Speciale Dodicilune: Massimo Garritano & Alberto La Neve, Riccardo Sinigaglia & Sergio Armaroli, Nicola Perfetti & Federico Gerini, Roberto Zanetti Trio feat. Pietro Tonolo, Umberto Viggiano, Manuel Buda & Giulio Nenna, Antonella Chionna, Donato Fumarola

Massimo Garritano & Alberto La Neve – Doppio Sogno (Dodicilune/I.R.D., 2014) 
Massimo Garritano (chitarra acustica, loops) e Alberto La Neve (sax soprano, electronics) sono due eccellenti strumentisti con alle spalle una solida esperienza e una lunga serie di collaborazioni, i quali, parallelamente alla loro attività didattica come docenti presso il Conservatorio di Cosenza, hanno deciso di unire le forze per dar vita ad un percorso di ricerca musicale comune volto ad esplorare le potenzialità espressive nate dal dialogo tra la chitarra acustica e il sax. Il risultato di questa collaborazione è “Doppio Sogno”, splendido album composto da sette brani originali, attraverso cui i due strumentisti, ispirandosi all’omonimo libro di Arthur Schnitzler, hanno inteso dar vita ad una sorta di doppio sogno compositivo in cui, superando ogni limite stilistico o filologico, si mescolano e si intrecciano nell’improvvisazione due approcci diversi, uno modale e l’altro più marcatamente blues. Animati dal desiderio e dall’esigenza di esprimersi musicalmente senza alcun filtro, Garritano e La Neve con le loro composizioni consentono all’ascoltatore di viaggiare in lungo ed in largo attraverso la loro ispirazione, fino a percepire la loro interiorità. Aperto da “Cyrano”, ispirata al monologo del Secondo Atto della commedia omonima di Rostand, e basata sull’ostinato in 5/4 che sorregge il tema pentatonico, il disco è un susseguirsi di suggestioni sonore che spaziano dagli echi della tradizione andalusa di “Pamplona”, alle atmosfere cinematografiche dell’autobiografica “Settembre”, fino a toccare l’intreccio tra i ritmi brasiliani e quelli della tanguera argentina di “Homenagem a Saudade Tango”. Se puro lirismo è la title track, il vertice del disco è la splendida “Terra Mia”, caratterizzata dall’uso del ritmo ternario e della melodia tonale in cui si riflettono echi delle danze popolari. Chiude il disco “Midnight Sun”, ispirata da un viaggio in Norvegia, e in cui si confrontano lo stile compositivo di Wayne Shorter e una scelta timbrica molto vicina all’approccio jazz del Nord Europa. Insomma “Doppio Sogno” è un disco da ascoltare con grande attenzione, non solo per la qualità delle composizioni, ma anche per il peculiare profilo concettuale che lo caratterizza. 

Riccardo Sinigaglia & Sergio Armaroli – Tecrit (Dodicilune/I.R.D., 2014) 
“Nella nostra musica seguiamo un flusso di energie che ci attraversano e noi siamo solo i catalizzatori che permettono a tale flusso sonoro di manifestarsi. Tale flusso, come tutto ciò che è organico, non è mai rigido; il ritmo respira, rallenta ed accelera, a volte impercettibilmente e marcatamente, mentre le melodie evolvono con continue variazioni fino ad allontanarsi dalla modalità di base: questa è per noi improvvisazione organica”, così Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica) e Sergio Armaroli (vibrafono e talking drum) presentano “Tecrit”, disco che raccoglie sei brani, di cui quattro registrati in studio e due dal vivo al Loft 21 di Milano, essenzialmente basati sull’uso esteso di scale non temperate unite al suono temperato del vibrafono, in cui tra battimenti e dissonanze volute, emerge un dialogo improvvisativo di grande fascino. Nonostante qualche spigolosità, e qualche asprezza espressiva, i brani si muovono secondo un tracciato preciso dando vita ad un viaggio tra lunghe improvvisazioni e tre brevi intermezzi con suoni di varia natura che spezzano volutamente l’atmosfera ipnotica del flusso sonoro. Durante l’ascolto emerge tanto la poetica eclettica di Armaroli, quanto la ricerca sonora febbrile di Sinigaglia che si muove tra linguaggi sonori differenti che spaziano dall’elettronica al jazz passando per l’avanguardia, fino a toccare la ricerca strumentale con il suo santur elettrico. Ad aprire il disco è la traccia live “One F” una lunga improvvisazione strumentale dai sapori ambient, a cui segue il montaggio sonoro di “Two E” in cui un concerto naturale di campane si mescola ai suoni del santur e del vibrafono dando vita ad un atmosfera onirica di grande suggesione. Se l’improvvisazione “Three A” è basata su di una scala pitagorica in la, la successiva “Tecrit” è realizzata a partire da un loop creato con un Moog Sonic Six i cui oscillatori sono modulati da due low frequency in salpe and cold. Completano il disco la sinfonia dissonante di “Four D” e “Five”, altro montaggio sonoro in cui il canto degli uccelli è mescolato ad interventi percussivi del talking drum e del flauto. Sebbene caratterizzato da un ascolto non immediato, “Tecrit” è un disco di rara bellezza in cui si confrontano due musicisti 

