giovedì 29 maggio 2014

Michele Sangineto, artista liutaio di strumenti musicali antichi e popolari

Il laboratorio
Sulle strade del “foolk” abbiamo incontrato il Maestro Michele Sangineto, fiore all’occhiello della liuteria italiana e internazionale, capace sapientemente di coniugare e promuovere la cultura tecnico-espressiva e artistica, mostrando particolare attenzione per la pittura rinascimentale. Indispensabile per elevare l’intelletto e lo spirito umano, l’arte per Sangineto è innanzitutto un mezzo di crescita personale e di comunicazione nonché veicolo di formazione e di promozione sociale, grazie al quale è possibile trasmettere soprattutto ai giovani la prosecuzione di tradizioni e di valori tipici del patrimonio culturale nazionale, per il quale siamo stimati in tutto il mondo. Un’arte nella quale le diverse componenti espressive non sono fini a se stesse ma, in modo istintivo e creativo, sono concepite interdisciplinarmente per stimolare una matura fioritura dell’anima e dei sensi, trovando piena corrispondenza evocativa nell’incontro sinestesico tra pittura, musica, pratica strumentale, tecnica, ricerca intellettuale e spirituale. Un’arte raffinata condotta da oltre quarant’anni secondo una personale e originale ricerca del “bello”, tenendo conto della qualità degli strumenti musicali, concepiti come opere che, negli anni, hanno ottenuto il riconoscimento di numerosi estimatori anche tra i concertisti, come ad esempio Alan Stivell, Derek Bell, Alexander Bonivento, Vincenzo Zitello e Stefano Corsi. Michele Sangineto è senza dubbio uno dei liutai italiani più originali e stimati a livello internazionale. Suoi strumenti sono stati esposti a Londra (“The London International Exhibition of Early Music”, “Royal College of London”), Parigi (“Rencontres Internationales de Musique Ancienne”, “Carrousel du Louvre”), Greenwich (“Greenwich International Early Music Festival & Exhibition”, Old Royal Navy College), Budapest (Esposizione Internazionale di Strumenti Musicali presso il Castello di Buda), Bellinzona (“Scuola di Musica Popolare”), Vigo (“Universidad Popular Garcia Barbon”), Brugge (“International Wedstrijd Musica Antiqua”), Burghausen (“Nachtmarkt”), Brandenburgo (“Tage für alte Musik”), Saint Chartier (“Rencontres Internationales de Luthiers et Maîtres Sonneurs”), Dinan (“Rencontres Internationales de Harpes Celtiques”), Lorient (“Festival Interceltique”), Saint Jean du Gard (“Festival de Boulegan à l’Ostal”), Vanves (“Journées de musiques anciennes de Vanves”). In Italia, ha esposto nelle principali città, presso conventi, teatri comunali, conservatori, accademie musicali, centri culturali, chiese e fiere. 
Organo di carta da un disegno di Leonardo da Vinci
I suoi strumenti sono particolarmente richiesti da esecutori attenti alla ricerca musicale secondo criteri filologici. Michele Sangineto fonda la propria estetica strumentale partendo innanzitutto da esigenze interiori personali, spesso riferendosi a immagini riprese da quadri di pittori come Leonardo Da Vinci, Filippino Lippi, Gaudenzio Ferrari, Hans Memlig, Jan Van Eych, Giorgione, Simone Martini, Arnault de Zwolle, Piero Di Cosimo, Cosimo Tura. Nel processo di elaborazione della liuteria artistica intervengono numerose componenti quali la selezione dei materiali, i disegni, la progettazione delle forme e specifiche tecniche costruttive, perfezionate dalla cura dei particolari nelle differenti parti che costituiscono lo strumento. Sangineto, però, opera fuori dai consueti schemi di produzione artigianale, con tempi di produzione non standardizzabili, poiché ogni strumento musicale viene concepito come opera artistica. Ogni opera richiede il “giusto” tempo, dipendente sia da una serie di fattori oggettivi intrinseci alla lavorazione sia da una particolare e sempre mutevole ricerca interiore personale, che ricorda da vicino quella dei Maestri del colore rinascimentali, costantemente impegnati a fornire un senso superiore ai propri dipinti, attraverso la raffigurazione di volti, figure umane, simboli, contesti naturali e forme di vario tipo, tra cui quelle che hanno attirato l’attenzione di Michele Sangineto: gli strumenti musicali. Analizzando e studiando secondo criteri personali le opere pittoriche, il Maestro liutaio giunge progressivamente a elaborare la propria