Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana, Loano (SV), 20-25 luglio 2014

La mostra con gli scatti di Silvio Massolo e Martin Cervelli
In occasione del decennale, è tempo di riavvolgere la pellicola del Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana. Nato come festival di musica popolare da un’idea dell’associazione culturale Compagnia dei Curiosi, sostenuto da un’amministrazione locale che nel discorso delle “radici italiane” traduceva nella pratica la sua politica culturale e identitaria, avvalsosi della consulenza artistica di operatori mediatici a cavallo tra rock, folk e canzone d’autore, il festival della marina del savonese è diventato, anche con il contributo di giornalisti specializzati in world music e tradizioni musicali, una vetrina delle migliori produzioni discografiche – votate, com’è noto, da una autorevole giuria di giornalisti e musicologi – ascrivibili alla riproposta della musica tradizionale italiana dell’anno precedente. Ma non solo, perché il festival loanese è anche luogo di riflessione sul folk e sulle tradizioni musicali, sulla canzone dialettale come sulla documentazione dei materiali etnomusicali; è scenario per showcase, divulgazione etnomusicale e presentazioni di novità discografiche e di pubblicazioni editoriali. Non da ultimo, è fabbrica di produzioni originali: qui ricordiamo il lavoro sul Luigi Tenco “popolare”, di cui è stato realizzato anche il CD “Sulla strada con Tenco”, quello sul repertorio folk di Mimmo Modugno, che ha preceduto le tante celebrazioni-tributi dedicati al cantante di Polignano a Mare. E ancora, il documentario-intervista su Giovanna Marini, in occasione del Premio alla carriera attribuito proprio alla musicista romana. 
Unavantaluna
Quasi tutto il meglio della musica tradizionale italiana è passato a Loano in questi dieci anni. A testimonianza di ciò la bella mostra di pannelli con gli scatti di Silvio Massolo e Martin Cervelli, che in questi giorni si snoda lungo il carruggio principale della cittadina, come a sfogliare le pagine degli highlights e degli artisti di punta di questi dieci anni, che fanno già storia. Insomma, il piccolo, resistente festival non sarà diventato un “brand”, nondimeno oggi è un punto fermo nel circuito della musica italiana di qualità, nonostante accusi una certa difficoltà ad estendere la sua portata e il suo appeal al resto del territorio savonese. Ad ogni modo, i dati parlano chiaro: la rassegna ha “formato” un pubblico (in prevalenza villeggianti adulti, perfino un po’ agée) che segue con passione, gusto, diligenza e perfino entusiasmo le più svariate proposte musicali e divulgative; frequentatori che – lo si è visto quest’anno – non hanno neppure bisogno del nome di grido nella serata conclusiva, sfatando così la paura degli organizzatori del salto nell’ignoto mediatico. C’è un pubblico che prende parte alla manifestazione confidando pienamente nella qualità della proposta artistica. 
Stage di ballettu siciliano con Unavantaluna
Certo, qui come altrove, il festival deve fare i conti con enti locali in difficoltà nel sostenere economicamente la rassegna con le stesse modalità del passato, con sponsor non facili da trovare, con chi pensa che fare musica significhi distribuire un tappeto di tribute band nelle vie principali a fare da juke-box a gente che ciondola per le vie con il bisogno di una colonna sonora in cui riconoscersi mentre addenta kebab e farinate. Una volta per tutte, va detto che il Premio di Loano è un festival culturale, prezioso tra l’altro per tutto il movimento folk in Italia, e non un effimero evento estivo: di questa consistenza nazionale (anche quest’anno la manifestazione ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica) dovranno tenere conto amministratori e patrocinatori, nel dare maggior forza ad una rassegna che ha un ancora un notevole potenziale di richiamo per un pubblico che consuma cultura. Ma ora proviamo a raccontare la decima edizione, che è stata aperta dallo stage di ballettu siciliano, curato da Margherita Badalà, e culminato il 21 luglio con una serata di balli, animata dalla musica live di Unavantaluna in versione quartetto da danza. 
Silvio Peron
Nella stessa serata il trio Senhal (Silvio Peron, Garbriele Ferraro, Gianrenzo Dutto) si è proposto nel suo repertorio di curente e balet occitani. Lo stesso Peron nel pomeriggio aveva proposto, in compagnia di chi scrive, un percorso multimediale nei personaggi del suo magnifico “Eschandihà de vita”, uno dei migliori lavori dello scorso anno per la capacità di Peron di scrivere testi e canzoni servendosi delle strutture della musica tradizionale occitana, coniugando creatività ed appartenenza; nel disco c’è un forte senso del luogo, della memoria, della necessità di narrare piccole grandi storie. Nel secondo incontro pomeridiano si è viaggiato lungo la Penisola da Sud a Nord, identificando alcune delle testimoni e mediatrici della tradizione orale, che hanno attraversato le stagioni del folk revival contribuendo all’affermarsi del canto popolare, divenendone perfino emblemi. Donne che hanno testimoniato le trasformazioni dell’Italia da società contadina e pastorale a paese industrializzato: da Rosa Balistreri a Maria Carta, da Concetta Barra a Caterina Bueno, da Giovanna Daffini a Teresa Viarengo ed altre ancora. Donne che racchiudono in sé memoria e storia del canto popolare, ma che sono anche esempi di dinamicità culturale. Voci “altre” riconosciute come centrali nella trasmissione della cultura popolare e nella sopravvivenza del canto popolare stesso: personalità fondamentali nella storia della ricerca etnomusicologica italiana o esse stesse protagoniste di una stagione di ricerca e di scoperte. Cantanti che hanno dialogato con la cultura cosiddetta alta, sui palcoscenici e nei teatri, nella televisione e nel cinema. La voce duttile di Eleonora Bordonaro, già con l’Orchestra Popolare Italiana e con la Parco della Musica Jazz Orchestra, accompagnata dalla chitarra di Paolo Fontana, musicista di ottima levatura, e dalle annotazioni del sottoscritto, hanno consentito di dare un ringraziamento collettivo alle testimoni della tradizione e della cultura popolare italiana, ma anche a quelle ancora attive, che forniscono insegnamenti alle nuove leve del folk.