitu” apre la strada, prima all’omaggio alle anime grandi della tradizione musicale siciliana “Buttitta & Balistreri, e poi al dramma della lotta al brigantaggio dei Savoia che ritorna in “Mariuzza Izzu” in cui Ruolo evoca i massacri compiuti a Pontelandolfo e Casalduni. Completano il disco il rock di “Passannanti”, in cui viene evocata la storia di Passannante che attentò alla vita di Umberto I, e quel gioiello che è la ninna nanna densa di poesia “Picchì Brisci Accussì Notti”, che a buon diritto può essere considerato uno dei vertici del disco. Nonostante duri poco meno di venticinque minuti, “Canciari patruni 'un è libittà” è un disco vibrante ed intenso, che nel raccontare la controstoria dell’Unità d’Italia, lascia intravedere le piaghe lasciate aperte dalla storia, e che ancora oggi tormentano la vita della Sicilia. 


Salvatore Esposito