arte, secondo un’originale concezione nella quale vengono idealmente armonizzati mondo interiore, realtà oggettiva e valori estetico-sociali. Seppur spesso riferita all’opera di illustri pittori del passato, l’arte di Michele Sangineto rifugge gli stereotipi compositivi, essendo uno spirito libero lontano da un certo formalismo di stampo accademico. Per cercare di comprendere il suo originale modus operandi, più che la consultazione della documentazione esistente, per chi scrive è stato indispensabile dialogare secondo criteri etnomusicologici, ripercorrendo con il Maestro liutaio le tappe principali della sua esistenza, nella quale determinanti sono state le esperienze vissute durante l’infanzia, quando ha cominciato a formarsi come artigiano. Nato ad Albidona (provincia di Cosenza), nel 1944, inizia a sviluppare le conoscenze pratiche con il padre Ercole, persona gioviale e laboriosa.“Nel paese”, ricorda Sangineto, “era indispensabile saper fare e applicare le abilità al vivere quotidiano. Mio padre sapeva fare di tutto adattandosi alle differenti esigenze: contadino, ciabattino, barbiere, elettricista, mugnaio… Ai figli ha saputo insegnare l’importanza di saper applicare le capacità manuali alla vita di tutti i giorni. 
Legno materia vivente
Nei momenti ricreativi cantava e suonava la chitarra. La nostra casa era peraltro un luogo di ritrovo e di socialità. Spesso alla sera ci ritrovavamo con amici e parenti, dove anche mio fratello Silvio suonava il violino, la fisarmonica e si dilettava con i canti popolari o con gli stili della canzone napoletana. Musicalmente ad Albidona durante i giorni di festa erano (e lo sono tuttora) attivi gli zampognari, con le loro tipiche melodie pastorali o danzanti. Musica ad Aldibona significava innanzitutto socialità, voglia di stare comunitariamente insieme e uniti”. Per esigenze lavorative, Sangineto si trasferisce in Brianza alla fine degli anni Sessanta, successivamente consegue (a Castrovillari) il diploma di Maestro d’Arte con specializzazione in “Ebanisteria”, grazie al quale, nel 1973, viene nominato insegnante presso l’ “Istituto di Arte” (ISA) a Monza, dove lavora per alcuni decenni fino al raggiungimento della pensione. Una vita scolastica passata a contatto con i giovani, che sono stati per lui costante stimolo e fonte d’ispirazione.  L’avvicinamento alla costruzione degli strumenti musicali è casuale, inizialmente motivato dall’esigenza di aiutare un ragazzo straniero a sistemare una “sansa”, strumento lamellofono tipico di alcune culture musicali africane subsahariane. Da quel momento la ricerca non ha più avuto fine, utilizzando le personali abilità tecniche principalmente a favore della costruzione degli strumenti musicali. Michele Sangineto, come liutaio, si definisce “anima inquieta”, scarsamente interessata a ricercare secondo metodo e scientificità. Le leve che muovono il suo desiderio di agire nel campo strumentale sono dettate dalla ricerca della “espressione artistica i cui processi di lavorazione possono divenire lunghissimi”. In prima battuta per lui risultano determinanti i dati morfologici e tecnico-costruttivi. La sua prima arpa viene realizzata nei primi anni Settanta, dopo essersi soffermato ad analizzare i punti di giunzione e gli incastri, grazie ai quali è possibile regolare i tiraggi delle corde. Per approfondire l’argomento, inizia a leggere testi e trattati organologici ma, come ha riferito, senza “capirci molto”. La sua specializzazione avviene gradualmente secondo paziente “practica” laboratoriale, facendo e provando, costruendo e disfacendo, sempre nell’ottica di apprendere e di migliorare quanto viene realizzato di volta in volta. Da un punto di vista organologico, con un certo orgoglio, Sangineto si considera autodidatta, non avendo mai seguito corsi o lavorato a bottega presso maestri liutai. Imparare facendo, “saper fare” mirando a un progressivo miglioramento. Questa modalità ha permesso la sua evoluzione formativa, indispensabile per comprendere gli aspetti generali della sua produzione artistica, contraddistinta da significative migliorie tecniche apportate negli anni agli strumenti musicali in termini di leggerezza, sonorità e aspetto estetico. Migliorie non casuali, frutto di continua ma non metodica sperimentazione con i materiali organologici. 
