Les Allumés Du Chalumeau - Les Allumés Du Chalumeau (Aremorica Records, 2013)

Nato dall’incontro tra François Robin (programmazione, veuzes) e Ronan Gourierec (sassofono baritono, bombarda), il progetto Les Allumés Du Chalumeau è il risultato di un originale lavoro di sperimentazione sulle sonorità della tradizione bretone, che ha condotto i due strumentisti francesi ad esplorare, in modo del tutto adogmatico, le potenzialità di strumenti come la veuze, cornamusa tipica della Loira Atlantica, e la bombarda, combinandoli con l’utilizzo dell’elettronica. Ne è nato un viaggio attraverso un paesaggio sonoro inedito, che hanno esplorato senza il bisogno di mappe e coordinate, ma semplicemente seguendo il desiderio di spostare il confine della ricerca sempre più in là, sempre più avanti. Ben presto le loro prove in studio, si sono evolute in un più complesso e suggestivo spettacolo teatrale, curato da Phillup Chasseloup, che prevede l’utilizzo di una particolare scenografia e di luci, che accompagnano le loro creazioni soniche. Proprio durante una delle loro esibizioni del 2012, è stato anche registrato il loro disco omonimo, che al netto dell’impatto scenico, consente all’ascoltatore di cogliere le emozioni, le suggestioni e le tante sorprese che regala la loro musica. Pur non essendo brani di immediata fruibilità, immergersi nell’ascolto del disco significa abbandonarsi alla creatività di Robin e Gourierc, lasciandosi catturare ora dall’interplay tra il sax baritorno e la veuze, ora nelle dissonanze inattese, ora ancora dal scoppiettante bombarda sostenuta dai beat elettronici. Gli strumenti del duo vengono messi a nudo, spogliati fino allo loro essenza, ma poi riemergono prepotenti in un contesto sonoro spesso insolito, straniante, che però nascondo una grande forza evocatrice, una forza poetica, danzate. I due strumentisti francesi così “accendono le loro torce” illuminando il buio degl’ignoto con la ricerca a tutto campo, e per farlo non esitano a suonare la vueze come fosse una chitarra, o ad approcciare la bombarda come fosse una batteria facendone emergere tutta la sua potenza ritmica. Ogni nota sembra il risultato di una follia, di una ricerca dissennata e senza senso, ma basta cogliere attentamente ogni sfumatura, ogni pausa, ogni dettaglio per scoprire cose inaspettate come nel caso dei volteggi della veuze sulle ali dei beat elettronici dell’iniziale “Pleins Gaz” o della scoppiettante “Codette”, e quando il gioco si fa più duro con le più sperimentali “Le Bop Des Marais” e “Tanimou M'a Dit“, il divertimento è assicurato, visto che il duo non si risparmia divagazioni nelle ritmiche africane. Tra gli episodi più sopra le righe merita una citazione anche “Kerbourden” le cui aperture ambient hanno tutta l’aria di funzionare meglio dal vivo, che su disco e la rutilante “A l'Abonné”, che ci congeda dal disco nel modo più bizzarro possibile, quasi fossimo su una locomotiva scassata, che a stento riesce ad arrivare in stazione. E’ la fine del viaggio, ma state pur certi che la voglia di ripartire subito, è tanta, e così ricominciare l’ascolto è l’unica cosa da fare. 


Salvatore Esposito