Nicola Perfetti & Federico Gerini – La Forma Dei Ricordi (Dodicilune/I.R.D., 2014) 
Rispettivamente chitarrista e pianista, Nicola Perfetti e Federico Gerini, ormai dal 2002 hanno incrociato le rispettive carriere artistiche esibendosi in duo acustico o elettrico, e proponendo repertori differenti spaziando da Django Reinhardt agli standard jazz, dal blues alla canzone d'autore, fino alla scrittura di musiche di scena per vari spettacoli teatrali. Partendo da un nucleo di sei brani composti da Nicola Perfetti e intitolati inizialmente “Temi Mediterranei”, i due musicisti nel 2011 hanno cominciato a lavorare a quattro mani con la prospettiva di realizzare un disco, apportando piccole integrazioni compositive e cercando soluzioni di arrangiamento che esaltassero le melodie dei vari brani. A queste composizioni si sono aggiunti anche tre brani che Federico Gerini aveva intanto ripescato dal cassetto, e chiamati a raccolta un trio di ottimi musicisti della scena jazzistica ligure, composto da Stefano Guazzo (sassofoni, clarinetto), Massimiliano Rolff (contrabbasso) e Massimiliano Furia (batteria), sono cominciate le registrazioni. E’ nato così “La Forma Dei Ricordi” album che raccoglie undici brani, di cui cinque firmati da Perfetti, quattro da Gerini e due scritti insieme, caratterizzati da sonorità jazz mediterranee in cui tango, blues e world music si amalgamano piacevolmente. Il mescolarsi di elementi popolari e sonorità jazz si concretizza nell’elegante interplay tra la chitarra di Perfetti e il pianoforte di Gerini, che dialogano alternando assoli a spaccati melodici di grande intensità. E’ il caso, ad esempio, dell’inziale “Notte Nei Carrugi” la cui brillante linea melodica si accompagna ad una ritmica originale, o della successiva “Biscuit Building” in cui il tema principale è eseguito prima dalla chitarra, poi dal contrabbasso, ed in fine, dopo uno splendido assolo di pianoforte, dal sax. L’ascolto rivela chiaramente come Perfetti e Gerini, grazie alla loro sorprendente intesa, si muovano con agilità tra generi musicali differenti, riuscendo ad imprimere ad ogni brano una grande forza espressiva. Tra i brani più interessanti del disco vanno segnalati senza dubbio la pianistica “Nottetempo”, eseguita in solitaria da Gerini, la nervosa incursione nel jazz contemporaneo di “Tram 28” con il sax alto in grande evidenza, ma soprattutto quel gioiellino che è la conclusiva “Tandem” che racchiude molto bene le istanze compositive ed ispirative di tutto il disco. 

