Keyvan Chemirani – Āvāz (Innacor, 2014)

Āvāz in farsi significa “canzone” o in senso più ampio “musica”. Un titolo emblematico per questa esplorazione delle comunanze tra la poetica dei mistici del XII e XIII secolo (Hafez, Rûmî, Saadi, Khayyâm) e il gwerz, una delle forme lirico-narrative più elevate della tradizione popolare bretone. In una cornice musicale modale, il tema condiviso è l’amore, inteso come espressione plurima. Seppure codificato diversamente nelle culture, sono individuabili punti comuni nelle declinazioni dell’amore inteso come tensione e avvicinamento al divino, come sentimento vitale, comunicazione di legami, vettore di grandi e tragiche vicende umane. Questa celebrazione mette insieme il canto della bretone Annie Ebrel e dell’iraniana Mayram Chemirani, le percussioni a calice, i tamburi a cornice e il santoor di suo fratello Keyvan Chemirani, il târ di Hamid Khabbazi e i flauti e il doudouk di Sylvain Barou. Non siamo di fronte all’ennesima artificiosa produzione “world”, ma ad un incontro di sensibilità artistiche, concepito sotto l’egida autorevole dell’etichetta bretone di Langonnet (che nasce dall’esperienza di gente del calibro di Jacky Molard, Erik Marchand, Betrand Dupont). L’accostamento di lingue e di repertori tradizionali, la giustapposizione di stili espressivi non diluisce le procedure canore delle due cantanti: lasciatevi trasportare dai transiti sonori di “Me am eus ur feunteun / Emad,” “AyriUk HasretUk”, “An teir rozenn/ Rumî's Vision”. O ancora provate ad ascoltare una dopo l’altra la potente “Chabi dar Granada” (c’è anche lo zampino del contrabbasso e della viola di Molard) e la liricità di “Ar Breur hag ar c’hoar”, impreziosita dal flauto e dalle corde del santoor. Altrove, negli strumentali (si tratta di tradizionali e di composizioni originali), on la bussola sonora puntata nettamente in Medioriente, il tratto virtuosistico va di pari passo con lo sviluppo di un terreno comune (superbi “Faotiti”, composto da Kevyan Chemirani“ e “Chahamezrab Nava”), licenza libera di solismo per Barou nel solo di bansuri, preludio al motivo bretone “Galon Digor-Digué”, e per il târ di Khabbazi, che apre la strada al canto di Maryam (“To Bégouch”). 


Ciro De Rosa