Italian Sounds Good: Il Parto Delle Nuole Pesanti, Favonio, Sursumcorda, Sanpietro, Contratto Sociale GNU-Folk, Palkosceniko

Il Parto Delle Nuvole Pesanti - Che Aria Tira (Ala Bianca / Warner, 2013) 
“Che aria tira che aria tira/tirano i conti tira Mario Monti/ma i gol più belli li fa Mario Balotelli/tira la festa tirano i santi/tira il Parto delle Nuvole Pesanti”. La band calabrese non avrebbe potuto cominciare in modo migliore il suo album “Che Aria Tira”, che giunge a tre anni di distanza da “Magnagrecia”, e nel quale hanno raccolto una serie di istantanee dell’Italia del 2013, sospesa tra la crisi economica e quella politica, ma ancora in grado di divertirsi con un pizzico di spensieratezza. Sin dalla sua nascita, Parto delle Nuvole Pesanti ha proposto una originale commistione tra stili e linguaggi musicali differenti, che spaziano dall’ethno-rock alla canzone d’autore, passando per la musica tradizionale della loro terra di origine, mettendo in fila undici album, tanti concerti e un po’ di riconoscimenti di prestigio come la nomination al David di Donatello per “Onda Calabra”, diventata colonna sonora del film di Antonio Albanese “Qualunquemente”. In questo stato di grazia creativo si inserisce anche il loro nuovo album che segna un’ulteriore evoluzione dal punto di vista sonoro del gruppo calabrese, se intatto è rimasto il loro impegno civile, i loro arrangiamenti si sono fatti ancora più ricchi e curati, con strumenti tradizionali come tamburi a cornice e mandolino che dialogano con l’elettronica e il rock, in modo ancor più efficace ed serrato. Salvatore De Siena (voce e chitarra), Amerigo Sirianni (chitarre, mandolino e voci), Mimmo Crudo (basso), Antonio Rimedio (fisarmonica e fiati) e lo storico collaboratore Manuel Franco (batteria) hanno messo in fila dieci canzoni, che spaziano dalla trascinante title track che apre il disco, all’impegno sociale de “La Nave dei Veleni”, ispirata libro “Navi a perdere” di Carlo Lucarelli sulle ecomafie, fino a toccare la splendida “Crotone” scritta e cantata con Fabrizio Moro, nella quale si denuncia senza mezzi termini la devastazione ambientale della Calabria. Il disco, mai avaro di belle sorprese, regala anche altri momenti da ricordare come “Vita Detenuta” in cui si parla della difficile realtà delle carceri italiane o quella “Vento di Scirocco” densa di speranza, o ancora la delicata “Qualcuno Mi ha Detto” ispirata ad una poesia di Nazim Hikmet, tuttavia è sul finale che arriva la zampata che ci aspettiamo sempre dal Parto delle Nuvole Pesanti con la sarcastica filastrocca “La Poltrona”, in cui si mettono alla berlina quei politici attaccati con il cemento ai loro scranni in parlamento. Un finale scoppiettante, per un disco che conferma il Parto Delle Nuvole Pesanti come una delle poche realtà ancora credibili ed effettivamente originali del folk-rock in italia. 

Favonio – Brutto Di Faccia Brutto Di Cuore (Iperspazio/Self, 2013) 
Ensemble foggiano dalla ormai consolidata esperienza e dalla intensa attività artistica, i Favonio, che nel nome si ispirano ad un vento molto frequente nel Tavoliere di Puglia, sono una delle più interessanti sorprese della scena musicale italiana, avendo costruito nella loro cifra stilistica un ponte ideale tra la canzone d’autore e le radici della loro terra, costruito dal punto di vista sonoro con i mattoni del jazz, del reg-time, del rock e con la calce del folk. Dopo aver debuttato nel 2007, i Favonio in questi anni hanno macinato musica ed esperienza, e questo gli ha consentito di affrontare con scioltezza il loro nuovo album “Brutto Di Faccia Brutto Di Cuore”, che raccoglie dodici brani, scritti per lo più da Mimmo Petruzzelli (alle varie ance, fisarmonica e kazoo) e Paolo Marrone (voce e frontman), mentre il resto delle canzoni sono di Giovanni Mastrangelo (basso elettrico e contrabbasso) e Lucio Pentrella (chitarre e bouzouki). Completano ed arricchiscono il suono del gruppo Piernicola Morese (percussioni), Giuseppe Guerrieri (batteria), Antonello Del Sordo (tromba e flicorno) e Stefano Capasso (pianoforte, tastiere e fisarmonica) a cui si aggiungono alcuni ospiti: Michela Celozzi (violoncello), Fabio Contillo (clarinetto e clarinetto basso), Fátima Sánchez Silva (flauto). Ad aprire il disco è “A Me Mi Piace Vivere Alla Grande” dell’indimenticato e sottovalutato Franco Fanigliulo, che i Favonio ripropongono in una brillante chiave jazz, ma per toccare con mano le potenzialità dell’ensemble foggiano bisogna ascoltare la programmatica “Sono Un Artista”, un brano in crescendo che mescola jazz e ska con citazioni da Piero Ciampi. Si prosegue con l’ironica e swingante “Amore Bradipo”, e la brillante “Giano” in cui echi folk irlandesi si mescolano alla tradizione del Gargano in una ballata dai toni pastello, ma è con la successiva “Lo Scrittore e La Ragazza”, che si tocca il vertice del disco con il violoncello di Michele Celozzi in grande evidenza. Le sonorità jazz ritornano prepotenti nella teatrale “Cipressi Nei Pressi”, ma è solo un attimo perché dopo aver incontrato Franco Fanigliulo e Piero Ciampi, ora è la volta di Matteo Salvatore del quale propongono “L’Uomo Del Tavoliere”, ultima canzone scritta dal cantore di Apricena, e che i Favonio rendono in tutta la sua drammaticità. Se “Sotto L’Albero Del Melograno” ci porta in giro dalla musica medioevale al valzer-musette per sfociare in un finale a base di improvvisazione jazz del sax soprano, la successiva “Tutto Sommato” è un sinuoso tango, in cui spicca l’ottima prova vocale di Paolo Marrone. Verso il finale c’è tempo anche per il rock di Dormire, la trascinante title track che volteggia sulle ali della fisarmonica, e la struggente “‘O Core S’è Stancato”, che chiude il disco tra i suoni di una banda di paese. “Brutto di Faccia e Brutto di Cuore” è insomma un disco vario, originale e ricco di belle sorprese, che mette ben in evidenza tutte le potenzialità di questo esplosivo ensemble foggiano. 