Roberto Zanetti Trio feat. Pietro Tonolo – Minor Time (Dodicilune/I.R.D., 2014) 
A quattro anni di distanza dal progetto “My Monk”, dedicato al grande Thelonious Monk, il pianista veneto Roberto Zanetti torna “Minor Time”, disco che raccoglie nove brani incisi con il suo trio completato da Luca Pisani (contrabbasso) e Massimo Chiarella (batteria), ed impreziositi dalla presenza al sassofono di Pietro Toniolo. Come suggerisce il titolo, siamo di fronte a nove composizioni originali, che si caratterizzano per un interessante gioco compositivo in cui protagonista è il blues minore, riletto attraverso un peculiare approccio che ne conserva la struttura urbana a dodici o sedici battute. Si tratta di temi semplici e cantabili, la cui presa è praticamente immediata sin dal primo ascolto. Aperto dal travolgente brano in sei quarti “Waltz Experience”, caratterizzato da una successione di accenti forti e deboli che si rincorrono sulla linea melodica, il disco regala diverse belle sorprese come la rilettura del brano della tradizione cattolica “In The Heaven”, la veloce e frenetica “Gran Torino” nella quale piano, contrabbasso e sax riproducono nel tema l’ebbrezza della guida dell’omonima fuoriserie sportiva, o ancora la ballad “Chiarotta Mood” impreziosita da una serie di assoli particolarmente intensi. Pregevoli sono anche il boogaloo tripartito in otto misure dell’ondeggiante “Easy Sound”, l’immaginifica “Guadalupe” il cui suggestivo tema si completa solo nel finale e lo shuffle call and response di “Stonehenge”. Completano il disco il blues minore “Sitting Bull” che evoca la schiavitù e le discriminazioni razziali degli afroamericani, e quel gioiello che è Big Apple, vertice del disco, composto l’11 settembre 2001 poco prima della strage del World Trade Center. 

Umberto Viggiano – Primo Movimento (Dodicilune/I.R.D., 2014) 
Chitarrista dalla solida formazione musicale, Umberto Viggiano si è segnalato negli anni non solo per la sua intensa attività concertistica e per quella didattica, ma anche per il suo originale approccio stilistico che fonde il timing dello swing, l’eleganza della musica classica e il fascino della musica manouche. La sua tensione continua verso la sperimentazione sonora, lo ha condotto di recente a farsi confezionare ad hoc un oud speciale, a cui ha dato il nome di ManOud, e proprio questo strumento è tra i protagonisti del suo nuovo progetto discografico “Primo Movimento”, album in cui ha raccolto sei composizioni originali e sei standards, incisi con la complicità di Vincenzo Cristallo (chitarra ritmica) e Gianfilippo Direnzo (contrabbasso). Durante l’ascolto a spiccare in modo particolare sono i brani originali, scritti essenzialmente per chitarra e oud, ed influenzati dalle sonorità mediterranee ed orientali, ed in questo senso particolarmente intensa ci sembrano l’iniziale “Waltz For My Oud”, la cui linea melodica rimanda ai grandi compositori italiani del secolo scorso, il leggero e coinvolgente bolero“Big Turtle”, ispirato a Maurice Ravel, e la title track, un divertissement sonoro che parte come un andante moderato per passare al walzer e sfociare in fine nel dialogo tra oud e chitarra manouche. Di pari bellezza e fascino sono però anche “Waltz 1” e i suoi echi della tradizione francese, “Waltz for Isabel” che nella sua variazione di tempo evoca la famosa “Czardas” di Vittorio Monti, e la cinematografica “Old Bike”. In un disco ispirato alla tradizione manouche non poteva mancare un tributo a Django Reinhardt, del quale vengono riletti quattro brani ovvero “Hungaria”, “Dinette”, “Django Tiger”, e “Coquette”, a cui si aggiungono le incursioni nel dixieland con “Joseph Joseph” e il gustoso standard “Tenderly” arrangiato in tipico stile gipsy. Compositore dinamico e creativo Umberto Viggiano con “Primo Movimento” ha firmato un disco di grande intensità e lirismo, che non mancherà di entusiasmare gli appassionati della chitarra manouche e non solo. 

