Kal - Romology (Arc Music, 2013)

Il rock’n’roma targato periferia belgradese dei Kal si è affinato nel corso di tre album (i precedenti lavori, pubblicati su etichetta Asphalt Tango, sono “Kal” e “Radio Romanista”), non smarrendo la vitalità da palcoscenico che ha fatto loro conquistare adepti ai festival che contano, da Roskilde allo Sziget. Dragan Ristić (intellettuale, saggista, uomo di teatro, leader e frontman della band), cresciuto con il canto di Saban Bajramovic, fulminato negli anni ’90 da band del calibro di Mano Negra e Les Négresses Vertes, firma la maggior parte delle canzoni di “Romology”, album che non va ascritto ai fasti (passati) del turbo folk o dell’estetica delle bande di ottoni al fulmicotone (anch’esse non tanto più di moda tra i gagé world-oriented). Piuttosto il quintetto (voci, chitarre, violino, fisarmonica, basso, batteria) e i gli ospiti (canto, archi, fisarmonica, ance e una brass band nel brano conclusivo che comunque paga il necessario tributo all’immensa tradizione bandistica) dal cuore rock incorporano piacevolmente elementi di ska, rockabilly, swing, sevdalinka, canzoni un po’ retrò venate di romanticismo, sfumature pop balcaniche e sprazzi di elettronica. Consapevolezza ed appartenenza, niente autocommiserazione, ma dignità e diritti dei rom asseriti sovvertendo lo stigma gadje, a cominciare dal nome – Kal significa nero in lingua romani; musica e testi che ammassano una dose gustosa di irriverenza e sfacciataggine: sui cambiamenti a partire dagli anni ‘80 del secolo scorso in quella che era la Repubblica degli Slavi del sud (“Menjam se” scritta da Srdjan Saher), sui rapporti di coppia (“Cohano”, scritta da Djordje Djordievic-Pilos, e “Vust” ), sul sesso (“Bibi” e “Spunky Man”), sulla discriminazione subita dai rom (“Nazen e Gadze”, “Negro”), sull’industria musicale e i DJ che fanno soldi appropriandosi dei suoni romanés campionati (“Gadzo DJ”), sull’invito rivolto a un fratello emigrato negli USA a ritornare a casa (“Aroma”). “Play It Again”, l’unico strumentale, è nato per propensione cinematica; “Run Brother Run”, cantata in inglese, mette in mostra le aspirazioni della band a sfondare nel mercato musicale internazionale; il tradizionale “Ljiljano” ci riconduce ai ritmi tradizionali bulgari, con la voce di Natalie Nowytsky in bella evidenza. Gustoso lo swing danubiano di “Romology” le cui liriche sono della vocalist rom-australiana Sarah Bedak, tra i guest del disco; impossibile poi non zompettare sulle note ska-unza-unza di “Emily” (i divertenti testi, tradotti in inglese, di quest’ultima canzone e della title-track, li trovate affacciandovi su http://www.arcmusic.co.uk/downloads/EUCD2478-Romology-KAL-lyrics.pdf ). Non è un caso che tutto si concluda con la esagerata “Papuruga”, omaggio alla tradizione e al senso di comunità dei rom. I Kal dicono di essere i portavoce della nuova generazione, noi ci crediamo. 


Ciro De Rosa