Intervista con Stefano Cicconcelli di Italian Tamburines

In occasione del prossimo meeting internazionale del Tamburello, organizzato dalla Società Italiana Tamburi a Cornice, che si svolgerà a Roma dal 10 al 12 maggio, abbiamo intervistato Stefano Cicconcelli di Italian Tamburines, con il quale abbiamo ripercorso la sua peculiare formazione, che lo ha condotto ad essere tra i più apprezzati costruttori italiani di tamburi a cornice, ed insieme abbiamo analizzato le varie fasi di lavorazioni dei suoi modelli unici, le diverse tipologie di percussioni da lui prodotte, per giungere ad un focus sul target della sua produzione. 

Dove e come hai imparato a costruire i tamburi a cornice? 
Mi definisco un costruttore atipico. Il dove ed il come sono luoghi non ben definiti. Bisogna partire da due punti: la mia esperienza trentennale nel campo dell’ informatica, che mi ha portato sempre a intraprendere nuovi percorsi “tecnologici”, e la mia passione di sempre per la musica in genere, mai praticata pubblicamente. Le due strade si sono incrociate circa dodici anni fa, il giorno in cui il mio orecchio e le mie sensazioni si sono soffermate sul ritmo degli strumenti a percussione suonati in un concerto di musica etnopopolare; il giorno dopo ho cominciato a documentarmi e a tentare di costruire rudimentalmente il mio primo tamburo a cornice. 

Chi è stato il tuo maestro? 
Nella mia vita ci sono stati molti incontri fortunati, sia dal punto di vista umano che professionale. Non parlerei di maestri, ma di musicisti, molti dei quali diventati anche amici, che hanno apprezzato i miei lavori, anche quando erano agli esordi. Loro ci hanno visto qualcosa in più, e mi hanno incitato a proseguire, dandomi da utenti preziosi consigli, da me accolti, anzi sollecitati, in virtù della mia esperienza di consulente informatico, che parte dalla raccolta delle esigenze del cliente. Tra gli incontri, non posso non citare quello con Massimo Carrano. Mi piace raccontare che agli inizi del mio percorso, decisi di imparare le tecniche esecutive dei tamburi a cornice, e scelsi quello che per me era l’insegnate giusto. Contattai Massimo all’inizio di un suo concerto ed iniziai con lui a studiare. Alla seconda lezione lui scoprì che stavo iniziando a costruire, e mi chiese di sostituirgli la pelle di un bodhran. Lo feci ed a quel punto mi chiese: “che ne pensi di immaginare per me un tamburello in pelle sintetica?”. Cominciammo a lavorare insieme sul tamburello sintetico “Massimo Carrano model” ed il sodalizio ancora oggi prosegue. 

Quanto è durato l’apprendistato? Pensi di aver raggiunto il massimo come costruttore? 
Per me qualsiasi cosa che nasce dalla passione è un continuous improvement, l’apprendistato non finisce mai ed il massimo non si raggiunge mai se si vuole crescere, sperimentando nuove tecniche e nuovi materiali. Inoltre non si può fare a meno di considerare che le percussioni hanno fatto parte dell’uomo fin dai primordi ed ogni popolo ha avuto ed ha la sua storia con esse, quindi si può non finire mai di studiare ed applicare! 

Che materiali utilizzi? C’è differenza tra le varie tipologie di legno, pelle e metallo da utilizzare? Da cosa dipende, la scelta dei diversi materiali? 
Per la costruzione dei cerchi prediligo il faggio evaporato e l’acero canadese. Le pelli naturali sono rigorosamente di capra, anche se per alcuni modelli particolarmente importanti uso delle pelli di capra trattate, al fine di ottenere un effetto vetrificato. Per le pelli sintetiche invece uso pelli di batteria applicate con un personale sistema di montaggio. Particolare rilevanza hanno i materiali metallici usati per i sonagli. A seconda del tipo di strumento o del timbro che deve avere, uso latta riciclata di un determinato tipo, secondo un prezioso consiglio regalatomi da un grande costruttore di Ostuni, bronzo oppure ottone. La scelta dei materiali è comunque propria dello strumento che si deve costruire.

