Loreena McKennitt - The Journey So Far - The Best of Loreena McKennitt (Universal Music, 2014)

PREVIEW

“Guardando a ritroso il mio percorso attraverso le persone che ho incontrato, i posti visitati e le formative esperienze musicali in cui ho creato, e registrato, mi rendo conto di quanto ricco sia stato il mio viaggio”, così Loreena McKennitt presenta “The Journey So Far”, antologia pubblicata dalla Universal, che celebra i suoni trent’anni di carriera artistica. Trent’anni caratterizzati da grandi successi, come i due Juno Awards e le tante nomination ai Grammy Awards, ma soprattutto da quattordici milioni di album venduti in tutto il mondo. Ciò che ha sempre colpito, sin dagli esordi quando si esibiva nelle strade di Toronto fino ai grandi riconoscimenti degli ultimi anni, è stata non solo la sua voce quasi eterea da soprano, ma soprattutto la sua capacità di coniugare il forte desiderio di riscoprire le sue radici, che affondano nella tradizione celtica irlandese, con la curiosità della ricerca attraverso le sonorità world e new age declinandole in chiave pop. Sebbene di tanto in tanto il pop abbia preso il sopravvento nei suoi dischi, anche per comprensibili ragioni commerciali, quest’antologia ha il pregio di fornire una visione molto completa del vissuto artistico della McKennitt attraverso dodici brani, spaziando dal disco di debutto “Elemental” del 1985 da cui è tratta la toccante “Stolen Child”, tratta da una poesia di William Butler Yeats, al più recente “The Wind That Shakes The Barley” del 2011 ben rappresentato dalla splendida “Down By The Sally Gardens”. Se ingiustamente forse sono stati trascurati il delizioso album natalizio “To Drive The Cold Winter Away” del 1987, e l’altrettanto bello “Parallel Dreams” da cui è stata estratta la sola “Huron ‘Beltrane’ Fire Dance”, ben tre brani arrivano da “The Visit” del 1991 ovvero “Bonny Portmore”, traditional irlandese già presente nella colonna sonora di “Highlander III - The Sorcerer”, “The Lady Of Shalott” e “The Old Ways”. “The Mystic’s Dream” e il classico “The Bonny Swans” sono tratte invece da “The Mask And Mirror”, album del 1994 ispirato alle vicende legate alle crociate, ai cavalieri templari e all’eresia catara, ma soprattuto al confronto tra Oriente ed Occitente, Cristianesimo e Islam. L’apertura verso le sonorità world di “The Book Of Secrets” è documentata dalla presenza in scaletta di “The Mummers’ Dance” e “Marco Polo”, ma soprattutto da quel gioiello che è “Dante’s Prayer”, ispirata alla Divina Commedia di Dante Alighieri e al suo viaggio attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. E’ in questo disco che la cantautrice canadese tocca il vertice della sua carriera, e lo fa con composizioni dense di suggestione, caratterizzati da testi in cui si mescolano poesia, miti popolari e misticismo medievale, il tutto sugellato dalla sua voce evocativa e profonda, e da arrangiamenti eleganti in cui violini, bodhran, tabla e arpa creano un atmosfera senza tempo. Completa il disco “Penelope’s Song” tratta dal sottovalutato “An Ancient Muse” del 2006 nel quale dalle vicende raccontate da Omero nell’Odissea, si spazia alla Turchia Ottomana, per far ritorno infine all’Inghilterra. Sebbene in molti attendevano un nuovo disco in studio, la stessa Lorena McKennitt ha sottolineato l’importanza di questo disco, anche per la difficile reperibilità di alcuni suoi dischi: “Riconosco che molta gente si aspetta nuove registrazioni e sono felice di poter dire che il processo è già in atto. Allo stesso tempo abbiamo appreso che per un motivo o l’altro alcune parti del mondo hanno solo un limitato accesso al mio catalogo, quindi questo trentesimo anniversario è l’opportunità per conoscere alcune delle mie migliori espressioni musicali”. “The Journey So Far - The Best of Loreena McKennitt” è, dunque, un occasione preziosa per riscoprire alcuni classici della discografia della cantautrice canadese, ma sarà anche un occasione ghiotta per i fan, a cui non sfuggirà l’edizione deluxe comprendente un secondo disco, “A Midsummer Night’s Tour”, con una selezione del concerto registrato allo Zitadelle di Mainz in Germania nel luglio 2012, un ritorno nella città dove nacque il live “Troubadours On The Rhine”, che gli fruttò una nomination ai Grammy 2013. 


Salvatore Esposito