Muscle Shoals - Dove Nascono Le Leggende, Un film di Greg Camalier, Documentario, durata 111 min, USA 2013

“Muscle Shoals – Dove Nascono Le Leggende” è un docufilm che racconta l’epopea di un luogo leggendario per la storia della musica ovvero i Muscle Shoals Sound Studios. E’ lì, il quel posto “magico e misterioso” che, a partire dalla fine degli Anni Sessanta, si sono incontrate le più grandi star internazionali e sono nate molte delle hit più celebri di tutti i tempi. Attraverso le testimonianze di artisti come Bono, Mick Jagger, Keith Richards, Clarence Carter, Etta James, Alicia Keys, Gregg Allman, Percy Sledge e tanti altri, emerge un ritratto inedito degli studios, che racconta la magia di un luogo considerato sacro da intere generazioni di musicisti. La visione di questo splendido docufilm, mi ha fatto venire in mente una sola parola: Funky. Ecco la parola ricorrente. Funky. Ora proviamo a tradurla. Riuscirci è impossibile. Funky è la musica che è uscita copiosa e importante, se non fondamentale , dalle quattro mura dei Muscle Shoals Sound Studios, una musica che ha solcato gli oceani, come una nave inaffondabile andando a impattare contro le rive dell’Inghilterra per portare una influenza indelebile nel fare musica di Beatles e Rolling Stones, una musica che è suono. Sembra un concetto semplice ma in realtà, quel mistero che viene indagato in questo capolavoro di docufilm è proprio questa chimera: come mai un piccolo paesino all’apparenza insignificante dell’Alabama ha prodotto una “visione” come quella? Sono gli uomini che hanno formato gli Swampers, o la visione di Rick Hall, colui che ha tirato su i Fame Studios sulle rive del fiume Tennessee ad aver creato “quel” suono? Il mistero rimane. 
Locandina USA
La bellezza la si può percepire guardando un film che è capace di evocare gli odori e i sapori di quel luogo, le avventure e spesso le disavventure di questi uomini alle prese con la musica, in un luogo lontano da tutto e tutti che però prese ad attirare come un portale stellare, stelle di prima importanza della musica, così diverse tra loro ma accomunate da una ossessione per il suono che è l’elemento che accomuna tutti, dalla embrionale Aretha Franklin a Paul Simon, da Jimmy Cliff a Wilson Pickett. Come nelle storie che riguardano coloro che rappresentano uno spartiacque, bisogna sforzarsi di continuo di non dimenticare la dimensione spazio temporale, e inserire questa visione nel suo contesto sociopolitico, uno stato dove vedere lavorare e vivere assieme bianchi e neri all’inizio degli anni Sessanta non era esattamente ben accettato. Mi capita spesso di sentirmi rivolgere la classica domanda da parte di ragazzi giovani relativa a quello che bisogna fare per diventare bravi musicisti, e la risposta non può, per sua natura, essere esaustiva. Certamente la visione e l’ascolto di un atto di amore per la musica come questo assoluto capolavoro è qualcosa che mi sento di consigliare caldamente a tutti facendo attenzione alle sfumature e andando a vedere come veniva arrangiata la musica e come veniva prodotta. David Hood, il bassista degli Swampers, colui che era preposto ad agitare le acque fangose della sezione ritmica formata insieme a Roger Hawkins è il bassista definitivo. Ascoltando la straordinaria resa sonora del documentario ci si rende conto di un disegno, di un progetto architettonico che soggiace dietro a ogni colpo di rullante o dietro a ogni giro di basso...è la canzone, con le sue necessità, a essere protagonista, la canzone con i suoi spazi e le sue pause, i suoi respiri e gli strepiti che regna sovrana. Un capolavoro.


Antonio "Rigo" Righetti