Francesca Incudine – Iettavuci (Finisterre/Felmay, 2013)

L’urgenza comunicativa e il desiderio di raccontare il mondo attraverso lo sguardo di una donna, sono gli ingredienti di “Iettavuci”, disco di debutto di Francesca Incudine, giovane cantautrice e percussionista siciliana, che ha fatto del dialogo con la tradizione musicale e il dialetto della sua terra la base di partenza per il suo songwriting. Prodotto dal fratello Mario, il disco raccoglie tredici brani, che si caratterizzano per arrangiamenti eleganti e raffinati, in cui strumenti tradizionali come i tamburi a cornice, la fisarmonica e la zampogna dialogano con chitarre classiche, clarinetto e pianoforte, dando vita ad un ambientazione sonora tenue e delicata, che avvolge ed impreziosisce le linee melodiche. In questo senso determinate ci sembra la mano di Mario Incudine, che insieme ad Antonio Vasta (pianoforte, fisarmonica e organetto) e Carmelo Colajanni (clarinetto, zampogna e fiati etnici), ha curato gli arrangiamenti dei vari brani, alle cui registrazioni hanno preso parte anche Angelo Loia (chitarra e voce), Manfredi Tumminello (chitarra), Pino Ricosta (basso e contrabbasso), Giorgio Rizzo (percussioni), Salvo Compagno (percussioni), nonché il quartetto d’archi Dammen Quartet, la cui direzione è stata affidata ad Antonio Putzu. Come evoca il titolo, il disco vibra di una vibrante tensione creativa, animata da quel desiderio di “alzare la voce”, di raccontarsi a cuore aperto tra storie, riflessioni, sentimenti, emozioni. I tredici brani compongono così una sorta di personalissimo diario di una giovane donna che guarda il mondo, osserva quello che la circonda, e riflette sui cambiamenti, sulle paure e le speranze per il futuro. Si spazia così dalla sensuale "Disiu D'Amuri", alle riflessioni sui primi indugi d’amore di “Cori Stunati" fino a toccare la dolcissima e struggente “Ninnananna In Re", riuscita rielaborazione del celebre brano di Bianca D’Aponte. E’ però con la title track e le schegge di ricordi di “Caminu Sula”, tessute in un arrangiamento dai quasi rinascimentali che si toccano i due vertici compositivi del disco. Di pregevole fattura sono tuttavia anche l’attualissima “Mi Metto O Suli” in cui la Incudine affronta il tema della violenza sulle donne, il duetto con Rita Botto in “Sula”, la fascinosa “Luna” dalla melodia ricercata, e i due intermezzi, caratterizzati da atmosfere oniriche dense di poesia. “Iettavuci” è dunque un ottimo primo passo di una carriera artistica, che si preannuncia ricca di soprese, e siamo certi che Francesca Incudine saprà valorizzare sempre di più le sue grandi potenzialità come cantautrice. 


Salvatore Esposito