Ci puoi parlare delle varie fasi e delle tecniche di costruzione? 
Le fasi fondamentali sono: la costruzione del cerchio, le forature per i sonagli, se lo strumento li prevede, la lucidatura, il montaggio della pelle, la produzione dei sonagli ed infine il loro montaggio e le rifiniture. Se il tamburo deve essere accordabile, sia che monti pelle naturale che sintetica, interviene la fase della costruzione e montaggio delle meccaniche. Queste le fasi standard. Nel mezzo ci sono tutti gli accorgimenti tipici di ogni costruttore che rendono unico lo strumento. I miei tamburi non prevedono nulla di semilavorato, a cominciare dal cerchio, che costruisco partendo dalla piegatura, mediante un sistema di forme e controforme di mia progettazione. Questo sistema, unito all’uso di meccaniche anch’esse di mia progettazione, consente di ottenere prodotti finiti particolarmente leggeri, e questo, a detta dei musicisti che li usano, è uno dei punti di forza dei miei tamburi. Per quanto riguarda la mia linea in pelle naturale accordabile invece ho ripescato un sistema arabo di tensione della pelle mediante l’uso di un controcerchio interno al cerchio principale, anche questo sistema usa meccaniche di mia progettazione ed il controcerchio interno in legno è costruito partendo da zero. La lucidatura avviene esclusivamente mediante cera d’api naturale. 

Che tipologia di tamburi a cornice costruisci? 
Le linee principali sono tre: Frame drums tradizionali (pelle naturale non accordabile), Frame drums naturali accordabili, Frame drums sintetici. Delle tre tipologie, produco tamburelli da 30-35 cm di diametro, tammorre con sonagli e tammorre mute da 40-45 cm di diametro. Partendo dai modelli standard poi, amo ascoltare le esigenze dei musicisti per inventare strumenti ibridi, adatti a soddisfare specifiche esigenze, ed è questa la parte del mio lavoro che prediligo. Così è nato un frame drum in pelle naturale accordabile, che sintetizza la tammorra muta nostrana, il bodhran ed il tar, piuttosto che la grande tammorra da 15 cm di altezza con 27 coppie di sonagli di diverse dimensioni e materiali, sino ad arrivare ai tamburelli (sintetici o naturali accordabili) provvisti di una doppia coppia di sonagli stile riqq oppure di un singolo sonaglio da 3 cm in bronzo stile cangira, questi ultimi progettati insieme a Massimo Carrano. L’ultimo studio riguarda un piccolo ibrido da 25 cm di diametro in pelle naturale accordabile che sintetizza il riqq ed il tamburello. Al Mit sarò presente con dodici modelli unici.

Ci puoi parlare del mercato e delle forme di commercializzazione dei tuoi tamburelli? Che richiesta c'è da parte del pubblico? 
Il mio mercato non si fonda sulle grandi quantità poiché i miei prodotti sono di fascia alta ed indirizzati a musicisti professionisti, o persone che amano possedere uno strumento di qualità che duri nel tempo. Le forme di commercializzazione si basano principalmente sul rapporto diretto con i musicisti e sul passa parola, oltre che sulla presenza in rete mediante il mio sito www.italiantambourines.com ed il mio spazio facebook. La richiesta da parte dell’utenza mi offre molta soddisfazione, il ritorno più gradito sta nel rapporto personale e duraturo che si instaura con coloro che suonano i miei tamburi. 

Puoi parlarci della manutenzione dello strumento? 
Mi è sempre piaciuto dire che chi acquista i miei tamburi ha diritto alla manutenzione a vita ed è vero. Essi, grazie alle tecniche che uso ed al tipo di lucidatura, rimangono inalterati nel tempo e sono comunque restaurabili in qualsiasi momento. 

Che rapporto hai con gli altri costruttori? 
Ho iniziato questa intervista definendomi un costruttore atipico, anche perché non frequento assiduamente il mondo dei costruttori. I miei contatti sono prevalentemente con i musicisti con i quali ho un rapporto personale. I costruttori con i quali sono entrato in contatto hanno tutta la mia stima e ritengo, che in quanto artigiani, ognuno di noi è in grado di produrre strumenti unici ed irripetibili, l’importante è non abbandonare mai la passione e tenere sempre presente il rispetto per chi userà il nostro strumento. 

Salvatore Esposito e Ciro De Rosa