Robert Plant & The Sensational Space Shifters, Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, Roma, 12 Luglio 2014

Non poteva esserci introduzione migliore per il concerto romano di Robert Plant e dei suoi Sensational Space Shifters, di quella dei North Mississippi Allstar, che hanno regalato qualcosa di più di un semplice show da opener, ma piuttosto una performance incendiaria di blues ad alto tasso elettrico, nella quale si è potuto ammirare tutto il talento dei fratelli Luther e Cody Dickinson, figli di quella leggenda del blues che è stato Jim Dickinson. La Cavea dell’Auditorium Parco della Musica si è trasformata, così, in un blues club di Memphis, ed il pubblico che andava riempiendo i posti in ogni ordine, è stato letteralmente rapito dalla chitarra di Luther, ma soprattutto dal magmatico drumming di Cody, che spesso alternandosi alla batteria con il bassista Chris Chew, hanno messo in fila alcuni classici del blues, riletti attraverso la loro peculiare cifrastilistica, e un pugno di composizioni originali, il tutto per quasi cinquanta minuti di grande blues. Il tempo per i tecnici di attrezzare il palco, e poco dopo sono on stage i Sensational Space Shifters ovvero Justin Adams (chitarra, bendir, voce), John Baggott (tastiere), Juldeh Camara (ritti, kologo, tamburo parlante, voce), Billy Fuller (basso, voce), Dave Smith (batteria e percussioni), e Liam “Skin” Tyson (chitarra, voce), a cui segue subito dopo Robert Plant, che si lancia in una magmatica versione, completamente riarrangiata, di “No Quarter”, direttamente da “House Of The Holy” che i Led Zeppelin pubblicarono nel lontano 1973. 
Il ritmo e il tasso elettrico crescono con la torrida “Down To The Sea” in cui giganteggia il basso di Bobby Fuller, seguita a ruota da “Spoonful”, omaggio al grande Willie Dixon, impreziosita dalle atmosfere world del violino africano di Juldeh Camara. Le sonorità del blues del Mali, pervadono anche la superba versione di “Black Dog”, scandita da ritmi etnici, ed impreziosita dal coro in cui Robert Plant dà vita a classico botta e risposta con il pubblico. I sapori orientali della tambureggiante “Rainbow”, che anticipa il nuovo album “Lullaby and…the Ceaseless Roar” in uscita a settembre, ci portano dritto ad una sontuosa versione acustica di “Going To California” da Led Zeppelin IV, e magistralmente eseguita da “Skin” Tyson e Justin Adams. Al termine divertente è il siparietto in cui uno spettatore esclame in inglese “Tu sei Dio!”, ricevendo come risposta un chiaro ed inequivocabile “Yes!”. Si ritorna alle sonorità world con “Enchanter”, a cui segue prima la splendida “Babe I’m Gonna Leave You” proposta nel classico ed esplosivo crescendo tipico dei Led Zeppelin, e poi una intensa e sofferta “Fixin’ To Die” dal repertorio di Bukka White. 
Dal nuovo album arriva un’altra gustosa anticipazione, ovvero “Little Maggie”, già scelta come singolo apripista, a cui segue il sensuale rock di “Whole Lotta Love” proposta in medley con “Who Do You Love?”, e che richiama il pubblico fin sotto al palco. I bis finali “Turn It Up” e “Rock & Roll” sono accompagnati dalla pioggia, ma il pubblico romano non si arrende, e fino all’ultimo resta incollato sotto al palco, godendosi ogni istante di quello che è stato, senza dubbio, uno dei migliori concerti visti questa estate. Immarcescibile talento e straordinaria voce, Robert Plant è uno dei pochi artisti in circolazione in grado di far dialogare tradizioni musicali differenti, unendo l’Africa, l’Oriente e gli Stati Uniti in un sound unico. 


Salvatore Esposito