Surusumcorda - Musica d'acqua (A Cup In The Garden, 2013) 
Sono passati tre anni da distanza da “La Porta Dietro La Cascata”, e i Sursumcorda tornano con un nuovo album, “Musica D’Acqua”, che tra inediti e rielaborazione mette in fila undici brani, realizzati nell’ultimo anno e mezzo per sonorizzare documentari, corti e spot. Un documento importante, dunque, che mette bene in luce il loro peculiare approccio alla scrittura, ovvero quell’approccio fuori dagli schemi visto già in Frattali, seconda parte del loro disco precedente, ma che era già tangibile sin dagli esordi del gruppo. Il disco si compone di undici “immagini sonore”, undici “sculture di note” che i Sursumcorda hanno modellato seguendo la liquidità del suono, la sua forza evocativa in grado non solo di accompagnare e commentare le immagini, ma di restare vivo nella sua potenza immaginifica, anche se privato di esse. Rispetto al passato, in “Musica D’Acqua” scopriamo i Sursumcorda in una dimensione nuova, quasi si fossero trasformati in una piccola orchestra, e questo contribuisce in modo determinante a caratterizzare la loro ricerca sonora, aprendo così le porte ad un intreccio di world musica, jazz e folk di grande impatto. Durante l’ascolto si ha modo di apprezzare come ogni brano sia il tassello di un mosaico più vasto, un capitolo di un diario di viaggio sonico, che conduce l’ascoltatore in una dimensione onirica e senza tempo. A spiccare in modo particolare è la ballata jazz “Red Floyd” in cui brilla l’interplay tra tromba e viola d’amore, così come “Amir” e “Francesco e Bjorn”, tratte dagli omonimi cortometraggi. Di grande suggestione sono anche i due spaccati world ovvero “Miraggi” in cui si intrecciano strumenti che spaziano dalla Sardegna all’Africa, e quel gioiellino che è “Il Sogno di Amir”, in cui una viella dialoga con il guzehng. Insomma “Musica D’Acqua” è un disco ricco di grandi intuizioni musicali, che appassiona ascolto, dopo ascolto. 

Sanpietro – Sanpietro (Latlantide/Edel, 2013) 
Originariamente noti come LaFolkeria, nome con cui hanno girato l’Italia per sette anni e pubblicato un ep e un disco, i Sanpietro nascono nel febbraio del 2013 con l’intento di cambiare le carte in tavola ed operare una rifondazione del gruppo non solo nella formazione, ma anche dal punto di vista stilistico. Ricominciare da zero, cercando nuove ispirazioni, è stata così la via maestra che hanno seguito Damiano Sangaletti (Voce – Chitarra - Armonica), Andrea Martina (Chitarra Elettrica e Cori), Mauro Amadei (batteria e percussioni), e Giorgio Vitali (Basso Elettrico e Acustico), che al folk-rock delle origini hanno cercato di aggiungere una dose più massiccia di elettricità ed energia, senza disperdere quanto fatto di buono in passato. Il risultato è il loro primo album omonimo, che raccoglie nove brani in cui chitarre acustiche e chitarre elettriche, spinti dalla potente sezione ritmica, incorniciano in modo molto efficace testi che spaziano dal senso della vita alle delusioni, spaziando dall’amore agli ideali. Si dalle prime note di “America” si comprende subito qual è la direzione imboccata dai Sanpietro in questa nuova avventura, energia, sudore, passione, e un testo interessante sono gli ingredienti di un brano intenso e serrato, tutto giocato sulle chitarre elettriche. Se alle sonorità folk-rock ammicca “Corrispondenza Univoca”, la successiva “Borbottando” rialza il tasso elettrico, conducendoci prima verso la serrata “Lui Il Sorteggiato” e poi verso “1080”, in cui protagonista è ancora il dialogo tra la chitarra acustica e quella elettrica. Il disco però conosce anche qualche piccola caduta a livello di ispirazione come nel caso di “Nero Vinile” o “Little Boy”, ma si tratta di episodi isolati perché a rimettere le cose a posto arriva la conclusiva “Tutto e Niente”, un brano dal sicuro impatto radiofonico, che mette bene in luce come i Sanpietro abbiano tutte le carte in regola per ben figurare nella scena rock italiana. 

