Carlo Monni con Arlo Bigazzi, Orio Odori, Giampiero Bigazzi – .notte Campana (Materiali Sonori, 2013)

Scomparso per un male incurabile il 19 maggio 2013, Carlo Monni è stato, senza dubbio, l’attore toscano per eccellenza, perché incarnava nel profondo il legame con la sua terra. Come non ricordare la sua interpretazione di Vitellozzo nel film “Non ci resta che piangere” al fianco di Roberto Benigni e Massimo Troisi, o la sua partecipazione a “Berlinguer ti voglio bene” di Giuseppe Bertolucci, o ancora le tante collaborazioni con registi come Mario Monicelli, Pupi Avati, Francesco Nuti e Paolo Virzì. Oltre al cinema, Carlo Monni aveva da sempre coltivato la passione per la poesia, amava il verseggiare libero della tradizione toscana, così come amava Dino Campana, di cui era profondo conoscitore e fine interprete. Negli ultimi dieci anni della sua carriera aveva stabilito un fortissimo legame con le terre del Valdarno e con alcuni dei suoi più alti rappresentati, ed in parallelo era nata anche la sua collaborazione con Giampiero Bigazzi, il patron dell’etichetta Materiali Sonori, che così lo ricorda: “Era un amico, un maestro, una persona piena di vita e di voglia di goderne. Era un parente, non un artista con cui si collabora“. Da quell’amicizia aveva preso vita il progetto di uno spettacolo “Nottecampana – ipotesi per un film”, che vedeva protagoniste le poesie di Dino Campana recitate da Carlo Monni, accompagnato sul palco da tre musicisti ovvero lo stesso Giampiero Bigazzi alle tastiere e ai suoni elettronici, il produttore Arlo Bigazzi al basso elettrico, e il compositore e direttore d’orchestra Orio Odori al clarinetto. Il risultato fu una imperdibile occasione, che vedeva intrecciarsi musica e poesia, in un omaggio sentito all’urgenza della poesia, con Carlo Monni, fine conoscitore dei “Canti Orfici” a recitare i versi del poeta toscano, nato nel 1885 proprio sulle pendici dell’Appennino e scomparso a Castel Pulci, nei pressi di Badia a Settimo, nel 1932. A cristallizzare quell’esperienza sul palco, Materiali Sonori nel 2009 diede alle stampe il disco omonimo, che raccolse grande consenso da parte della critica. Di recente questo bel progetto è stato ristampato, e per quanti se lo fossero fatti sfuggire all’epoca, è un occasione preziosa per entrare nel vivo di quello spettacolo, scoprendo i versi di Dino Campana in una luce del tutto nuova. L’ascolto ci regala diciassette frammenti poetici, interpretati magistralmente dalla voce ruvida e carnale di Monni, che accompagnata da atmosfere che mescolano musica ambient e jazz, sembra trasformare ogni poesia in canzone. L’elettronica di Giampiero e il basso di Arlo Bigazzi, e i ricami di sax di Orio Odori, e accompagnano guidano uno spooken word intenso, sofferto, partecipato che si sviluppa attraverso una comicità dissacrante, ma anche nel continuo confronto tra la vita dell’interprete e quella del poeta, quasi Monni incarnasse nel profondo ogni versi. Si svela così tutto il fascino della poetica di Dino Campana, la sua vita inquieta lontana delle convenzioni, spesa tra l’ambiente fiorentino di fine Ottocento, viaggi incredibili dalla Toscana a Buenos Aires, e l’amore con Sibilla Aleramo. Atmosfere notturne accompagnano la tensione poetica de “L’Invetriata” e de “La Chimera”, invenzioni sonore intercalano le splendide “La Falterona”, e “La Petite Promenade Du Poète”, fino a toccare la suggestiva “Fantasia Su Un Quadro Di Ardegno Soffici”. Il vertice del disco arriva però nel finale con tre brani struggenti e di grande intensità, ovvero “Canto Della Tenebra”, “Dall’Ombra Di Nessun Dio” e “Fine Marzo” in cui spicca l’intreccio tra il violoncello di Damiano Puliti, e il piano suonato magistralmente da Arturo Stalteri. Come ha detto in modo impeccabile lo stesso Giampiero Bigazzi, questo disco: “E’ come una veglia post-moderna, i versi di Campana sono molto vivi e albergano da sempre intorno ai nostri pensieri… Ma è soprattutto un modo per ritrovarsi con quel diamante grezzo della cultura della nostra terra”. 


Salvatore Esposito