Arpa
Uno degli aspetti della liuteria che ha sempre influito sul suo modo di lavorare riguarda il rapporto con il “materiale vivente”. “Il legno è vivente e come tale va compreso e valorizzato. Potrà sembrare paradossale, ma non per un liutaio: con il legno si parla a volte anche in modo conflittuale. Ciò che mi affascina del legno sono le componenti cromatiche e disegnative, le forme, le striature, la durezza, ma anche il suo modo di essere, il suo carattere, la sua personalità. Non scelgo il legno secondo abitudini, ma in base a ciò che mi piace, mi stimola, mi rappresenta in un determinato periodo dell’esistenza. Allo stesso modo l’immagine che prendo a modello per la costruzione di uno strumento musicale non è neutra o tecnica. Per arrivare a realizzare la forma inizialmente la studio a mio modo. Se prima non riesco a cogliere i significati profondi, se non penetro nell’oggetto da realizzare, non riesco a costruire. Tuttavia, a ogni passo della lavorazione, ci sono da apportare continui micro aggiustamenti all’idea di partenza. Il processo creativo è lungo e laborioso, ma è per me necessario affrontarlo cercando soddisfazione interiore, poiché deve predominare il desiderio di essere persona che agisce all’interno di se stesso. Alla fine della lavorazione i miei strumenti devono essere ‘belli’, indipendentemente da come suonano. Quello del suono è aspetto importante, ma a mio avviso non necessariamente primario. Lo strumento deve essere prima di ogni cosa bello, per come lo vedi, per come lo tocchi, per come riesce a vibrare e a far vibrare l’animo umano. E difficilmente, se risponde a questi requisiti, potrà non suonare bene. Inoltre, sono spesso stato attratto dal desiderio di realizzare strumenti originali, che non vengono normalmente costruiti dai liutai tradizionali. Un po’ seguo questa linea di condotta per non invadere il campo di professionisti che vivono di solo questo mestiere, un po’ perché sono attratto dal realizzare strumenti unici e originali, ognuno dei quali rappresenta per me una sfida artistica legata alla mia crescita interiore”. Dopo il periodo di specializzazione sulle arpe, sin dai primi anni Ottanta, Michele Sangineto inizia ad approfondire la conoscenza dei differenti modelli di salterio anche da un punto di vista simbolico. Pure in questo caso è inizialmente attratto dalle forme dello strumento, dal numero delle corde (32) in rapporto allo spazio volumetrico, dagli aspetti tecnici relativi ai tiraggi. “La curiosità porta ad accettare la sfida. 
