Lucanìa – 055 (Autoprodotto, 2013)

Il progetto musicale Lucanìa nasce da un’idea del mandolinista Massimo Duino, di dare vita ad un ensemble, che in qualche modo andasse al di là del concetto di gruppo, per giungere ad una sorta di laboratorio en plein air aperto alla condivisione delle esperienze musicali e alle varie collaborazioni, il tutto partendo dalla riproposta della tradizione musicale della loro terra, la Basilicata. Il gruppo, attualmente composto da Carlo Arvia (chitarra classica), Mario De Carlo (organetto diatonico, tromba e voce), Luca Bannella (organetto e chitarra), Gianpiero Veccari (contrabbasso), Jamie Maria Lazzara (violino), Marco Massari (tamburi a cornice)e Gianfranco Marcontini (batteria), vanta una ormai decennale esperienza legata al contatto diretto con gli anziani cantori lucani, che ancora oggi è possibile incontrare intenti ad insegnare l’uso degli strumenti tradizionali ai bambini, piuttosto che ad accompagnare danze spontanee. Proprio in quest’ottica, Massimo Duino ha inteso dare al progetto Lucanìa una spinta propulsiva determinante nel superare la dimensione palco, come momento unico per le loro esibizioni, e non è strano così trovarli spesso impegnati anche in contesti atipici, come una semplice serenata notturna. Dal punto di vista prettamente musicale, il loro repertorio nasce dallo studio approfondito delle registrazioni sul campo effettuate, sia dall’antropologo Pino Gala, come nel caso delle tracce relative agli ultimi due suonatori di arpa di Viggiano, o quelle relative ai brani per chitarra battente dell’area cilentana, sia di altre registrazioni risalenti all’arco di tempo che va dal 1980 al 1991 nelle aree rurali della provincia di Matera e di Potenza, sia anche quelle relative all’area di confine con alla Calabria, per le quali è stato fondamentale l’incontro con il gruppo di musica popolare La Totarella. Riprendendo quanto afferma Massimo Donà in “Filosofia della Musica”, i Lucanìa si propongono di “rappresentare il presente esplorando il passato” e lo fanno evidenziando non solo la dicotomia tra l’universo del sacro dei rituali rurali con la sua aura di trascendenza, e il mondo profano legato all’ebbrezza della festa, ma anche lo stretto rapporto che legava la musica tradizionale ai cicli della terra, all’alternarsi delle stagioni, ed alle cerimonie e i riti che scandivano l’esistenza delle realtà rurali. Significativo per comprendere il loro approccio alla musica popolare, è l’ascolto di “055” il loro nuovo album, disco che raccoglie tredici brani, tra tradizionali e composizioni originali, caratterizzati da arrangiamenti semplici e diretti, essenzialmente costruiti su trame acustiche con il mandolino di Duino a guidare le linee melodiche. Ad aprire il disco sono i due strumentali “Fandango Basco” e “Tarantella In La Minore”, che ben rappresentano la capacità dei Lucanìa di guardare oltre i confini della tradizione musicale della Basilicata, andando alla ricerca di sonorità di paesi lontani ma allo stesso tempo vicini nelle atmosfere a quelle della loro terra. Si prosegue con il tradizionale “Tirituppete Lariolà” con i tamburi a cornice guidare la ritmica su cui si inserisce il mandolino a cesellare ogni nota, ma è solo un momento perché subito dopo si tocca la musica klezmer con la tromba di Mario De Carlo in gran spolvero. Se dalla penna di Carlo Arvia arriva il sinuoso strumentale “La Ballata Della Luna Calante”, le successive “Terranova” e “ Cum Si Fatta Russa” ci riportano alla tradizione lucana. Spazio poi alle danze con la polka “Mirka Moya”, a cui fa seguito la suggestiva “Li Brigant”, ma è sul finale che arriva il vertice del disco le trascinanti “Valzer” e “Tarantella Organetto”, che ricreano l’atmosfera delle feste da ballo che si svolgevano nelle aie lucane. Chiudono il disco “Nia Nia Nia” e una “Quadriglia” tutta da ballare, finché manca il fiato. Sebbene la qualità della registrazione non renda piena giustizia alla qualità e alle potenzialità dei Lucanìa, “055” è un disco che merita tutta la nostra attenzione non solo per la sua profondità concettuale, ma anche per la selezione del materiale tradizionale proposto.



Salvatore Esposito