Gypsy Lumberjacks – Pulling Upon The Strap (Autoprodotto, 2014)

Nell’articolato panorama della musica indipendente americana è diventato sempre più difficile scorgere dischi che propongano qualcosa di realmente innovativo, considerando che in molti preferiscono andare sul sicuro e proporre country-rock o roots music con il pilota automatico innestato. Di tanto in tanto però fa capolino qualcuno che ha il coraggio di fare di più, o quanto meno di percorrere i sentieri della ricerca sonora per colorare il sound Americana in modo diverso. E’ il caso dei Gypsy Lumberjacks, quintetto di base a Minneapolis, formato da Leif Magnuson (voce e chitarra acustica), Peter Verdin (basso), Benn Karon, (cajon e percussioni), Cliff Smyrl (accordion), e James Berget (violino), i quali hanno unito le forze per lanciarsi alla ricerca di una originale commistione sonora che evidenziasse quanta ricchezza inesplorata c’è nella musica americana, e per farlo hanno pescato a piene mani nella world music come nel gypsy jazz, nei ritmi latin come nel flamenco, il tutto condito da una potente dose di energia ed entusiasmo. Dopo aver affilato le armi dal vivo nel corso del 2013 con ben 130 concerti attraverso venti stati americani, i Gypsy Lumberjacks lo scorso marzo hanno dato alle stampe “Pulling Upon The Strap”, nel quale hanno raccolto nove brani incisi presso i Sugar Sound Studios sotto la guida dell’esperto ingegnere del suono Jared Rush, e mixato da Wes Schuck ai Two Fish Studios a Mankato nel Minnesota. Ascoltando il disco nel suo insieme con attenzione si ha la sensazione netta di essere di fronte ad una sorta di diario di viaggio nel quale il quintetto di Minneapolis ha voluto fissare i ricordi, e le emozioni delle loro esplorazioni sonore senza confini. Ad aprire il disco sono sonorità latin di “Chica Fria” in cui spicca la splendida tessitura ritmica, a cui seguono le atmosfere e i suoni di New Orleans che pervadono “Ploughman’s Blues”, ma è con l’elegante valzer “Waltz Of Bones” che si tocca uno dei vertici del disco con il sontuoso dialogo tra il violino di Berget e l’accordion di Smyrl. Che dire poi dello spaccato strumentale con la trascinante danza “Blaenau Ffestinog” e la splendida “Caspian’s March” nella quale scopriamo i Gypsy Lumberjacks attraversare l’Est Europeo per giungere fino al Medio Oriente, guidati dal violino di Berget e dalle eclettiche percussioni di Karon. Dopo averci fatto divertire, il disco vira verso la poesia prima con la folk ballad “Miner’s Dross” che si apre inaspettatamente verso la tradizione Irish, e poi con l’intensa “Elephant’s Underwear” nella quale Magnuson sfoggia una prova vocale di grande personalità. Le sorprese però non finiscono qui perché ad attenderci ci sono ancora quel gioiellino che è “Riversong” della quale si apprezza l’originale costruzione melodica e la trascinante “What You Wanted Here” i cui ritmi caraibici sugellano un disco sorprendente che non mancherà di entusiasmare e divertire quanti vi dedicheranno un ascolto attento. 


Salvatore Esposito