Intervista con Michele Di Paolo

In occasione del Meeting Internazionale del Tamburello, organizzato dalla Società Italiana Tamburi a Cornice, che si è tenuto a Roma dal 10 al 12 maggio, abbiamo intervistato Michele Di Paolo, con il quale abbiamo ripercorso la sua formazione, che lo ha condotto ad essere tra i più apprezzati costruttori italiani di tamburelli, ed insieme abbiamo analizzato le varie fasi di lavorazioni dei suoi modelli unici, le diverse tipologie di percussioni da lui prodotte, per giungere ad un focus sul target della sua produzione. 

Dove e come hai imparato a costruire i tamburi a cornice? 
Ho imparato a costruire tamburi quasi da autodidatta. Nei primi mesi del 2010, suonando, ruppi un tamburo a cui tenevo, Raffaele Inserra mi diede una pelle da sostituire e da lì scattò la scintilla. A spingermi nella costruzione sono stati Giuseppe Ponzo e Cinzia Minotti con cui formo l'ensamble Alberi Sonori e Antonio Giuliani, presidente del gruppo folclorico del mio paese "I Guje" dove ora, dati gli impegni, suono occasionalmente tamburi a cornice e bufù (botti in legno che tecnicamente sono tamburi a frizione) ... mettere in tensione una pelle su una botte non è poi tanto diverso da come si fa su un tamburo! In pratica buona parte del lavoro la conoscevo già! La familiarità nella lavorazione del legno con l'ausilio di elettroutensili da falegnameria, l'ingegno e la passione mi hanno agevolato nella costruzione. Ovviamente all'inizio ho provato, ho fatto i miei errori ed ho imparato dai miei sbagli. Provare e sbagliare è più utile che ottenere qualcosa al primo tentativo. 

Chi è stato il tuo maestro? 
Ho ricevuto consigli pratici sia da Raffaele Inserra che da Davide Conte e li ho applicati a modo mio. Ogni costruttore ha un suo stile, un modo di rifinire i telai, i sonagli e realizza strumenti dal suono caratteristico. Alcuni mi piacciono altri meno. Nel primi mesi del 2011 già costruivo e ho frequentato un laboratorio di costruzione con il maestro Gianni Berardi al CIP a Roma in occasione del Meeting del Tamburello. Gianni è un tipo preciso, perfezionista, lavora in modo maniacale e questa sua caratteristica mi piace tanto perché anche io sono così. Con lui mi sono reso conto che, nella lavorazione, l'artigiano mette inconsapevolmente caratteristiche proprie che rendono lo strumento unico nel suono. Da lui ho preso inizialmente degli spunti, che ho utilizzato per un po' di tempo, ma da quell'esperienza ad oggi il mio modo di lavorare è cambiato ed è in continua evoluzione, migliorando giorno dopo giorno secondo uno stile ed un gusto personali. L'artigianato è così, costruire con un metodo personale, non ci sono manufatti identici, ognuno lavora come più gli piace o ritiene più giusto! 

Che rapporto c’era e c’è con la musica nella tua famiglia? 
Mio padre è un amante della musica classica e dell'opera, mia madre invece la musica italiana degli anni '60-'70-'80. Io spazio molto, posso andare da Elio e le storie tese ai Pink Floyd, dai Deep Purple ai Led Zeppelin, Ludovico Einaudi, mi piace l'organetto del maestro Mario Salvi, di Massimiliano Morabito, L'Escargot, gli Unavantaluna, gli Scantu De Core e altri gruppi che fanno musica popolare anche rivisitata... dipende dal mio umore! Ho un debole per il suono della zampogna, attualmente ascolto spesso la Zampognorchestra (spettacolari) formazione in parte molisana, regione da cui provengo!

Quanto è durato l’apprendistato? 
Che domanda! Dura ancora! Per un artigiano l'apprendistato è perenne, si impara sempre e (spero) si migliora! 

Pensi di aver raggiunto il massimo come costruttore? 
Credo proprio di no! Non mi limito mai nello sperimentare, più vado avanti e più trovo soluzioni nuove, diversi modi di lavorare e di rifinire! 

Che materiali utilizzi? 
Utilizzo pelle di capretto e capra (più o meno adulta), pelli di agnello e anche coniglio. Pulisco personalmente le pelli fresche che raccolgo in zona o che amici allevatori mi portano, con metodi tradizionali, non dannosi. La laurea in biologia industriale mi ha agevolato nel mettere a punto un metodo efficace e poco aggressivo che mantiene il più possibile le caratteristiche naturali (l'elasticità) della membrana. Le pelli, quindi, risultano pulite e suonano bene. Utilizzo principalmente legno di faggio, realizzo anche qualche tamburo in acero bianco (quando lo trovo ben stagionato) e giorni fa ho terminato un paio di telai in ciliegio, bellissimo, di cui uno è già prenotato! Sui tamburi "moderni" i sonagli sono realizzati con latta di diversi spessori, uso anche l'ottone ed il rame. La lavorazione è fatta completamente a mano: disegno, taglio, rifinitura delle sbavature, foratura, bombatura a martello e tempra (tranne per l'ottone ed il rame). 