Arpa
Ogni strumento da realizzare per me è importante che diventi anche una sfida, nella quale sperimento me stesso, confronto le mie conoscenze, i miei stati d’animo, dando gradualmente vita agli strumenti, i quali attraverso le vibrazioni sonore potranno raggiungere gli animi degli esecutori e degli ascoltatori. Tutto è collegato nel processo creativo che, tuttavia, non è fine a se stesso. Opero perché c’è sempre un motivo per cui è importante operare, sapendo di utilizzare le mie conoscenze e le mie abilità a favore degli altri, perché la musica è innanzitutto unione”. Pur non avendo mai approfondito lo studio della musica, Sangineto suona per diletto diversi strumenti, in particolare un salterio cui è molto affezionato (“questo è il mio strumento”). Si tratta di un salterio medioevale triangolare ad arco che utilizza nei momenti di distrazione, facendosi ogni volta coinvolgere emotivamente dalle magiche sonorità, ottenibili facendo vibrare con grazia le corde. “Non mi interessa se quando suono sbaglio qualche nota, – non sono un concertista – mi lascio istintivamente guidare per dare senso al suono che produco. Alcune melodie le ho imparate a orecchio, altre me le ha insegnate mia moglie Paola, altre ancora sono state composte da mio figlio Adriano. Sono attratto dalle sonorità, dalle vibrazioni delle corde, che cambiano a seconda dei contesti. Splendida è la risonanza di questo salterio in un ambiente sacro, come quello di in una chiesa”. Nella sua casa vi è la “stanza della musica” dove soprattutto i figli (o amici musicisti) provano i differenti strumenti musicali realizzati dal padre, molti dei quali sono stati utilizzati nel CD “Antica Liuteria Sangineto”, con composizioni comprese nei secoli XII-XVI, eseguite da Caterina e Adriano Sangineto (figli del Maestro) e da Jacopo Ventura. Poi vi è il laboratorio nel quale il liutaio elabora o risistema le proprie opere d’arte. Attualmente in fase di lavorazione vi è un “organo di carta”, interpretazione di un disegno realizzato da Leonardo da Vinci. In questo contesto, seppur di sfuggita, pare opportuno segnalare le tipologie degli strumenti medioevali e rinascimentali o della musica popolare realizzati da Michele Sangineto, che periodicamente ripropone in mostre e che, in parte, sono stati riportati nel testo illustrativo “Gli strumenti musicali: un mondo che affascina. Strumenti musicali della tradizione europea”. Tra questi figurano: arpe (gotica, bardica, napoletana …), salteri (a pizzico, ad arco, a muso di porco, da tavolo, arpanetta in stile tedesco, kantele finlandese …), strumenti a corde (bouzuki, cister, mandolini di varia fattura, mandole, fidula, viole da gamba, ribeca, tromba marina, lira calabrese, cetra salisburghese e tedesca …), strumenti a frizione (ghironda, symphonia, organistrum), a tastiera (spinetta, organo portativo, organo di carta), cornamuse e zampogne, flauti di vario tipo e membranofoni (medioevali ed europei da suonare singoli o in coppia). Come comprensibile, vi è quanto basta per realizzare un museo. 
Salterio
Nonostante gli scarni accenni riportati in questo articolo (che meritano di essere approfonditi in una specifica ricerca organologia), ritengo sia intuibile per il lettore la poliedricità dell’artista Michele Sangineto, il quale è fortemente orientato verso una concezione sociale della liuteria, da un punto di vista didattico non necessariamente indirizzata solo a favore dei professionisti, in quanto a suo avviso potrebbe beneficamente essere impiegata presso scuole di ogni ordine e grado, raggiungendo positivi risultati in campo educativo. Sintetici esempi possono tornare utili per comprendere tale orientamento e per meglio definire la sua humanitas, costantemente indirizzata verso una divulgazione popolare e allargata della musica e dell’arte. Di recente Sangineto è divenuto promotore di un corso di liuteria a Lissone, presso la FAL. Gli spazi, è stato riferito, sono stati messi a disposizione da un Ente, tuttavia mancavano i fondi per allestire i laboratori. Credendo fortemente nella iniziativa (unica nel suo genere), il Maestro liutaio si è subito attivato con la consueta generosità, contattando amici e conoscenti. Nel giro di poco tempo sono stati reperiti i materiali e le risorse minime per attivare i corsi. Le richieste di partecipazione sono state numerose (attualmente vi sono circa 30 iscritti) e i corsi, una volta avviata la struttura, sono stati affidati ai Maestri liutai Federico Gabrielli e Marco Casiraghi. Sangineto, in più occasioni, si è anche distinto come organizzatore di eventi culturali e di Festival musicali (1988-1991), nei quali sono stati invitati arpisti del calibro di Nicanor Zabaleta e Alan Stivell. Da un punto di vista etnomusicologico, a Monza, ha coordinato serate in memoria di Roberto Leydi, Diego Carpitella e Michele Straniero. Il pensiero di Sangineto, se riferito alla promozione della liuteria presso i giovani, è sintetizzabile nel motto “creiamo il contesto”, con il quale intende specificare che se gli Enti pubblici sono sensibili all’argomento, mettendo a disposizione gli spazi, anche con contenute risorse è possibile avviare corsi di qualità ad ogni livello. 
