Renaud García-Fons & Derya Türkan – Silk Moon (E-motive Records/EGEA, 2014)

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Nel corso della sua lunga e prolifica carriera il virtuoso contrabbassista francese Renaud García-Fons ha dato prova non solo di tutto il suo talento, ma anche della sua capacità di saper esplorare territori sonori differenti, attraversando in lungo ed in largo in suoni del mondo spaziando dall’Andalusia all’America Latina, dall’India al Mondo Arabo, lasciando emergere ora la matrice classica ora quella mediterranea del suo approccio musicale. Tra le tante collaborazioni che hanno caratterizzato il suo percorso c’è quella con Derya Türkan, maestro del kemençe, strumento ad arco della tradizione ottomana, con il quale il contrabbassista francese entrò in contatto nel 2006, allorquando si ritrovarono a suonare insieme al flautista Kudsi Erguner, nel cui ensemble il musicista turco suonava sin dal 1991. Quasi in parallelo arrivò anche la collaborazione con il violoncellista Ugur Usik in “Minstel Era”, dedicato alla musica classica ottomana, e da quel momento man mano negli anni la collaborazione tra Renaud García-Fons e Derya Türkan si è andata via via rafforzando, per sfociare nella pubblicazione del magnifico “Silk Moon”, disco nel quale attraverso quattordici brani esplorano la sorprendente intesa sonora tra i rispettivi strumenti ad arco, facendo risplendere l’intreccio tra le tradizioni musicali del Mediterraneo e quelle del Medio Oriente. 
Se dal punto di vista tecnico e virtuosistico ogni brano si caratterizza per originalità e spessore compositivo, da quello prettamente emozionale l’ascolto svela come García-Fons e Türkan nella loro intesa musicale abbiano dato vita ad un linguaggio musicale unico ed evocativo in cui sulle rotte che collegano Spagna e Turchia si mescolano il maqâm e il cante jondo andaluso, accomunate dalla loro intrinseca passionalità e poesia. Il viaggio sonoro del duo però non si limita ad avvicinare in musica le due opposte sponde del Mediterraneo, ma piuttosto a cogliere tutte quelle influenze che nella cultura Turca sono pervenute dalle Vie della Seta che attraversavano l’intera Asia fino all’Europa. In questo senso significativo è il titolo del disco, che nel suo insieme suona come un lungo ed emozionante canto d’amore verso quella luna che illuminava il cammino dei viaggiatori e dei mercanti. Di seta sono così anche le raffinate melodie che emergono dall’incontro tra il contrabasso e kemençe, lasciando brillare tutta l’originalità della tecnica di García-Fons il quale ora sfregando, ora pizzicando le corde, ora ancora utilizzando l’archetto in modo non convenzionale esplora tutte le potenzialità sonore del suo strumento arrivando ad evocare l’oud e le percussioni; Türkan dal canto suo riesce a trarre dal suo kemenche suoni incredibili nel tracciare le linee melodiche. 
Ad aprire il disco è la splendida title track, a cui seguono prima la ritmata “A Girl From Istanbul”, e poi quel gioiello che è “Istabul'da bir Ispanyol” in cui ritroviamo ritmi e melodie della tradizione turca. Se “Kaman Tché” incrocia il ritmo della milonga con una struggente melodia medio orientale, la successiva “Bahar Zamani” ci svela come l’incontro tra il contrabbasso e il kemenche ci possa condurre nel cuore della tradizione musicale dell’Asia Centrale. Non manca uno spaccato dedicato alla spiritualità con la meditativa “Prayer Song”, così come di grande intensità è l’introspettiva “Konstantinoupoli Reflections”. La vibrante “Dokuz Sekiz” ci conduce al tango appassionato di “Camino de Sed” dedicata a Paco De Lucia, ma il vero vertice del disco arriva con la splendida “Bosphorus Nostalgia”, in cui si apprezza tutto il lirismo del kemençe di Türkan. “Nishapur” ispirata alla città persiana dove riposa il poeta sufi Omar Khayam, ci schiude le porte verso il finale in cui spiccano “Beautiful House In Bad Homburg”, la lirica “Lamentos” e “Taksim Clouds” nella quale ci sembra di ritrovare la sommessa tristezza seguita alla dura repressione da parte del governo turco per le proteste di Piazza Taksim del 2013. “Silk Moon” è insomma uno dei dischi più belli di questo 2014, che ci sentiamo davvero di consigliare ai nostri lettori.


Salvatore Esposito