Davell Crawford - My Gift to You (Basin Street Records, 2013)

Faccio il musicista di mestiere, lo faccio davvero come occupazione principale (di solito arriva puntuale la domanda: “Ma che lavoro serio fai, non l’hobby...”) e credo che la mia vera e propria passione per la musica sia entrata per osmosi, perché sono cresciuto in una casa con dentro un fratello maggiore assolutamente onnivoro, di tutto ciò che di buono gli si presentava alle orecchie. Questo ha significato ascoltare “Kind Of Blue” a dieci anni, godersi “Born To Run” il giorno che è uscito in Italia, ascoltare gli Area e il Perigeo, vedere i Clash dal a Bologna in Piazza Maggiore ... insomma, non male. Per fare il musicista devi ascoltare musica, tanta, inserirla dentro un contesto socio culturale, sentirla sottopelle, goderne, essere irritati da quella cattiva e portati in alto quando senti e riconosci quella vera. In Italia ci sono scuole di musica dietro ogni angolo, la didattica è divenuta il rifugio peccatorum del musicista frustrato che insegna perché non può suonare. Bisogna ascoltare invece e tanto. Questo disco sarebbe da ascoltare perché rappresenta la modernità e classicità di una città, che è responsabile della sintesi chiamata jazz. Qui dentro c’è di tutto, una vocalità libera e vellutata. Basti sapere che il signorino è nipote di una figura leggendaria come il cantante James "Sugar Boy" Crawford già prodotto da Dave Bartolomew, mentre prima aveva fatto in tempo a registrare negli studi di Cosimo Matassa. Insomma storia vera. Il Davell ha avuto come giocattoli delle tastiere e la sua voce si muove sul tempo come un tappeto. Dentro al disco ci sono tutti quelli che contano della scena di New Orleans, dal dottore per eccellenza Dr.John al grande Walter “Wolfman” Washington, ma soprattutto c’è un concetto di musica, che uno che vuol dirsi musicista deve studiare, perché sennò il linguaggio dei suoni non lo impari. Categorico... E sentite come muove la cover di Billy Joel “River Of Dreams”, roba da scavare solchi nella pelle a forza di drizzare i peli. E’ soul ma anche funk e jazzy e... E’ Musica.


Antonio "Rigo" Righetti