Strumento ispirato ad un'opera di Gaudenzio Ferrari
Egli, peraltro, ha avuto modo di sperimentare con successo corsi di liuteria anche presso le scuole di base. “Ciò che conta nella società attuale è dare spazio ai giovani educandoli al desiderio del “bello”, tramite l’arte, la musica, la tecnica, permettendo loro di sperimentare praticamente, facendo, discutendo, confrontando idee e progetti, favorendo lo sviluppo e se possibile anche promuovendo attività lavorative. I giovani sono brillanti, fantasiosi, mostrano sempre il desiderio di innovare, di essere attivi e utili nella società. Bisogna saperli stimolare e non lasciarli soli nel loro percorso di crescita. E chi ha più esperienza e conoscenze dovrebbe poterle mettere a disposizione a favore della società”. Tra i numerosi progetti, un’idea che Sangineto desidererebbe presto realizzare è quella relativa alla costituzione di un vero e proprio Dipartimento dedicato alla liuteria e all’arte nel centro di Monza, città dove ha sempre insegnato. In particolare, mi ha illustrato a grandi linee il progetto di una mostra connessa alla riqualificazione estetica di una strada o di un palazzo del centro storico, che verrebbe inizialmente addobbato con immagini riprese dalle opere degli artisti e dei pittori prima menzionati, i quali hanno rappresentato in vario modo gli strumenti musicali. Tra questi spicca il nome di Gaudenzio Ferrari, il quale ha affrescato mirabilmente la Cupola del Santuario di Santa Maria dei Miracoli a Saronno (1535). Da tempo Sangineto inseguiva il desiderio di ricostruire gli strumenti disegnati con grazia e armonia da Gaudenzio intorno al Cristo pantocratico. Tre anni or sono, con il consueto impegno, si è messo alacremente al lavoro e il desiderio è divenuto realtà, con la realizzazione di oltre trenta strumenti, tutti perfettamente funzionanti. Sono veri gioielli della liuteria antica e popolare che si vanno ad aggiungere a tutti quelli realizzati in passato. Personalmente ho avuto modo di visionare tali strumenti e sono rimasto emotivamente impressionato da tanta bellezza e raffinatezza. Sebbene Sangineto stia valutando di proporre le proprie idee espositive permanenti agli amministratori e al Sindaco di Monza, io ritengo che la città ideale sarebbe Milano, essendo metropolitana e multietnica, attualmente pronta per presentarsi internazionalmente con forti investimenti pubblici e privati in previsione di “Expo 2015”. È questo un evento commerciale e culturale che vedrà affluire turisti da ogni parte del mondo. Nell’accogliere i visitatori, Comuni, Province e Regione si stanno verosimilmente attivando per attivare spazi in promozione della musica italiana strumentale e vocale. 
Spinetta
Io ritengo che quella di “Expo 2015” potrebbe essere un’occasione importante per affermare il patrimonio organologico prodotto dal Maestro Michele Sangineto poiché tale patrimonio, a mia conoscenza, non ha pari nel mondo, essendo stato concepito ed elaborato fondando la ricerca intorno ad una articolata concatenazione di legami artistico-musicali in prevalenza riferiti alla cultura italiana. Come ho scritto in apertura, la sua opera organologica è certamente fiore all’occhiello del made in Italy per quanto attiene la liuteria artistica degli strumenti antichi e popolari. Riuscire a mettere in pratica i suoi progetti, a mio avviso, garantirebbe indubbio prestigio culturale. Termino l’articolo affascinato dalle opere artistico-strumentali di Michele Sangineto, contraddistinte da inconfondibili sonorità timbriche. In futuro, mi riprometto di approfondire l’aspetto esecutivo degli strumenti dell’“Antica Liuteria Sangineto”, evidenziando la particolare opera di diffusione promossa dai musicisti Caterina e Adriano Sangineto i quali, sin dalla loro infanzia, sono stati educati al gusto del “bello” e della musica, avendo il privilegio di crescere utilizzando le opere musicali realizzate dal padre Michele: opere che ci si augura un giorno possano essere raccolte organicamente in un museo polifunzionale pubblico a beneficio di tutti gli amanti della musica e dell’arte. 


Paolo Mercurio

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