C’è differenza tra le varie tipologie di legno, pelle e metallo da utilizzare? 
Certamente, il suono del tamburo dipende dai materiali utilizzati. Faggio, acero e ciliegio hanno tre sonorità completamente diverse. La pelle di capretto ha un suono meno cupo di quello della capra, l'agnello ha un suono profondo, la pelle di coniglio ha pochi armonici ha un suono "'ntupppo" (chiuso). Lo spessore del metallo influisce sul suono del sonagli. La forma anche influisce sul timbro. E poi c'è la mano dell'artigiano! Per questo sostengo fortemente che ogni costruttore realizza tamburi con rifiniture e un suono caratteristico! 

Da cosa dipende, la scelta dei diversi materiali? 
Dipende dal tipo di tamburo che si deve realizzare e dal suono che si vuole ottenere. Volendo costruire un determinato modello di una data zona, e volendo rispettare i parametri che si utilizzavano tradizionalmente, si sceglie un legno piuttosto che un altro, si monta una pelle piuttosto che un'altra e si utilizzano sonagli con forma e materiali diversi a seconda della zona. Per questi motivi ho scelto di realizzare soltanto alcuni modelli presenti nel centro-sud Italia ed ho scelto di realizzarli al meglio. Per i tamburi moderni la scelta invece è dettata da esigenze personali e quindi non ci sono limiti di scelta. 

Ci puoi parlare delle varie fasi e delle tecniche di costruzione? 
A seconda della struttura del tamburo la realizzazione può essere più o meno complessa. Per un tamburo base la procedura è relativamente semplice: si realizza prima il telaio (del diametro e dell'altezza desiderati), il legno utilizzato può essere piegato meccanicamente o manualmente; si chiude quindi il cerchio utilizzando colla o chiodi; si sceglie il numero e la disposizione dei sonagli per capire quante asole si devono fare sul telaio; una volta realizzate le asole e i fori, dove andrà il filo metallico che sostiene i sonagli, si realizza l'impugnatura che sarà o una svasatura aperta oppure un manico (tipo quello della tammorra); successivamente si monta la pelle che è stata a bagno in acqua per 3 o 4 ore si può fissare con colla, chiodi, colla e chiodi, chiodini in legno o canna oppure cucendola con del filo cerato direttamente sul telaio e si tagliano le eccedenze. Una volta asciugata la pelle si montano i piattini. Secondo gusti personali si può aggiungere un nastrino colorato per coprire la linea di incollaggio. 

Che tipologia di tamburi a cornice costruisci? 
Realizzo modelli della tradizione del centro-sud Italia, tamburi a cornice generici con pelle naturale e sintetica e tamburi intonabili sia con pelle naturale sia sintetica. Mi sto cimentando anche nella costruzione di Riqq e Bendhir. 

Ci puoi parlare del mercato e delle forme di commercializzazione dei tuoi tamburelli? Che richiesta c'è da parte del pubblico? 
Il mercato è quello degli appassionati di musica popolare e dei musicisti. Principalmente realizzo tamburi su richiesta e personalizzati secondo le esigenze del cliente. Oltre a questi realizzo anche modelli standard, alcuni dei quali sono presenti sul mio sito. La richiesta è abbastanza continua durante l'arco dell'anno, diventa più assidua durante l'estate grazie alle numerose feste presenti in giro. 

Puoi parlarci della manutenzione dello strumento? 
Più che manutenzione ci sono accorgimenti da rispettare per mantenere in buono stato lo strumento. La pelle naturale è soggetta a cambi di tensione dovuti alla temperatura e all'umidità dell'aria, infatti il tamburo non va lasciato vicino a fonti dirette di calore (per esempio nell'auto sotto al sole, vicino caminetti, termosifoni, ecc) con il rischio di distacco della pelle o della curvatura del telaio (anche se con struttura molto solida). Quelli con pelle sintetica risentono molto meno di questi sbalzi termici. 

Che rapporto hai con gli altri costruttori? 
Conosco personalmente pochi costruttori con cui ho degli ottimi rapporti. Tra questi posso citare: Davide Conte, Raffaele Inserra e Catello Gargiulo, Gianni Berardi e Cristian Iurato. Ognuno di loro ha metodi costruttivi diversi e realizza tamburi che mi piacciono da suonare. 

Ciro De Rosa e Salvatore Esposito