Cheatahs – Extended Plays (Wichita Recordings/Self)

La casa editrice Mondadori pare che richieda al libraio i resi delle sue novità editoriali dopo appena due mesi dall’uscita, come a dire se l’avete letto bene sennò va bene comunque. Due mesi non sono niente per diffondere nei canali appropriati il titolo di un libro, o come nel nostro caso di un disco, per far montare l’entusiasmo, il passaparola, insomma per mettere in campo tutti quegli accorgimenti che sono essenziali per la lettura e l’ascolto e più in generale costituiscono il sale di uno stile di vita rilassato e più consono al nostro stato di natura. Ciò che la Mondadori non accorda ai suoi lettori ce lo prendiamo noi per l’ascolto di questo lp. Rimasto tra i dischi da riascoltare più volte ritorniamo dopo 4 mesi dalla sua uscita su questo lavoro eccellente che riedita i primi due ep dei Cheatahs pubblicati nel 2012. Con le orecchie rivolte all’eredità shoegaze/grunge e all’hardcore dei primi novanta (My Bloody Valentine, Teenage Funclub, Dinosaur Jr, Sugar/Husker Du) il quartetto è un mix di risorse umane e musicali dalla disparata provenienza geografica: James Wignall (chitarra, voce) è inglese, Dean Reid (basso e voce) è americano, Marc Raue (batteria) è tedesco e Nathan Hewitt (voce, chitarra) è cresciuto a Morinville, una città vicino ad Edmonton in Canada, che ha deciso di lasciare nel 2003 (“Non credo che potrei mai più vivere in un posto in cui nevica per metà dell’anno” ha detto). La band piazza in pole position il brano d’apertura The Swan, singolo d’eccezione, e poi continua con i sette brani successivi attestandosi su un livello di magnifico rendimento. Al di là dell’ovvia cesura tra i primi quattro brani che fanno parte dell’ep Sans (ed. Wichita Recordings) e dei successivi quattro provenienti dall’ep Coared (ed. Marshall Teller Records) resta l’omogeneità dei suoni, la fantasia semplice e corposa dei corali e l’attitudine nel lanciare fiammeggianti scudisciate di chitarre e nel seguirle nell’intrico della trama mentre rullante e cassa schioppettano e sudano come in una pantomima luddista. Per noi uno dei migliori album dell’anno fino a questo momento. 


Simona Frasca