Manuel Buda & Giulio Nenna – Cielo E Terra (Dodicilune/I.R.D., 2014) 
Manuel Buda e Giulio Nenna sono due giovani chitarristi dalla intensa formazione artistica, e dall’originale approccio stilistico, i quali hanno deciso di unire le forze dando vita al progetto discografico “Cielo e Terra”, che li vede debuttare come duo. Attraverso i dieci brani i due strumentisti hanno cercato di mettere in musica un loro personale viaggio che tocca le coste e le terre del Mediterraneo, un viaggio sonoro in cui tradizione e modernità si ricongiungono, dando vita ad una cifra stilistica originale dove la varietà e freschezza delle composizioni va a braccetto con una eccellente tecnica. Ad accompagnare Buda e Nenna, in questa avventura sonica troviamo anche alcuni ospiti d’eccezione come: la cantante Tania Furia, il violinista Daniele Davide Parziani, il sassofonista Mattia Cappelli, Francesco Piras e il suo flicorno, il contrabbassista Davide Tedesco e il batterista e percussionista Jacopo Pierazzuoli. Ciò che colpisce sin da subito è come il loro stile chitarristico nell’evocare le suggestioni del liuto orientale si almagami con il groove dell'R&B dando vita ad una ricetta sonora molto originale, ed in questo senso piace la scelta stilistica di lasciare ampio spazio all’improvvisazione. E’ il caso ad esempio dell’iniziale “Neapolis” dove il riff ritmico iniziale in cinque quarti incontra un tema dai sapori mediterranei, o ancora della successiva “Without” in cui le sonorità caraibiche si fondono con echi orientali. L’ascolto regala diverse sorprese come il medley “Le Onde/Electric Counterpoint” mescola due composizioni firmate rispettivamente da Ludovico Einaudi e Steve Reich, o ancora l’omaggio a Lucio Dalla con “Canzone” cantata da Tania Furia, o ancora l’omaggio a compositore classico partenopeo Ferdinando Carulli con “Carulli Theme”. Non manca un incursione nelle sonorità spanish della solare “Aracelia” o in quelle klezmer come nel caso di “Oy Tate”, tuttavia i vertici del disco arrivano con “NeaPolis pt. 2 – The Dream of Richard Parker”, un brano energico ma allo stesso tempo struggente, che fa il paio con la malinconica “Little Alien Lullaby”. I sapori caraibici di “Malandra” chiudono quest’ottima opera prima, e siamo certi che nel prossimo futuro i due chitarristi sapranno sorprenderci ancora. 

Antonella Chionna – Adiafora (Koinè by Dodicilune/I.R.D., 2014) 
Giovane cantante tarantina di belle speranze, Antonella Chionna, nel suo percorso artistico ha coniugato la formazione didattica presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, con diverse collaborazioni che spaziano dal Saxanphone Quartet, al duo jazz Geranium Lake con il pianista Giacomo Grassi, fino alle esperienze con Bemolla Ensamble e Cool Train. A coronamento di questo cammino di crescita, arriva anche il suo disco di debutto “Adiafora”, ispirato al termine greco usato dai filosofi cinici e stoici per indicare ciò che lascia indifferente l’animo, ma come rivela la stessa Chionna in una accezione particolare: “Per me fare bene vuol dire essere liberi attraverso un processo di ricerca e indipendenza e nonostante i buoni propositi, reputiamo indifferenti proprio quelle cose che invece determinano i nostri destini, potere, denaro, ribalta sociale, attenzione. Tutti i miei protagonisti, le mie creature partono benissimo sulla carta ma muoiono a poco a poco schiacchiate proprio dalle cose che credono di aver appeso al chiodo ma che tornano a scandire l’umana clessidra. Io sono una di quelle creature”. Inciso insieme ad un ristretto gruppo di musicisti composto da Marco Tamburini (tromba, flicorno), Alessandro Leo (sax baritono e soprano), Antonio Palazzo (piano), Camillo Pace (contrabbasso) e Max Ingrosso (batteria), il disco raccoglie sette composizioni originali della ventitreenne tarantina e due cover. Aperto da un prologo recitato, “Adiafora” ci regala un pugno di interessanti composizioni, caratterizzate da ottimi arrangiamenti che incorniciano la voce della Chionna, che si svela in tutta la sua originalità e versatilità. In questo senso ci piace sottolineare come in brani quali “Antidoto Di Luna Romanza”, “Fuga Dai Giardini Di Lamark” e “Il Cuore Nel Boccale” si apprezzi una scrittura che si pone a metà strada tra ricerca jazz e canzone d’autore, allo stesso modo particolarmente riuscite ci sembrano le suggestioni letterarie dell’ironica “Samba della Vestale”, o di “Karìnina” ispirata alla tragica fine della protagonista del romanzo di Lev Tolstoj. Giusto completamento del disco sono le due riletture dello standard “Round Midnight” e “Non So Più Niente” di Piero Ciampi, che rappresentano le due anime della Chionna, quella jazz e quella cantautorale, che in modo misurato e raffinato è riuscita a coniugare in questo disco.

