John Smith - Great Lakes (Barp Ltd)

Dobbiamo sempre fidarci delle donne, del loro intuito, del loro amore. Io mi fido di Francesca, mia moglie e compagna di ricerca della bellezza e mi beo della nostra continua tensione verso il nuovo, il bello e l’emozionante. L’unica cosa è che io sono quello che porta a casa la musica nuova... e quando succede il contrario parto prevenuto, lo ammetto. Così come è successo in questo caso. Francesca fa la costumista cinematografica, (suoi i costumi per “Diaz Don’t Clean This Blood”, pluripremiato a Berlino e pieno di dolente protesta civile) e si è imbatutta in John Smith durante un lavoro di ricerca per un film che girerà prossimamente. La musica di John Smith è entrata in casa e ha iniziato a riempire le stanze della nostra residenza, come succede coi personaggi dei suoi film, che divengono entità presenti all’interno della nostra vita. John Smith non lo conoscevo, ma ora lo apprezzo e mi parla. E’ un giovane del Devon, con una bella voce colorata, e una barba che gli adorna il viso, in ottemperanza a una delle ultime mode imperanti nella terra d’Albione, la barba del folk revivalist. John è al terzo disco e questa volta, col gioco delle freccette, direi che ha fatto centro. Si è fatto aiutare a livello musicale da Joe Henry che, dapprima da cantautore e poi da produttore, è stato capace di donare nuova linfa musicale all’idea stessa del cantautore. Il disco è splendidamente dipinto, con toni delicati e di grande fruibilità, il disco è giustamente corto, molto godibile, con un grande lavoro di acustiche e slide fornito dallo stesso John, innamorato di Ry Cooder e delle sue complicate trame chitarristiche e grande soul vocale. Qualche elemento fa pensare a una certa furbizia, ma c’è molto dolore dentro queste tracce, qualche volta, nei testi, John sembra abusare delle metafore acquatiche, presenti anche nell’immagine di copertina, ove il nostro si presenta quasi come un neo battezzato, con una italianissima Eko mezza sommersa dall’acqua. Io credo possiate fidarvi e far vostro il disco.


Antonio "Rigo"Righetti