Piccola Orchestra Karasciò – Apologia (Autoprodotto, 2013)

Attiva dal 2007 e ormai forte di una nutrita discografia, la Piccola Orchestra Karasciò un paio di anni fa balzò all’attenzione della critica con “Made In Italy”, disco dal packaging originalissimo a forma di cartone per la pizza, e caratterizzato da un pugno di canzoni interessanti che li segnalarono come una ventata d’aria nuova nella scena folk-rock italiana. A distanza di due anni circa li ritroviamo alle prese con un opera concettuale di grande pregio, che li vede mescolare canzone d’autore, teatro, immagini e narrativa, dando vita ad una storia e ad uno spettacolo coinvolgente, accompagnato dalla forza evocativa dei tarocchi. Un viaggio dell’anima attraverso la memoria e il tempo, che riflette le sensazioni di ognuno di noi, dando vita ad un coinvolgente ritmo narrativo in cui l’ascoltatore diventa lettore e viceversa. “Apologia”, questo il titolo del progetto, si compone di un disco e di un libro, che ruotano intorno ad undici canzoni collegate ad altrettanti capitoli, del quale però sono presenti due versioni della stessa storia, una vista dalla prospettiva di un giovane e di un uomo anziano, che si incontrano in un pomeriggio in una locanda. 
Partendo dal tema della morte racchiuso nella title track che apre il disco, il racconto e le canzoni si snodando attraverso le riflessioni del vecchio sulla vita passata e sulle speranze del giovane per il futuro. Si incontrano così la sofferenza per un amore perduto in “Sole e Calipso” le cui sonorità solari sembrano quasi volerci depistare, la difficoltà di un addio in “Ultima Stazione” e il rispetto per il mondo che ci circonda ne “Il Padrone Di Casa”. La morte diventa così la riaffermazione del concetto di vita in tutta la sua potenza, perché la felicità e la sofferenza non sono condizioni imposte ma modi di vedere la vita stessa. L’ascolto però non riserva soprese solo dal punto di vista narrativo, ma diversi sono gli spunti interessanti anche sul versante musicale come dimostra la trascinante “Pensaci Bene” o la delirante “La Danza del Parrucchino”, o ancora la più solare “Il Club Delle Sei Del Mattino” in cui spicca l’eccellente arrangiamenti in levare. A differenza di tante band che si muovono tra la canzone d’autore e il folk-rock, Piccola Orchestra Karasciò ha scelto una via diversa, quella dell’originalità, costruendo una storia, un impianto narrativo, che sembrano rievocare la stagione dei grandi concept-album rock. Onore al merito, dunque, per essere riusciti ad uscire dalle righe, senza strafare o suonare pretenziosi. 


Salvatore Esposito