Contratto Sociale GNU-Folk – R_evoluzione (Latlantide/Edel, 2013) 
Nati nel 2000 a Lucca, i Contratto Sociale GNU-Folk, dopo alcuni cambi di formazione a partire dal 2004 hanno trovato una loro stabilità, dando vita ad un interessante percorso artistico che li ha condotti negli anni a farsi le ossa sui palchi di tutta Italia e a pubblicare due ep tra il 2010 e il 2011. La svolta però è arrivata con l’incontro di Andrea Mei, produttore e già membro dei Gang, che li ha condotti verso la pubblicazione del loro primo disco “R_evoluzione”, album che attraverso undici brani, sintetizza molto bene l’intento del gruppo, ovvero quello di creare una nuova musica popolare, mescolando antico e modero, tradizione ed evoluzione, in uno stile nuovo colorato da reggae, punk e rock. Sebbene la ricetta sia ben nota, e risalga allo stato di grazia creativo dei Gang tra il 1991 e il 1993, il gruppo toscano non ha avuto timore di riprendere in mano quel vecchio libro, per spulciare tra le ricette, che potessero fare al caso loro, e in questo senso la produzione di Mei, è stata piuttosto efficace. Tuttavia quando si ci muove in territorio combat-folk il rischio di suonare già sentiti è altissimo, e il gruppo toscano non è esente da questo. Le loro canzoni, per quanto belle e caratterizzate da testi di impegno civile finiscono per suonare stagnanti, e mandando a farsi benedire il loro pur nobile l’intento di creare una nuova canzone popolare. Bisognerebbe chiedersi che senso ha oggi riproporre quanto hanno fatto in modo magistrale ed irripetibile i Fratelli Severini, o i Modena City Ramblers, che pure in parte sono della partita con partecipazioni in alcuni brani. Quanti gruppi, quante band dal 1991 ad oggi abbiamo sentito rifare il verso a “Storie D’Italia” e quante hanno guardato all’Irlanda sperando di ripetere “Riportando Tutto a Casa”, credo troppi, con buona pace di quanti credono che il combat-folk sia vivo e vegeto. Quante canzoni abbiamo sentito su Carlo Giuliani? Condividiamo che è una ferita che non si cancellerà, ma guardare oltre, cercare altri stimoli, altri temi, altre immagini, altro fraseggio, non ci sembra molto difficile, e forse è lì che si cela quella nuova musica popolare che cercano i Contratto Sociale GNU-Folk. 

Palkoscenico – Rockmatik (SuoniVisioni/Vibrartsound/Audioglobe) 
I Palkoscenico nascono nel 1999, dall’incontro tra quattro musicisti dell’area nord di Napoli, accomunati dall’intento di proporre un rock “visuale” nel concetto più ampio di spazio scenico come spazio creativo più ampio possibile in cui si muovono sperimentando intrecci tra elettronica, chitarre e melodie ad uncino. Negli anni la band napoletana ha fatto incetta di consensi e partecipazioni a festival e contest, e ha messo in fila tre album, che hanno raccolto l’apprezzamento di pubblico e critica. Il loro nuovo album “Rockmatik” nel raccontare la storia d’amore tra un uomo e una macchina, è una metafora del confronto tra antico e moderno, tra digitale e analogico, tra passato e futuro. A caratterizzare il sound è un approccio cosmopolita che li porta ad immergersi in un caleidoscopio sonoro che spazia da Napoli a Londra, passando per la Jamaica e New York, dando vita ad un intreccio che mescola rock, reggae, dub ed elettronica. La ricerca continua del groove e la voce potente e trascinante di Lell Tram sono gli ingredienti di un disco dal sound originale, che non manca di sorprendere l’ascoltatore con brani come l’iniziale “Almeno Una Volta”, o la successiva “Seguimi” impreziosita dalla voce di Marcello Coleman degli Almamegretta, o ancora in “Try” cantata in duetto con Dean Bowman, voce simbolo dell’acid funk newyorkese. Di pregevole fattura sono anche la provocatoria “O’Suono De Culture” in cui spicca la voce soul dell’attivista nigeriano Righteousman, e il singolo “Mi Piace”, tuttavia è con la bella canzone d’amore “Canzone Semplice” che si tocca il vertice di un disco. “Rockmatik” è così il disco di quella che potremmo definire la maturità dl gruppo napoletano, ormai in grado di muoversi con agilità attraverso suoni e stili differenti, dando vita ad una proposta sonora originale e mai banale.



Salvatore Esposito