Donato Fumarola – Il Sogno Di Vincenzo (Wysiwyg by Dodicilune/I.R.D., 2014) 
Prodotto da WysWyg, linea editoriale dell’etichetta Dodicilune volta a valorizzare la musica immediata e senza artifici, “Il Sogno Di Vincenzo” è il nuovo album di Donato Fumarola, pianista jazz, con alla spalle numerosi premi in concorsi nazionali e internazionali e frequentazioni musicali che spaziano dalla musica classica a quella contemporanea, fino a toccare la sonorizzazione di film muti. Ispirato al lungo lavoro di ricerca svolto dallo zio dell’autore che per trent’anni aveva cercato le origini della Diana, una nenia suonata a Locorotondo, per cullare le notti durante il passaggio fra la notte di ferragosto e il giorno di San Rocco, il disco raccoglie dieci brani inediti, in cui Fumarola ricompone idealmente le tessere di un puzzle partendo da uno spartito dell’Ottocento del compositore Vincenzo Calella. Complice di Donato Fumarola (piano e composizione) in questo progetto è un folto gruppo di strumentisti composto da Camillo Pace (basso), Saverio Petruzzellis (batteria), Gaetano Simone (violoncello), Nicola Puntillo (clarinetto basso), Francesco Galizia (accordion), Roberto Lacarbonara (voce recitante) e Vertere String Quartet (ensemble composto da Giuseppe Amatulli e Rita Paglionico – violini, Domenico Mastro - viola, Giovanna Buccarella – violoncello). Durante l’ascolto si percepisce chiaramente la passione con la quale Fumarola ha approcciato la composizione dei brani di questo disco, facendo emergere antiche trame tradizionali, ma anche suggestioni immaginifiche, che arrivano direttamente dalle sue esperienze nelle sonorizzazioni cinematografiche. Dopo l’apertura con la miseriosa “Mater Diana” una variazione in chiave afro della Diana, il compositore pugliese ci accompagna per mano attraverso i luoghi della sua infanzia e il centro storico di Locorotondo con i brani “Lamia Antiqua” e “Popular Landscape”, poi ci guida all’interno di un antico trullo con “Marziolla Mood”, e poi ancora alla scoperta delle tradizioni popolari con “'A Quarantène”, una vecchia pupazza di sgraziate fattezze‚ appesa in alto fra i tetti del borgo durante la Quaresima. Se l’accorata “Song For Martino” è tutta per lo zio che gli ha trasmesso sin da piccolo l’entusiasmo contagioso nel meravigliarsi del mondo, “La Neviera del Barone”, è ispirata alle neviere scavate nella roccia per conservare il ghiaccio da conservare durante l’estate. Completano il disco il reading “Chjuòve”, su testo di Antonio Lillo con la voce recitante di Roberto Lacarbonara, e la title track sul sogno che ispirò Vincenzo Calella nella composizione di quell’unica melodia che lo rese celebre agli occhi dei suoi compaesani. “Il Sogno Di Vincenzo” è insomma un affascinante cerchio che si chiude ricollegando in modo quasi magico presente e passato nella poesia senza tempo della musica. 



Salvatore Esposito