Carmine Ioanna – Solo (Bonsaï Music, 2014)

Registrato in Italia ma prodotto da Pierre Darmon e pubblicato in Francia dalla prestigiosa etichetta Bonsaï, questo album presenta il men che trentenne fisarmonicista dell’avellinese (vive a Ponteromito, dove lo scorso agosto ha diretto il primo Accordion Day con numerosi ospiti internazionali. Un secondo il è in allestimento per il 2015 ma questa volta in una località del salernitano). Però Carmine Ioanna del tutto solo non è, poiché la tromba di Luca Aquino e il clarinetto di Francesco Bearzatti, nomi in piena ascesa del jazz europeo, lo affiancano in tre composizioni di questo bel debutto. Studi di pianoforte al Conservatorio della città natale, cui seguono il diploma in fisarmonica classica a Frosinone. Il piacere per la musica improvvisata, l’amore verso il jazz, le borse di studio internazionali, i successi nei concorsi europei per fisa jazz contribuiscono al suo percorso formativo e artistico. Inevitabilmente, come figure di riferimento ci mette Antonello Salis e Richard Galliano. Tra i progetti ai quali ha lavorato, segnaliamo “Il Pentagramma della memoria”, che ripercorre in chiave jazzistica la musica scritta nei campi di concentramento nazisti. Suona in “aQustico” di Luca Aquino e collabora, tra gli altri, con Pasquale Innarella (Hirpis Duo), lo stesso Salis e il rapper sudcoreano Loptimist. In questo primo scorcio dell’anno è impegnato nella brechtiana “Opera da tre Soldi” per la regia di Max Caprara, in cui è "der Maister". «È una parte in cui mi è lasciata molta libertà, come alla musica che suono in scena e che accompagna e caratterizza diversi momenti di questo spettacolo» “Solo”, dalla bella copertina di Elsa Darmon, è un disco in nove composizioni, di cui sette scritte da Ioanna; un lavoro di carattere, espressivo, dai passaggi lirici, ma anche dall’impeto free, dall’inevitabile gusto transalpino, che risalta nel tema del brano d’apertura “Calimero”, peraltro segnato da uno sviluppo furente dello strumento. Dalla tenue atmosfera notturna di “Carmine e Saretta” si passa a “Jumpy Giamp”, complice il clarinetto parlante di Francesco Bearzatti, un magnifico, serrato dialogo tra i due strumentisti. La prima riuscita cover del disco porta la firma di Chuck Mangione, mentre i sette minuti di “Arra” si impongono all’attenzione per la melodia di impronta balcanica, gli incisi strumentali e le linee vocali che doppiano la frase della fisa. «Un brano dedicato a un intercalare di mio nonno, che era di origine albanese, racconta Carmine. «Venne in Italia a inizio Novecento con il padre: erano musicisti itineranti. Scelse di fermarsi nell'alta Irpinia; non so precisamente perché, forse la luce particolare dell'entroterra irpino gli ricordava l'Albania». In “Sunset” entra l’eccellente tromba di Luca Aquino; invece in “Solo Ritorno” prevale il senso melodico e ritmico del mantice dell’artista irpino. Poi tocca alla seconda cover, “A Paris” di Francis Lemarque. Che dire? Un omaggio a una città che è anche il suono della fisarmonica, realizzato con il calore dei fiati di Aquino. A concludere questo pregevole debutto, a rinsaldare il legame con la tradizione popolare, è la delicatezza pensata di “Che Voira”, rilettura di un canto tradizionale montemaranese del primo Novecento. Il titolo originale era "Jornata triste”, «ma ho preferito reinterpretare anche il nome». 


Ciro De Rosa